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Brindisi del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in onore delle Loro Maestà il Re Harald V e la Regina Sonja di Norvegia in occasione della Visita di Stato in Italia

Maestà,
Autorità,
Signore e Signori,

è per me un particolare piacere e un grande onore ricevere questa sera le Loro Maestà al Palazzo del Quirinale. L'onore e il piacere della Vostra presenza sono ulteriormente arricchiti dalla soddisfazione indotta dalla scelta di visitare l'Italia nell'anno in cui ricorre il venticinquesimo anniversario dell'ascesa al trono delle Loro Maestà in Norvegia. Un giubileo carico di significato e che so essere particolarmente sentito dall'intera nazione norvegese.

Sono passati quasi quindici anni dall'ultima Visita di Stato in Italia delle Loro Maestà. Tre lustri che hanno portato rilevanti cambiamenti nei nostri Paesi e sulla scena internazionale, ma durante i quali Oslo e Roma hanno rafforzato ulteriormente la loro amicizia.

Le nostre relazioni sono eccellenti, perché siamo partner, alleati e amici. I nostri popoli, le nostre Istituzioni e le nostre società coltivano gli stessi ideali ed operano giorno per giorno per l'affermazione dei valori di libertà, democrazia, solidarietà e pace. Questi valori trovano espressione compiuta, autorevole e quanto mai attuale nelle nostre rispettive Carte Costituzionali.

A Eidsvoll, nel 1814, l'Assemblea Costituente norvegese ha posto le basi, solide e durature, di un ordinamento costituzionale che ha assicurato al Vostro Regno una grande capacità di adattarsi a un contesto internazionale in perenne mutamento. La Norvegia lo ha fatto senza rinunciare al suo tratto fondante, l'instancabile impegno nell'edificazione di una società libera, giusta e inclusiva, che ha consentito a Oslo di affrontare con efficacia, compostezza e successo le difficili - e a volte drammatiche - prove che la storia ha posto di fronte al Vostro Regno. Un impegno costante e profondo al quale l'Europa e il mondo guardano con ammirazione e che costituisce ancora oggi lo strumento più adeguato per affrontare le pressanti sfide che oggi si presentano.

L'Italia, Maestà, si ispira ai medesimi ideali.

Le prove che ci troviamo a dover affrontare sono di portata epocale. Il fenomeno delle migrazioni; il contrasto alla barbarie terrorista, che solo pochi giorni fa ha proditoriamente colpito il cuore dell'Europa e sta martoriando Africa e Medio Oriente; la lotta contro la povertà e la fame; la conservazione del pianeta, minacciato dall'inquinamento e da uno sfruttamento senza regole delle sue risorse.

Sono sicuro che di fronte a queste prove i nostri Paesi non lesineranno gli sforzi per assicurare un avvenire migliore e più giusto ai nostri popoli e, soprattutto, ai nostri giovani, che hanno visto vacillare pericolosamente molte delle certezze che alle generazioni precedenti erano state garantite.

È imperativo, di fronte a tutto questo, dare risposte meditate, ferme, calibrate e, soprattutto, comuni. Soltanto insieme, soltanto unendo le nostre forze e valorizzando le nostre specificità, potremo compiere passi in avanti, concreti e duraturi, su questi fronti. Ne abbiamo le potenzialità, le capacità e gli strumenti. Occorre però non rinunciare a coordinare incessantemente i nostri sforzi; rafforzando ed adattando rapidamente le nostre risposte ai rapidi mutamenti caratteristici del nostro tempo. Penso, in particolare, all'Alleanza Atlantica e all'Unione Europea. Sebbene Oslo non faccia parte dell'Unione, i suoi destini sono indissolubilmente intrecciati a quelli dei Paesi che la compongono sotto il profilo politico, economico e sociale.

Più forte è l'Europa, più forti saranno Norvegia e Italia.

Pur nel rispetto delle determinazioni dei singoli Paesi membri dell'Unione, l'Italia è convinta che non si possa lasciare che la spinta a una sempre maggior integrazione si affievolisca, né che si possa cedere alla pur attraente ma vuota retorica di anacronistici orientamenti che rischiano di condannare l'Europa alla frantumazione e al declino. Su un versante diverso, ma complementare, l'Alleanza Atlantica fornisce una cornice politica indispensabile a garantire la sicurezza dei nostri Paesi e fronteggiare sfide antiche e minacce nuove alla stabilità, alla democrazia e alla pace.

Norvegesi e italiani, civili e militari, collaborano fianco a fianco ogni giorno nel Mediterraneo, in Medio Oriente, in Afghanistan e in altre parti del mondo, nel quadro di diverse missioni internazionali. Lo fanno con competenza, generosità e sentimenti di profonda solidarietà verso chi vede compressi o, peggio, calpestati i propri diritti e soffre a causa di violenze, instabilità, privazioni e carestie. Le donne e gli uomini impegnati sul campo concorrono alla più autentica attività di tutela e promozione dei diritti umani, della convivenza civile, del dialogo. Essi sono, soprattutto, costruttori di pace, ispirati quotidianamente dai principi e valori che permeano la Carta delle Nazioni Unite, Organizzazione di cui siamo entrambi membri attivi e convinti sostenitori.

