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Dichiarazioni alla stampa del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Visita di Stato nella Repubblica Federale di Germania

 

Sono molto grato al Presidente Steinmeier per l’accoglienza e per le parole che mi ha riservato.

Sono lietissimo di essere a Berlino.

Abbiamo avuto in questi anni tante occasioni di incontro, sempre felicemente positivi, sempre di piena intesa. Ma questa è la mia prima visita di Stato in Germania,è questa la forma più alta della presenza, per sottolineare il grande rapporto che lega Germania e Italia.

La Germania per l’Italia non è soltanto un Paese co-fondatore dell’Unione, un alleato nella NATO, ma è un partner imprescindibile sotto ogni profilo della convivenza e delle relazioni.

Stiamo attraversando una fase di grande collaborazione bilaterale, di grande collaborazione in ambito governativo, in ambito istituzionale.

Come il Presidente Steinmeier ha poc’anzi rammentato, a novembre scorso è stato stilato, sottoscritto, il Piano d’azione che crea una cornice concreta di sviluppo, di collaborazione tra i nostri Paesi.

Le nostre economie sono strettamente connesse. Lo dimostrano sia il livello elevatissimo dell’interscambio, sia il livello degli investimenti diretti, reciprocamente in Germania e in Italia.

La nostra collaborazione abbraccia tanti settori e, vorrei sottolineare,soprattutto settori altamente tecnologici, cioè proiettati verso il futuro. Perché, in questo, Germania e Italia hanno finalità e interessi condivisi.

Come sottolineava poc’anzi il Presidente Steinmeier, per quanto riguarda la transizione energetica, che è un punto fondamentale per il futuro, per le nostreeconomie, per la vita della nostra società, per l’Europa.

Domani, nel polo delle Nazioni Unite, a Bonn, ci occuperemo dei problemi del cambiamento climatico, dei problemi, quindi, di come affrontare questi fenomeni con le terribili conseguenze che frequentemente registriamo ormai in Europa.

È evidente che una sfida di questo genere non può essere affrontata e vinta dai singoli Paesi, ma attraverso forti collaborazioni e solidarietà.

Naturalmente abbiamo registrato - e poc’anzi lo rammentava cortesemente il Presidente Steinmeier - la grande collaborazione culturale, storicamente intensissima,tra Germania e Italia. E noi siamo riconoscenti, perché alla Buchmesse di Francoforte l’Italia è quest’anno ospite d’onore.

Domani a Colonia vedremo alcune radici di questa grande collaborazione culturale, di questa grande unità culturale tra Germania e Italia.

Vedremo anche lì - anche questo è stato ricordato dal Presidente Steinmeier - una grande comunità di origine italiana, che rappresenta la grande comunità italiana che vive in Germania: 900 mila italiani vivono oggi in Germania, eleggendola a proprio Paese.

E il nostro rapporto bilaterale si avvale anche, nella sua intensità, di queste presenze, di questo elemento di unione che intercorre tra di noi.

Vi abbiamo collaborato con il Presidente. E lo ringrazio per aver avuto inizialmente lui l’idea del premio per la collaborazione tra i Comuni tedeschi e italiani che, biennalmente, celebriamo con grandi risultati, nelle forme di collaborazione che i nostri Comuni, insieme, svolgono ed esercitano, non soltanto numerose, ma anche di alta qualità.

Ringrazio anche il Presidente per la scelta di venire con me a Marzabotto, alla fine di questa visita di Stato, per dimostrare, insieme - testimoniandolo per nuove generazioni - il dovere della memoria, ma anche la possibilità, praticata e di successodi costruire un futuro di pace.

Abbiamo parlato - come ha ricordato il Presidente Steinmeier - della condizione dell’Unione europea. Vi sono nuovi vertici dell’Unione chiamati a una quantità di impegni, che non sono soltanto di ordinaria amministrazione nei vari settori - pur così importanti, ciascuno di essi - ma lo sono, anzitutto, perché occorre recuperare, da parte dei vertici dell’Unione - la fiducia dei cittadini, in maniera che si alzi anche la partecipazione elettorale, che quest’anno si è fermata poco sopra il 50%.

E, peraltro, quello è stato un grande esercizio di democrazia. Tutto il continente raccolto nell’Unione europea, chiamato al voto insieme, è stato un grande esempio di democrazia per il mondo.

Io credo che Germania e Italia, insieme, abbiano la capacità e la responsabilità di sollecitare per la crescita dell’Unione, perché affronti con efficacia le sfide che ha di fronte. Con una quantità di problemi e di scelte coraggiose che vanno messe in cantiere ed esaminate da tutti i Paesi in maniera aperta, con un dialogo costruttivo, sperando che tutti abbiano questo atteggiamento costruttivo. 

