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Intervento del Presidente Mattarella all'Assemblea Nazionale serba
Onorevole Presidente, Onorevoli membri del Parlamento, Signor Primo Ministro, Signori Ministri e rappresentanti del Corpo Diplomatico,
desidero in primo luogo esprimere i miei sentimenti di gratitudine per avermi invitato a prendere la parola davanti a voi.
Avverto l'onore di essere il primo Presidente della Repubblica italiana ad intervenire di fronte a questa Assemblea Nazionale, che rappresenta il fulcro della vita democratica della Serbia.
Un Paese che da anni ha intrapreso, con determinazione e coraggio, un percorso arduo e complesso, con la ferma intenzione di scegliere il suo futuro, determinato a riprendere il posto che la storia gli ha assegnato in Europa.
L'opportunità che mi viene offerta riveste per me una particolare rilevanza poiché mi consente di riaffermare la forza dei legami che uniscono la Serbia e l'Italia, di fronte a voi, nel luogo simbolo della unità nazionale e ove trovano espressione le varie anime di un Paese di tanta storia, giovane, dinamico e proiettato verso il futuro.
I nostri popoli, i nostri Paesi sono in primo luogo amici e su quest'amicizia potranno contare per costruire insieme il proprio futuro, nel solco di una ricreata condivisione di obiettivi e ideali.
Il futuro della Serbia, così come il futuro dell'Italia, è in Europa, alla quale entrambe appartengono per storia, cultura, valori.
Per queste ragioni ho scelto e chiesto di venire a Belgrado nei mesi iniziali del mio mandato e di effettuare qui la mia prima visita in un Paese candidato all'adesione all'Unione Europea.
Ho ritenuto di far mia l'esigenza, pienamente condivisa dal Governo italiano, di sottolineare il sostegno, attento e convinto, del nostro Paese - in tutte le sue articolazioni, istituzionali, politiche, economiche e culturali - alle istanze più sentite dal popolo serbo.
In un periodo della storia in cui l'attenzione dell'Europa e del mondo è focalizzata su gravi crisi ed emergenze, ai confini orientali dell'Unione e nel Mediterraneo, ritengo si debba mantenere viva la nostra attenzione sugli equilibri, ancora non pienamente assestati, della Regione Balcanica e sull'impegnativo percorso di riforme, di crescita e di pieno sviluppo della vita democratica che la Serbia sta compiendo.
Onorevole Presidente, Onorevoli membri del Parlamento,
il completamento dell'Unione Europea, con la piena integrazione, in essa, dei Balcani, costituisce certamente un traguardo.
Non possiamo nasconderci, tuttavia, che, acuite dalla perdurante crisi economica e finanziaria, le difficoltà che si frappongono al processo di integrazione sono reali e complesse.
Esse non sono però insormontabili e vanno superate.
Non possono e non devono giustificare arretramenti o inversioni di rotta, ma anzi impongono visioni politiche coraggiose e lungimiranti, come quelle cui Belgrado ha ispirato la propria azione negli ultimi anni e, con ancora maggior determinazione, nei mesi più recenti.
Per faticoso che possa apparire, il processo delineato dalle scelte di Copenaghen costituisce la migliore garanzia dell'ingresso da eguali in una Unione composta da Paesi eguali.
Il lucido pragmatismo e la chiara visione strategica che contraddistinguono la scelta europea della Serbia e di altri Paesi dell'area possono e devono rappresentare, per tutti i popoli europei, un forte segnale di fiducia nel futuro, in un momento difficile.
L'aspirazione europea, che sento qui presente e forte, ci ricorda che il valore dell'Unione Europea non deriva dalla sua dimensione economica, ma, principalmente, dall'essere, in primo luogo, un'Unione di popoli liberi e di Stati democratici.
Libertà, pace e democrazia, sono le fondamenta su cui poggia il futuro del nostro continente. Valori oggi, purtroppo, messi a rischio da eventi drammatici, di cui mai avremmo pensato di dover essere testimoni.
La Serbia, in un momento in cui sarebbe stato facile ascoltare le sirene dell'euroscetticismo e di anacronistici nazionalismi, ha saputo assegnare priorità assoluta al proprio percorso europeo, con un'evoluzione politica di grande portata.
Le complesse riforme operate, anche a costo di difficoltà non lievi per il popolo serbo e l'avvio dello storico Dialogo per la normalizzazione delle relazioni con Priština, ne sono la lampante e concreta testimonianza.
Questi sforzi, tesi a riallacciare i legami profondi che uniscono la Serbia all'Europa, sono stati pienamente avallati con l'apertura formale dei negoziati di adesione all'inizio del 2014.
Non nutro alcun dubbio sul fatto che Belgrado saprà corrispondere alle aspettative e che non si farà attendere una risposta positiva dell'Unione Europea.
Guardiamo con fiducia alla tenacia e convinzione con cui la Serbia sta perseguendo l'obiettivo europeo, rinvigorendo lo slancio legislativo riformista e intessendo sempre più forti e proficue relazioni con tutti i Paesi della regione.
Confido, d'altra parte, che prevarranno considerazioni positive sulle capacità e potenzialità di questo Paese, delle sue Istituzioni, della sua gente: un'attesa che l'Italia nutre fortemente e che è alla base della solidarietà e del convinto sostegno assicurati a Belgrado e alla regione lungo il cammino verso l'integrazione.
Il partenariato strategico tra i nostri due Paesi, che si declina in una cooperazione articolata in settori-chiave, come la lotta alla corruzione e alla criminalità, e nell'impegno profuso per facilitare il dialogo di Belgrado con i Paesi della regione, ne è concreta conferma.
