Signor Presidente,
Signora Iohannis,
Signore e Signori,
so che un antico motto augurale rivolto a chi, in Romania, convola a nozze, recita “casă de piatră”, ovvero “casa di pietra”: l’auspicio di una casa solida e con salde fondamenta.
E’ proprio in questo modo che può esser raffigurata l’amicizia tra Romania e Italia, un’amicizia che affonda le proprie radici nella comune origine latina e che oggi più che mai guarda al futuro, forte di un rapporto unico tra i nostri popoli.
La condivisa appartenenza a una millenaria civiltà – che abbiamo ricordato stamane, visitando, insieme, la bella e significativa mostra dedicata a Ovidio, morto a Costanza duemila anni fa – cementa le nostre relazioni ed è ancor oggi, con giusto orgoglio, profondamente sentita, tanto da essere ricordata nel Vostro inno nazionale.
Un’appartenenza che è stata chiave di volta nel percorso della formazione della Nazione romena che, alla fine del XVIII secolo, adottò l’alfabeto latino, “recuperando” le radici storiche in una visione strategica ragionata, mirante ad affermare un’identità culturale occidentale. Un percorso che ha contribuito all’affermazione di una comunità latina rispettosa delle minoranze alloglotte, in uno spirito che è anch’esso, in un certo senso, “romano”, poiché informava già l’impero di Traiano e dei suoi successori.
La Romania ha fortemente voluto, quindi, essere europea – in quanto latina – sin dalla sua graduale affermazione come Stato. La lunga e dolorosa esperienza del regime comunista ha frustrato per quasi mezzo secolo questa naturale inclinazione, che ha potuto trovare piena realizzazione soltanto dopo la rivoluzione, con il compimento del cammino che ha portato la Romania, tra il 2004 e il 2007, a entrare nella famiglia atlantica e in quella europea.
La prossima presidenza del Consiglio Europeo, la prima esercitata da Bucarest, e per la quale desidero formulare auguri di successo, sarà cruciale per i dibattiti in corso, nei quali, ancora una volta, troviamo importanti assonanze e nuove occasioni per collaborare.
Apprezziamo particolarmente l’enfasi che la vostra Presidenza intende attribuire all’Europa dei cittadini: è nei contatti tra i popoli che si costruisce la vera collaborazione tra Stati, ed è soltanto attraverso la centralità della cittadinanza europea che potremo rafforzare, insieme, una visione dell’Europa portatrice di diritti e valori concreti e reali per tutti.
La libertà di movimento e stabilimento è un fondamento dell’Unione, che consente ai popoli che la compongono di vivere pienamente la dimensione europea.
Entrambe le nostre comunità residenti l’una nel Paese dell’altra contano, in massima parte, su presenze stabili, segno tangibile di fiducia nel futuro e di una contiguità che va oltre il pur eccellente livello delle relazioni tra i nostri Stati.
La nostra partnership strategica, Signor Presidente, è allo stesso tempo origine e conseguenza di questa fiducia reciproca, riflessa anche negli intensi scambi tra i nostri popoli, i nostri sistemi produttivi e le nostre culture. Auspico che tali scambi possano essere ulteriormente accresciuti, nel prossimo futuro, dall’ingresso della Romania nello spazio Schengen.
Signor Presidente,
nell’anno che volge al termine, la Romania celebra anche il centenario della “Grande Unione”, un anniversario che, una volta di più, collega le storie dei nostri Paesi nel ricordo della fine della Prima guerra mondiale e del pieno compimento di un’unità nazionale a lungo ricercata.
Nello spirito di tali celebrazioni, e di tale storica vicinanza, levo il calice, Signor Presidente, al benessere Suo e della Signora Iohannis, all’amicizia tra la Romania e l’Italia e all’avvenire dei nostri popoli.
Vă mulţumesc frumos!