Personalmente credo che vi sia un’esigenza che riguarda essenzialmente tre punti. Il completamento del sistema finanziario dell’Unione, che è, allo stato,incompleto. Una grande moneta unica, di grande rilievo nel mondo, non può che avere alle spalle un sistema finanziario completo, e non parziale.

La difesa comune d’Europa, resa ineludibile dall’aggressione russa all’Ucraina.

E procedure decisionali più snelle e più veloci, più capaci di dare risposte ai problemi che nella comunità internazionale si presentano sempre veloci e richiedono risposte veloci. Se l’Unione non fosse in grado di fornirle, le fornirebbero altri protagonisti della vita internazionale, e verrebbe meno il contributo di civiltà, di senso della pace, della convivenza pacifica, della solidarietà che contrassegna Unione europea.

Come ha ricordato il Presidente Steinmeier, abbiamo parlato dell’Ucraina.L’Italia ringrazia la Germania per il sostegno così forte all’Ucraina.

Siamo, naturalmente, alla ricerca di una conclusione di questa sconsiderata avventura bellica iniziata dalla Russia, nella speranza che si possano trovare aperti spiragli per negoziati e una soluzione di pace.

Ma la pace non vuol dire sottomissione e abbandono dei principi della dignità di ogni Stato e del diritto internazionale, né sottomissione alla prepotenza di chi pensa di affermarsi con l’uso delle armi.  

Per questo difendere l’Ucraina, e aiutarla a difendersi, sostenerla - come stiamo facendo - dal punto vista economico, finanziario, dal punto di vista delle prospettive di ricostruzione, dal punto di vista umanitario, dal punto di vista militare, è essenziale per difendere la pace ed evitare che a questa avventura sconsiderata ne seguano altre che trascinerebbero il mondo in una condizione ingovernabile e drammaticamente pericolosa.

Abbiamo parlato anche di una quantità di altri temi di grande rilievo.

Abbiamo parlato delle varie crisi che vi sono nel mondo, naturalmente, di quella del Medio Oriente, e degli allarmi che questo crea.

Siamo alla vigilia dell’anniversario dell’efferato atto terroristico di Hamas contro inermi cittadini israeliani, e stiamo vivendo in questi mesi le sofferenze drammatiche di tanti civili a Gaza, e dei rischi di estensione del conflitto nell’ambito mediorientale.

Ma non voglio occupare il vostro tempo, e vorrei concludere ringraziando molto il Presidente Steinmeier. La nostra personale amicizia, la nostra sintonia costante, riflette il rapporto intenso, crescente che vi è tra Germania e Italia.

Grazie Presidente.

***

Domanda: Lei, Presidente, ha parlato di integrazione, anche finanziaria. Ovviamente si parla da tantissimo tempo anche dell’Unione bancaria.  In queste ore ci sono le trattative tra la terza banca italiana e la quarta banca tedesca per un tentativo di fusione, che sarebbe il più grosso tentativo di fusione paneuropeo, europeo. Anche Draghi, nel suo rapporto, ha parlato della necessità di ‘campioni europei’. Senza entrare nei dettagli, qual è la vostra riflessione su questi problemi che persistono in Europa a collaborare a livelli così alti e così importanti?  La logica vorrebbe la creazione di poli di tutti i tipi, importanti, europei, per competere nel mondo.

Presidente: la sua domanda si incentra sull’esigenza di avere dei campioni europei nei settori, naturalmente, di particolare rilievo. Qualche giorno fa, intervenendo da remoto, in video, all’incontro di Cernobbio, ho sottolineato l’esigenza che emergano campioni europei in grado di reggere, non dico la competizione, ma il confronto con altri soggetti di altre parti del mondo.

Non è un mistero che in molti settori avanzati tecnologicamente, e decisivi per il futuro, sono europei i soggetti protagonisti in grandissima minoranza. Sotto tutti settori in cui sono protagonisti, in misura largamente prevalente, soggetti di altri Paesi, di altri continenti, di altre aree. E quindi è indispensabile che crescano campioni europei. Questo, d’altronde, è lo sforzo che l’Unione ha fatto con la sua normativa. Ed è il percorso suggerito dal rapporto Draghi, che è stato presentato di recente. È un obiettivo indispensabile per l’Unione avere campioni europei.

Sulle vicende concrete e quali debbano essere non compete a me esprimermi, naturalmente. Ma sulla strategia che l’Unione ha già disegnato, di avere campioni europei che possano confrontarsi in maniera sperabilmente non competitiva ma collaborativa con altri campioni di altre parti del mondo, è assolutamente indispensabile.

