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Indirizzo di saluto di Marco Di Fonzo, Presidente dell’Associazione Stampa Parlamentare, in occasione della Cerimonia di consegna del “Ventaglio” da parte dell’Associazione Stampa Parlamentare

Signor Presidente della Repubblica, Segretario generale, colleghe e colleghi, signore e signori,

nel corso dei dodici mesi che ci separano dalla precedente cerimonia del ventaglio abbiamo assistito al verificarsi di molte novità, in Italia e in Europa, sul terreno politico, economico e dell’informazione. Allo stesso tempo alcune fratture, alcuni strappi a lungo ipotizzati sono stati in extremis scongiurati. Per parlar chiaro: la crisi di governo e la rottura dei vincoli europei di bilancio sono – almeno per il momento – scenari archiviati.

Le elezioni europee di maggio sono state una scadenza importante, sia a livello continentale che, in modi diversi, per la politica nazionale. Gli equilibri a Bruxelles non sono stati stravolti, anche se l’assetto che si sta trovando appare più articolato e instabile. A Roma, al contrario, il ribaltamento – in termini di consensi – tra i partiti che sostengono l’Esecutivo ha provocato fibrillazioni, a fatica tenute a bada. In ogni caso la finestra elettorale del voto a settembre si è chiusa, e la legislatura procede in base all’accordo tra le due forze disponibili – come ha spiegato, Presidente, alla fine del 2018 – a dar vita all’unica maggioranza parlamentare che si era rivelata possibile.

È inevitabile ragionare e interrogarsi, in questa occasione, sulle prospettive che si aprono in Italia e in Europa. E riguardo all’Italia in Europa, in mesi che hanno visto consumarsi tensioni inedite – ad esempio – sull’asse Roma-Parigi. Ma se allarghiamo lo sguardo, ci appare in movimento l’intero fascio di relazioni geopolitiche con i principali attori mondiali, dagli Stati Uniti alla Cina, fino alla Russia. Un quadro fluido, a tratti contraddittorio, di certo difficile da interpretare.

Tornando a Roma e a Bruxelles, si tratta di due livelli di governance quanto mai integrati, come mostra la strategica questione delle scelte di politica economica e di finanza pubblica. Se per l’anno in corso la procedura d’infrazione è stata evitata, resta aperto il cantiere della prossima legge di bilancio. L’impegno a rispettare il patto di stabilità mal si concilia con ampi progetti di riduzione del carico fiscale, di cui pure si parla da tempo. Il suo pensiero è chiaro, Presidente, ha stigmatizzato il fatto che le tasse sui redditi da lavoro siano tra le più alte in Occidente, ma allo stesso tempo ha più volte ribadito che il rispetto di regole liberamente sottoscritte rafforza la fiducia nel nostro Paese, e che la solidità dei conti è essenziale per sostenere l’economia e il lavoro. Mi permetto di chiederle se ritiene ormai queste convinzioni condivise da tutti, o se vede rischi di nuovi strappi. E ancora, se ritiene esistano margini concreti di revisione della disciplina europea in materia di stabilità finanziaria e di sviluppo.

Un’altra materia, ancor più sensibile e divisiva – se possibile - che chiama in causa il doppio livello nazionale e continentale, è quella dell’accoglienza dei migranti. Di recente è tornato a insistere, Presidente, sulla necessità che il fenomeno sia governato dall’Unione europea nel suo complesso, e nella stessa occasione ha invitato a un abbassamento generale dei toni. Due appelli che si scontrano con egoismi nazionali e strumentalizzazioni politiche, in grado di complicare un fenomeno epocale, sì, ma pure – numeri alla mano – sotto controllo nella fase contingente. Attorno a esso, al contrario, si sviluppano nuovi livelli di scontro, anche istituzionale, fino a investire il potere giudiziario.

Proprio la giustizia, Presidente, è stata al centro di uno dei suoi discorsi più accorati e duri degli ultimi tempi. Davanti al plenum del CSM ha descritto come “sconcertante e inaccettabile” il quadro emerso da una recente inchiesta, esortando a lavorare per far recuperare credibilità alla Magistratura. Nel frattempo, altri elementi di cronaca sono venuti a galla, mentre il cantiere delle riforme si è aperto, ipotizzando – tra l’altro – il ricorso parziale al sorteggio per l’indicazione dei membri togati del CSM.

