Ringrazio molto la Presidente Pirc Musar per l’accoglienza, per le parole e per l’invito a venire. Le sono grato, anche perché sono davvero lieto di essere, per la seconda volta quest’anno, in Slovenia.
Come ho detto prima alla Presidente, ogni volta che vengo in Slovenia - sempre con grande piacere - mi rendo conto - come ogni volta che ci incontriamo anche in Italia con la Presidente - che i nostri legami sono ulteriormente approfonditi e accresciuti, e che la nostra amicizia si va sempre più rafforzando.
Naturalmente, nei colloqui di oggi abbiamo affrontato temi bilaterali per fare il punto sulla nostra collaborazione, con il compiacimento di trovare questa davvero molto ampia e crescente. Lo dimostra anche l’interscambio commerciale che, già nei primi quattro mesi di quest’anno corrente, manifesta una tendenza all’accrescimento molto incoraggiante.
Sappiamo di poter fare anche di più. È quello che intendiamo fare, collaborando sempre più anche sul piano economico.
Abbiamo tanti settori in cui poter collaborare. Settori di avanguardia, come quello dell’energia nelle sue varie forme, e settori tradizionali, come quello delle infrastrutture o dei trasporti.
Vi sono, inoltre, delle collaborazioni eccellenti sul piano culturale fra Slovenia e Italia.
Ho detto poc’anzi alla Presidente e alla delegazione che la circondava che il punto più avanzato di questa collaborazione è manifestato dalla collaborazione di GO!2025. L’iniziativa di Nova Gorica di associare Gorizia come capitale della cultura europea per quest’anno sta manifestando grande successo culturale e anche grandi benefici collaterali, importanti sul piano del turismo.
Abbiamo parlato anche, naturalmente, del ruolo delle nostre minoranze linguistiche, che sono un caposaldo della nostra amicizia. Esse alimentano il nostro rapporto, lo arricchiscono.
Domattina, su cortese invito della Presidente Pirc Musar, andremo insieme a Koper-Capodistria, dove avrò il privilegio di inaugurare, insieme alla Presidente, il restauro del Collegio dei Nobili.
E, come domani sottolineerò, apprezziamo molto l’investimento che ha fatto il Governo sloveno per un restauro che non soltanto tutela un simbolo della città, ma al contempo offre alla comunità nazionale italiana di quella regione, di quel territorio, ambienti rinnovati, ambienti moderni, per lo studio delle nuove generazioni.
Questa visita a Koper-Capodistria mi consentirà di incontrare la comunità nazionale italiana di quella regione – appunto - e di valorizzare quell’impianto di tutele che la Slovenia, così come l’Italia nel suo territorio, hanno saputo costruire a favore delle rispettive minoranze.
Questo è un sistema di tutela delle minoranze rispettive - come fanno Slovenia e Italia - che costituisce espressione della maturità democratica dei nostri due Paesi. Ed è anche un esempio nella vita dell’Unione europea e nella comunità internazionale.
Per questo è un tema che abbiamo entrambi a cuore – la Presidente Pirc Musar ed io - perché sia sempre destinatario di attenzione da parte delle istituzioni di entrambi i Paesi.
Forse è bene ricordare, particolarmente ad alcuni Paesi dell’Unione che hanno problemi ancora aperti, che nell’Unione l’8% dei suoi cittadini appartiene a una minoranza nazionale, e che circa il 10% dei cittadini dell’Unione parla una lingua regionale o minoritaria.
È quindi un tema importante nella vita dell’Unione. E quello che fanno Slovenia e Italia rappresenta non dico un’avanguardia - vi sono anche altri esempi positivi ed encomiabili nell’Unione - ma rappresenta uno degli esempi su come si procede nella strada della collaborazione e della reciproca amicizia.
Naturalmente abbiamo discusso dell’Unione europea, delle sfide cui deve far fronte. Sono sfide strutturali e sfide contingenti.
Tra le prime c’è una che riguarda il completamento dell’Unione. Sotto tanti profili. Abbiamo parlato a lungo del completamento che attiene all’allargamento dell’Unione, come poc’anzi ricordava la Presidente.
Alcuni Paesi dei Balcani occidentali attendono da molti anni. Vi sono alcuni che attendono da un ventennio, dopo aver avanzato la candidatura a far parte dell’Unione europea.
Pensare che l’ultimo Paese ammesso nell’Unione è la Croazia - è entrato dodici anni addietro - dà l’idea di come vi sia stata una pausa ingiustificata nel processo dell’allargamento dell’Unione europea. E che quindi va accelerato il più possibile, come concordemente Slovenia e Italia sollecitano a fare.
Sono Paesi, tra l’altro, che sono fondamentali per completare l’Europa nell’unica struttura di famiglia europea a cui si è dato vita.
Sono fondamentali anche per la nostra autonomia strategica, per la nostra difesa, per la sicurezza economica e interna, per la lotta al terrorismo e ai trafficanti di esseri umani che lucrano in maniera ignobile sull’immigrazione irregolare.
Questo è un tassello importante che l’Unione europea deve affrontare per esercitare il ruolo che sta cercando di svolgere. Come è resa indispensabile - in questo contesto internazionale così difficile, imprevedibilmente complesso, e così travagliato - da crisi ai suoi confini. Al Nord come al Sud dell’Unione europea.
E di questo abbiamo parlato.
