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Dichiarazione alla stampa del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al termine della Riunione informale dei Capi di Stato in occasione del ventennale dell'adesione slovena all'Unione Europea

Ringrazio molto la Presidente Pirc Musar per averci invitato in questa giornata così importante che ricorda i venti anni anni dell’ingresso della Slovenia nell’Unione europea.

Questo invito, di cui le siamo tutti grati, ci consente di sottolineare l’importanza di quell’evento, non soltanto per la Slovenia ma per l’intera Unione europea.

Quel 1° maggio 2004 sono entrati nell’Unione anche altri nove Paesi. Fu il più grande allargamento mai realizzato fino allora: settantacinque milioni di nuovi cittadini europei. L’Unione passava a venticinque Stati, impegnati nell’attuazione dei comuni principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti umani, Stato di diritto.

E proprio per questi principi, per difenderli e affermarli che, all’indomani della Seconda guerra mondiale, nacque l’idea dell’integrazione del continente, concependo l’Unione che nasceva, nelle sue varie forme ed evoluzioni, come una comunità di valori.

Con lo stesso carattere, d’altronde, era nata prima l’Alleanza Atlantica, per difendere quello che veniva chiamato allora il mondo libero, della democrazia, della libertà e dei diritti.

Quindi l’Unione europea come comunità di valori, non come semplice cornice di utile collaborazione economica.

L’ingresso della Slovenia nelle Istituzioni europee è stata una manifestazione di grande successo. Nell’arco di una generazione, la Slovenia ha compiuto un percorso che l’ha portata a raggiungere, in soli tre anni, i parametri di Schengen e dell’Eurozona. Per due volte ha raggiunto la Presidenza di turno dell’Unione europea. E oggi siede autorevolmente nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Per la Repubblica italiana l’evento di venti anni or sono rivestì un valore molto alto, non soltanto in quanto Paese che aveva partecipato all’avvio del percorso europeo nel 1957 ma in quanto Paese direttamente confinante, che ha potuto vivere direttamente quell’evento con emozione, perché realizzava l’unione delle prospettive di futuro dei due popoli, sloveno e italiano.

Io ricordo la cerimonia, nello spirito europeo, che il 30 aprile 2004 vide il Presidente della Commissione europea di allora, Romano Prodi, a Nova Gorica e Gorizia, abbattere quell’ultimo piccolo emblema di confine, di separazione, tra le due città, che saranno, nel 2025, insieme, – come la Presidente Pirc Musar ha poc’anzi ricordato – Capitale europea della cultura.

Possiamo dire, quindi, che quella Europa, quella Unione, seppe essere saggia e coraggiosa, promuovendo, oltre al grande allargamento del 2004, anche una Convenzione che propose un progetto di Costituzione europea; poi non realizzato, per l’opposizione di alcuni Paesi.

Questo mi induce a dire, anche in questa occasione, che occorre oggi - perché viene richiesto dagli eventi -un analogo spirito costruttivo di fronte alle sfide e anche alle minacce che abbiamo di fronte a noi.

Alcuni Paesi, che contribuiscono oggi alla vita dell’Unione, si trovano al confine con la terribile guerra provocata dall’aggressione russa all’Ucraina, che ha violato ogni regola del diritto internazionale. La condizione di questi Paesi che confinano con quella guerra sarebbe ben diversa se non fossero saldamente parte dell’Unione. E qui si coglie il valore delle scelte fatte a tempo debito, fatte tempestivamente. Perché la Storia presenta sempre il conto delle occasioni perdute, e poi sono i popoli a pagarlo in seguito, a caro prezzo.

La celebrazione odierna di questo evento così importante di vent’anni fa - ripeto, non soltanto per la Slovenia e gli altri nove Paesi che entrarono nell’Unione, ma per l’intera Unione - richiama e sollecita a sottolinearne l’urgenza, se si vuole anche contribuire al consolidamento della pace, del completamento del progetto europeo. Oggi più che mai imprescindibile, anzitutto per i Paesi dei Balcani occidentali – Paesi che attendono da vent’anni, e non è possibile che si indulgi ulteriormente - oltre che per l’Ucraina, la Moldova e la Georgia.