In una fase molto più avanzata si trovano alcune proposte di modifica costituzionale. In particolare, la riduzione di oltre un terzo del numero di senatori e deputati si appresta a ricevere l’ultimo voto di Montecitorio, prima dell’eventuale referendum confermativo. I sostenitori della misura giustificano il taglio in nome della semplificazione e del risparmio di denaro pubblico, mentre alcune voci critiche evidenziano come – a regime – l’Italia sarebbe uno dei Paesi europei con il più alto rapporto tra elettori ed eletti, fiaccando il principio di rappresentanza.

Altre innovazioni in termini di architettura istituzionale potrebbero arrivare dalle intese in materia di autonomia differenziata, che alcune Regioni stanno discutendo con il governo. Si tratta di un dossier inedito, sia nel merito che in termini di procedura. È in gioco l’equilibrio tra i principi di decentramento, responsabilità e assieme solidarietà tra le diverse aree del Paese. E resta da capire come e quanto le Camere potranno incidere sugli accordi che saranno stretti tra Esecutivo e Regioni.

Tra i settori coinvolti in questo trasferimento di competenze vi è anche quello della scuola, vedremo con quali esiti. Gli ultimi test INVALSI ci confermano che molti, troppi studenti in Italia non hanno adeguate competenze linguistiche e matematiche. Parlare e capire l’italiano, e magari l’inglese; saper far di conto. Abilità che purtroppo non sono affatto scontate. Soprattutto nel Mezzogiorno, drammaticamente più indietro del Centro Nord.

Sono in gioco il futuro lavorativo dei nostri figli, la mobilità sociale, la coesione nazionale. Ma non solo. Qui mi pare sia in ballo la stessa possibilità di essere cittadini consapevoli e autonomi. Tanto più in un mondo segnato dalla rivoluzione digitale che – come ha detto il presidente dell’AGCOM Cardani – alimenta fenomeni di polarizzazione nella formazione dell’opinione pubblica e di disinformazione, che possono configurarsi come vere e proprie strategie.

Non voglio passare per apocalittico. Il digitale è uno strumento potente, che può essere utilizzato anche per far circolare buona, ottima informazione, in grado di reggersi in un mercato sempre più ristretto. Penso ad alcune prestigiose testate del mondo anglosassone, un punto di riferimento per tutti noi.

In ogni caso, il pluralismo è un valore che va difeso e concretamente attuato e sostenuto, come Lei, Presidente, ha autorevolmente ricordato in occasione del centenario dell’Associazione che mi onoro di presiedere. Nel frattempo, purtroppo, molte testate lottano per sopravvivere, con poche chance di farcela, senza modifiche sostanziali a recenti interventi legislativi nel settore dell’editoria. Non rimpiangiamo il passato, ma per aprirsi al futuro il mondo dell’informazione ha bisogno – per quanto possibile – di certezze.

A noi giornalisti spetta il dovere della serietà, del rigore, dell’indipendenza, per alimentare credibilità e fiducia dei cittadini. Il tempo che ci è dato di vivere ci chiama alla “battaglia per i fatti”, come l’ha definita una nostra collega americana. Una sfida semplice, faticosa e decisiva, che solo assieme possiamo affrontare. D’altronde, come Lei ha detto celebrando Giorgio Ambrosoli a quarant’anni dalla sua morte, “ritirarsi dalle proprie responsabilità, fingere di non vedere, non è un comportamento neutrale”.

Signor Presidente, il ventaglio che le doniamo quest’anno incarna una sintesi tra i nostri valori fondanti, le nostre radici e la necessaria apertura al futuro. È realizzato con una tecnica complessa, che prende le mosse dalla stampa digitale di una piccola porzione della bandiera in movimento, come ci spiega l’autrice, Gianna Parisse, allieva dell’Accademia di Belle arti di Roma, che ringrazio. Alla fine il bianco domina, con la sua luce, dice l’autrice.

Un buon auspicio, per tutti noi. Con questo, auguro a Lei e a tutti voi un’estate per quanto possibile serena, e La ringrazio, Presidente, per aver rinnovato questa proficua occasione di incontro.

 

Palazzo del Quirinale, 25/07/2019 (I mandato)

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