Dall’Ucraina giungono segnali tutt’altro che rassicuranti. Allarmanti sempre di più. Di fronte ai tentativi di dialogo per giungere a un ‘cessate il fuoco’, e negoziare una pace giusta, duratura, definitiva, si vedono bombardamenti quotidiani, diurni e notturni, sulla popolazione civile ucraina.
Dall’altra parte - ne abbiamo parlato con la Presidente Pirc Musar – in Medio oriente la condizione rimane drammatica. Dopo la pagina oscura, drammaticamente nera nella storia dell’umanità, del 7 di ottobre, con ostaggi ancora detenuti da Hamas in maniera davvero inammissibile, vi sono delle condizioni appalesate come sempre più inaccettabili e di dimensioni tragiche.
Quello che avviene a Gaza non è accettabile: una popolazione intera ridotta alla fame è una condizione che la comunità internazionale e le coscienze individuali non possono accettare. Così come non è accettabile l’intenzione di espellere dal proprio territorio una popolazione. O quella di occupare territori dell’Autorità palestinese in Cisgiordania, rendendo impossibile una soluzione politica definitiva in quella regione, che è a vantaggio di tutti, anche della sicurezza di Israele.
In tutto questo è fondamentale il ruolo delle Nazioni Unite. E noi apprezziamo molto il ruolo che la Slovenia sta svolgendo come componente del Consiglio di sicurezza dell’ONU, per riaffermare, nella vita internazionale, una propensione al dialogo, al rendersi conto delle esigenze altrui, a trovare soluzioni che non siano dovute alla forza delle armi, ma siano dovute alla convivenza civile e pacifica tra i Paesi.
È questo che accomuna Slovenia e Italia, e di questo abbiamo parlato, in pieno accordo, la Presidente ed io.
La ringrazio ancora per l’accoglienza, per l’amicizia che manifesta nei confronti dell’Italia, e, mi consenta, nei miei personalmente.
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Domanda: Siamo qui per celebrare ancora una volta la riconciliazione tra due popoli che la storia aveva drammaticamente diviso, ma in queste stesse ore ci troviamo anche a fronteggiare nuovi pericoli, nuovi rischi importanti, che arrivano dall’Est. Quanto vi preoccupa lo sconfinamento di questi droni, sui cieli della Polonia, che poi sono i cieli dell’Europa e della NATO, e che cosa deve fare l’Europa per difendersi. Rischiamo un allargamento del conflitto su scala globale? Grazie.
Presidente Mattarella: Per quanto riguarda quanto è avvenuto in Polonia – gravissimo - faccio anche io riferimento a quanto ha affermato la NATO, che non interpreta come un’aggressione quel gravissimo episodio di droni giunti in Polonia. Naturalmente ricordo che non è la prima volta che questo avviene, in Paesi confinanti con la Russia. Aggiungo anch’io che uguale preoccupazione induce quanto avvenuto in Qatar. Come ha detto la Presidente del Consiglio italiana, con la solidarietà nei confronti del Qatar, è inaccettabile che si violi così la sovranità di un altro Paese. Ma al di là del contenuto, della portata dei due gravi episodi, quel che crea allarme è il fatto che ci si muove su un crinale in cui, anche senza volerlo, si può scivolare in un baratro di violenza incontrollata.
Quando ero ragazzo ho letto uno dei primi libri di storia, sullo scoppio della Prima Guerra Mondiale, sul luglio 1914, che forse nessuno voleva far scoppiare, ma l’imprudenza dei comportamenti - come spesso è avvenuto nella storia - provoca poi conseguenze non scientemente volute, ma ugualmente provocate dai comportamenti che si mettono in campo. Per questo è di gravissima responsabilità quel che avviene.
E quanto avviene in Ucraina sta accentuando queste prospettive gravi. Le dichiarazioni frequenti, anche odierne, che vengono dal Cremlino, minacciose nei confronti di Paesi europei sono un elemento che induce all’allarme.
Per questo noi contiamo molto su quanto può fare l’Unione europea con l’aspirazione alla pace che la contraddistingue, e nell’ambito dell’Onu, cercando di restituire a quell’organismo, a quella organizzazione, il peso che in altri momenti ha avuto, perché vi sia un freno.
Perché – ripeto - al di là dei singoli episodi, comunque gravi, il rischio estremamente alto è che, senza rendersene conto, si scivoli, non in un allargamento, ma in un conflitto di dimensioni inimmaginabili e incontrollato.
Domanda: Avrei una domanda in merito alle minoranze. Entrambi avete sottolineato che il rapporto tra i Paesi è molto buono, è ancora valido, nonostante gli incidenti, per esempio a Basovizza e anche a Muggia. E poi avrei anche un’altra domanda: c’è qualche iniziativa per aumentare la rappresentanza della comunità nazionale slovena in seno al Parlamento italiano?
Presidente Mattarella: Tante volte ho parlato con la Presidente Pirc Musar, è un tema di cui abbiamo parlato diverse volte, ma vi sono degli argomenti che in Italia attengono al Parlamento e al Governo e il Presidente della Repubblica non può intromettersi.
Quello che posso dirle è che l’attenzione e l’interesse che vi sia ogni forma di garanzia per quanto riguarda la vita della minoranza slovena, è alta e costante.
C’è da tempo nel nostro Parlamento una rappresentante della minoranza della comunità slovena, non è formalizzata istituzionalmente, come qui in Slovenia per la minoranza italiana, ma è sempre avvenuto ugualmente. Quello che è importante, però, da poter dire da parte mia, è che l’attenzione e la sensibilità a questo tema è molto alta.