Dobbiamo essere fieri e particolarmente orgogliosi del lavoro che, quotidianamente e congiuntamente, le nostre unità navali svolgono nel Mediterraneo, per evitare che la vita e le speranze di migliaia di esseri umani si perdano per sempre. Il Vostro impegno, in un mare che non bagna le Vostre coste ma che giustamente sentite anche Vostro, Vi fa particolarmente onore.

Maestà,

Capo Nord e Lampedusa rappresentano gli estremi del continente europeo, ma la distanza tra questi punti apparentemente lontanissimi è, in realtà, soltanto di natura geografica. La Vostra visita dimostra quanto i nostri popoli siano vicini e contribuisce a mettere in luce il nostro comune sentire, oltre che l'importanza e la qualità della collaborazione tra Norvegia e Italia.

Penso ai nostri saldissimi rapporti economici e, in particolare, alla collaborazione nel settore energetico, che vede operare sulla piattaforma continentale norvegese importanti aziende italiane, ma faccio anche riferimento al settore dell'industria della difesa e alla collaborazione scientifica bilaterale nell'Artico. Proprio in questi giorni celebriamo il novantesimo anniversario di una spedizione entrata nella storia, quella del Dirigibile "Norge", che nel 1926 raggiunse, primo aeromobile della storia, il Polo Nord. La volontà, la tenacia, il desiderio di scoprire e comprendere che presiedettero alle prime spedizioni artiche, vivono ancora oggi: la base "Dirigibile Italia" alle Isole Svalbard, gestita dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, costituisce l'avamposto della ricerca italiana nell'Artico; un'attività che svolgiamo proficuamente e, grazie alle eccellenti relazioni con la Norvegia, che ci consente di studiare fenomeni di eccezionale rilevanza e permanente attualità, come i cambiamenti climatici e le tempeste solari.

Una componente essenziale dei rapporti bilaterali è, infine, rappresentata dai nostri vivaci scambi culturali. La Norvegia ha sempre rivolto con passione lo sguardo verso l'Italia, come dimostrano la produzione letteraria e le esperienze di vita di grandi scrittori norvegesi come Henrik Ibsen e come la Premio Nobel Sigrid Undset. Anche l'Italia guarda con grande interesse alla cultura norvegese: oltre ai grandi classici dell'arte figurativa, come Edvard Munch, le cui mostre in Italia riscuotono straordinario successo, vorrei a questo proposito ricordare l'attenzione dedicata nel nostro Paese agli scrittori norvegesi, come ad esempio Jostein Gaarder, che hanno un consolidato e crescente seguito nel nostro Paese. L'ulteriore intensificazione delle nostre relazioni culturali e della conoscenza reciproca delle nostre società costituisce un obiettivo al quale, ne sono certo, continueremo a guardare con attenzione crescente.

Penso, infine, alla passione per lo sport, che accomuna norvegesi e italiani. Lo sport nel suo significato più nobile, quello di strumento in grado di superare confini e unire nel rispetto delle diversità. Come sinonimo di condivisione, tolleranza, cooperazione, dialogo e comprensione reciproca tra i popoli.

Maestà,

desidero concludere questo brindisi con una citazione del primo Segretario Generale delle Nazioni Unite, il norvegese Trygve Lie, che si trovò ad adempiere a quel gravoso compito in un momento particolarmente difficile, all'indomani del secondo, lacerante conflitto mondiale. Nel 1950, in una sua lettera all'Assemblea Generale sullo "Sviluppo di un programma ventennale per raggiungere la pace attraverso le Nazioni Unite", egli scrisse: "il mondo non potrà mai accettare la tesi della disperazione, la tesi di un conflitto irrevocabile e irriconciliabile". La tesi - come la definiremmo oggi - dello scontro di civiltà.

Quelle parole, pronunciate più di 65 anni fa in un contesto profondamente diverso da quello attuale, convalidate dalla storia, mantengono ancora intatto il loro valore, la loro energia e, soprattutto, la loro carica di speranza. Sono certo che i nostri Paesi vi si riconoscono ancor oggi pienamente e che continueranno a lavorare, in ambito bilaterale e in campo multilaterale, perché la tesi della disperazione, del conflitto, della paura, non abbia mai a prevalere sull'ottimismo della ragione, della tolleranza e del dialogo.

È con questi sentimenti che invito a levare i calici alla prosperità del popolo norvegese e di quello italiano, al benessere personale Suo e di Sua Maestà la Regina e all'amicizia tra Norvegia e Italia.

 

Palazzo del Quirinale, 06/04/2016 (I mandato)

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