Domanda: da due anni il Presidente Meloni è al governo in Italia. Questo ha influenzato il rapporto tra Germania e Italia? Il rapporto è peggiorato? È diventato più complesso? Entrambi, come guardate gli sviluppi in Europa per quello che riguarda l’avanzata dei partiti di estrema destra?

Presidente: per quanto riguarda i rapporti tra Germania e Italia non è cambiato nulla, non soltanto perché il rapporto tra Germania e Italia è storicamente talmente solido che non è suscettibile di essere ridotto o di essere offuscato. Ma anche perché i fatti lo dimostrano: a novembre scorso è stato sottoscritto il Piano d’azione comune tra Germania e Italia.

Ancora ieri vi è stato un colloquio tra il Cancelliere Scholz e la Presidente del Consiglio italiano, Meloni. Quindi vi sono rapporti pienamente collaborativi che sono in corso e si sviluppano.

Per quanto riguarda la domanda sull’estrema destra, io non ho titolo per esprimermi sulle forze politiche. Però posso fare una considerazione che invece rientra nelle riflessioni che possono riguardarmi.

Il mondo sta cambiando molto. Cambiano le modalità di lavoro, le forme di lavoro; cambiano i modi di comunicazione; cambia l’economia; cambia anche il modo di affrontare gli strumenti che consentono di aiutare il pensiero, come è noto. Cambia il modo di interazione fra le varie parti del globo, con forti movimenti migratori, in ogni parte del mondo.

Tutto questo disorienta alcune parti della pubblica opinione. E vi è una risposta molto facile - ma ingannevole - che viene data da qualcuno: “vi faremo tornare all’epoca d’oro che c’era cinquanta, sessant’anni fa”, ignorando che il mondo non torna indietro, e che la risposta seria, invece, è: “affrontare i problemi in maniera costruttiva per governarli positivamente”.

Domanda: il tema migrazione è stato è al centro del dibattito politico in molti Paesi europei. Anche qui in Germania ha finito per influenzare i risultati delle elezioni regionali. L’Italia propone questo modello Albania. Secondo lei è necessario andare in quella direzione?

Presidente: in questo momento il tema migratorio è al centro dell’attenzione, non soltanto degli interessati - punto di vista che non va dimenticato, naturalmente - non soltanto dei Governi, ma delle pubbliche opinioni. E si è alla ricerca, naturalmente, del modo in cui poter governare con sicurezza e in maniera ordinata questo fenomeno, che è epocale. È nelle Americhe; è in Asia; è tra l’Africa e l’Europa, considerato lo squilibrio demografico che vi è tra Africa ed Europa. E che è squilibrio crescente nelle previsioni che fanno per il futuro i demografi.

Quindi, tutti i governi sono alla ricerca degli strumenti per poter governare in maniera ordinata, senza che questo crei sconvolgimenti nell’ambito interno.

Quindi vi sono diverse iniziative che vengono prese dai governi.

Io ne segnalo qualcuna che credo possa essere un modello da stimolare.

Alcune nostre associazioni industriali, così come in altri Paesi è avvenuto, organizzano corsi di formazione per giovani in Paesi africani. Una volta addestrati, vengono nelle industrie italiane. Fanno un periodo e poi decidono se restare lì o andare a investire quanto hanno appreso di professionalità nel loro Paese.

È una forma positiva di indirizzo, di governo, di orientamento.

E mi fa pensare che noi risolveremo il problema quando saremo stati capaci di organizzare in modi come questo, o simili a questo, in ingressi regolari, per il bisogno di manodopera che ha l’Europa, ma regolari, autorizzati, togliendo chi desidera emigrare dalle mani dei trafficanti di esseri umani.

Quando riusciremo a far questa sostituzione, avremo risolto il problema.

Domanda: avete parlato dell’Ucraina. Si è sentito che in occasione della visita di Biden in ottobre ci sarà un’altra conferenza, un altro incontro sull’Ucraina. Quali sono le aspettative per quello che riguarda questo incontro? C’è il timore che l’appoggio di altri Stati possa lentamente venire a mancare?

Presidente: è molto importante che si svolga questo incontro per fare il punto sulla situazione, e anche per registrare, ancora una volta, la solidarietà tra i Paesi che fanno parte della coalizione che sostiene l’Ucraina.

È anche, naturalmente, un modo di verificare le possibilità di prospettive che riguardano la ricostruzione e gli spiragli - laddove ne venissero da Mosca - di una possibile iniziativa di negoziato di pace.

Ma, allo stato, è importante per registrare e far comprendere quanto sia indispensabile a sostenere l’Ucraina.

Berlino, 27/09/2024 (II mandato)

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