L’Unione europea ci fa progredire insieme. Tra i tanti elementi possiamo indicarne, come simbolo, due: Schengen ed Erasmus. Due istituti, due realtà che contrassegnano e manifestano la cittadinanza europea. E sono molto sensibile al richiamo che ha fatto poc’anzi la Presidente Pirc Musar sull’attuazione piena di Schengen.

Tra qualche settimana 400 milioni di cittadini europei saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo Parlamento: sarà un grande esercizio di democrazia.

E mi auguro che vi sia una grande partecipazione al voto, perché in questo modo i cittadini sono protagonisti del futuro del continente e dell’Unione di cui fanno parte. 

Sarà compito poi delle Istituzioni europee e dei governi adoperarsi perché l’Unione sia protagonista nella vita internazionale, recandovi il suo contributo che è essenzialmente di volontà di pace, di collaborazione e di stabilità.

Non possiamo rimanere in una condizione in cui l’Europa, e tutti i suoi Stati membri, di conseguenza, sono, in realtà, sovente, spettatori di quanto avviene nella comunità internazionale, anche di fronte a eventi di cui talvolta subiscono le conseguenze. Questo richiede il coraggio di riforme incisive e coraggiose, che sono rimesse al prossimo periodo, dopo le elezioni del Parlamento europeo.

Vorrei concludere ringraziando ancora la Presidente Pirc Musar e sottolineando come la storia di successo della Slovenia nell’Unione europea contribuisce certamente a rafforzare le motivazioni sugli impegni per il futuro dell’Unione.

Per questo ripeto il ringraziamento alla Presidente, per aver voluto associare i Paesi confinanti in questa giornata di ricordo, di grande prestigio per la Slovenia.

E la ringrazio per il dono e il significato che ha, e che poc’anzi ha illustrato.

Grazie, Presidente.

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Domanda (SkyTG24): Presidente Mattarella, lei poco fa ha parlato di riforme di cui lEuropa ha bisogno e che dovrà affronterà immediatamente dopo le prossime elezioni europee. Quali sono queste riforme urgenti e immediate di cui lUnione ha bisogno in questo momento difficile che stiamo vivendo sullo scenario internazionale ed europeo?

Presidente Mattarella: vi sono riforme di carattere economico, naturalmente, per aumentare la capacità competitiva dell’Unione, per essere più presente, con propri campioni, nei settori strategici che sempre più condizionano le prospettive di produzione. Ma vi sono poi altre esigenze di riforma che sono di carattere istituzionale. Ne indico tre che mi sembrano indispensabili.

La prima riguarda le modalità del processo decisionale dell’Unione europea. Nel mondo di oggi sempre più i problemi nascono velocemente e richiedono risposte tempestive. E chi le fornisce prima, orienta la soluzione ai problemi del mondo. L’Unione europea non è in questa condizione. Deve avere un processo decisionale che le consenta di assumere decisioni efficaci, tempestivamente, perché – ripeto - i problemi non aspettano. Li risolvono altri, altrimenti, e l’Unione rimane spettatrice, con i suoi Stati membri, nelle soluzioni recate da altri.

Una seconda riforma riguarda la difesa comune dell’Unione che, venticinque anni fa a Helsinki, sembrava a portata di mano. È indispensabile venga messa all’ordine del giorno, non è più rinviabile a causa dell’aggressione della Russia all’Ucraina. Non è un’alternativa alla NATO; è, al contrario, il rafforzamento del pilastro europeo dell’Alleanza, che oggi spende somme ingenti con ridotte capacità operative di difesa. Mettendole insieme, in difesa comune, renderebbero enormemente di più, quanto a capacità.

Una terza proposta riguarda il sistema finanziario dell’Unione, che va completato. È monco, oggi. Un sistema finanziario non completo non può reggere a lungo, altrimenti crolla, si dissolve, travolgendo anche l’economia dei Paesi membri.

Lubiana, 22/04/2024 (II mandato)

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