Siamo convinti che, così come è avvenuto in altre regioni d'Europa, l'integrazione della Serbia e degli altri Paesi dell'area dipenda, in misura significativa, dalle loro capacità di superare antiche e recenti divisioni per costruire il futuro della regione, soffocando focolai di tensione che covano sotto le ceneri di un passato difficile e ancora vivo nella memoria di molti.
È sulla base di questa convinzione che abbiamo promosso sia l'iniziativa "Friends of Serbia" sia l'esercizio trilaterale di concertazione tra Roma, Belgrado e Tirana. Contribuiamo inoltre con convinzione alle principali assise "storiche" di dialogo, anzitutto l'Iniziativa Centro Europea e quella Adriatico-Ionica che - su nostro impulso - ha portato all'adozione della Strategia Europea per la regione.
Onorevole Presidente, Onorevoli membri del Parlamento,
il cammino europeo della Serbia sarà impegnativo, ma è la via che conduce al progresso. E' una via importante per tutta l'Europa.
Non è certo intenzione dell'Italia alimentare false aspettative.
Nel prendere atto dei limiti temporali, recentemente menzionati dalla Commissione, dobbiamo fare in modo che ciò non si traduca in uno stallo prolungato che provochi disaffezione nei confronti dell'Europa da parte dei Paesi Candidati, nonché pregiudizio alle reali prospettive dell'integrazione. Questa, per poter esercitare reali influssi benefici, deve essere tempestiva e, per quanto possibile, sollecita, in grado di intercettare le svolte della storia.
Sono certo che la Serbia saprà vedere i prossimi anni come un'opportunità per consolidare i risultati raggiunti e imprimere sempre maggiore dinamismo al processo di riforme, così bene avviato. A cominciare dallo Stato di diritto e dall'amministrazione della giustizia, che costituiscono punti nodali della solidità di ogni sistema democratico, e sono gli ambiti su cui si concentra maggiormente l'attenzione delle istituzioni comunitarie.
Vi assicuro che il sostegno dell'Italia, che, più di altri, ha a cuore la presenza della Serbia nella famiglia europea, non vi mancherà.
Il nostro Paese ritiene che il rafforzamento dell'Unione Europea, e il coronamento del sogno dell'Unione Politica dei "Padri Fondatori", siano intimamente connessi al completamento del processo di integrazione dei Balcani Occidentali.
Solo così potrà infatti essere sancito il superamento definitivo di un "ritardo della storia" e potrà essere realizzata la riunificazione di un continente nell'ambito di una sfera di stabilità e democrazia per tutti i suoi popoli.
Nel lontano 1941, uno dei Padri Fondatori dell'Unione Europea, Altiero Spinelli, ebbe a scrivere a proposito della necessità di costruire l'unità europea: "la via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà".
Oggi tocca alla Serbia di seguire la via indicata da Spinelli: l'Italia è pronta ad accompagnarla nel suo percorso.
Onorevole Presidente, Onorevoli membri del Parlamento,
ieri, in Friuli Venezia Giulia, ho partecipato a una semplice e solenne cerimonia in occasione del Centesimo anniversario dell'ingresso dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale. Da allora, l'Europa è stata attraversata da conflitti, l'ultimo dei quali proprio nella regione balcanica. Ancor oggi ci preoccupano le forti tensioni ai confini orientali dell'Unione ed i rapporti con un Paese di grande rilevanza per il nostro futuro, qual è la Federazione Russa.
Oggi la stabilità e la pace del continente sono minacciate da gravi crisi ai suoi confini meridionali, crisi che trovano origine in Africa e in Medio Oriente.
Temi e preoccupazioni che vedono unite Serbia ed Italia, che anelano entrambe ad un sistema stabile di relazioni internazionali.
L'Europa deve affrontare con successo queste sfide ma potrà farlo solo se saprà dimostrare coesione, unità di intenti e solidarietà.
La Serbia di oggi è parte integrante di questo sforzo collettivo.
La Serbia, per la Comunità Internazionale, è oggi divenuta un Paese esportatore di pace e di stabilità. Lo dimostra, tra l'altro, la partecipazione di numerosi militari serbi a missioni internazionali di pace e l'esercizio della Presidenza di turno dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, proprio nel momento in cui l'Organizzazione è chiamata a svolgere un ruolo cruciale per il ristabilimento di condizioni di sicurezza e pace in Ucraina.
Belgrado sta agendo con la prudenza e l'equilibrio di un Paese maturo e pienamente consapevole delle sue responsabilità internazionali.
Ve ne siamo grati.
Onorevole Presidente, Onorevoli membri del Parlamento,
le radici dei nostri rapporti affondano in secoli di storia.
La Serbia ha dato i natali a diciassette imperatori romani, tra i quali si staglia la figura di Costantino. La presenza romana in queste terre è, d'altra parte, ancora oggi testimoniata dalle vestigia di gloriose città dell'impero, tra cui la stessa Belgrado, che già allora era importante crocevia dell'Europa.
Da allora le nostre storie si sono intrecciate ripetutamente.
Nel 1697 l'abilità ed il coraggio di Eugenio di Savoia furono decisive per arrestare l'avanzata dell'armata ottomana alla porte di Senta nell'odierna Voivodina.
Molti sono stati gli scambi con le cause indipendentiste dell'area balcanica nel XIX secolo, basti pensare alla creazione nel 1866, sulla scorta della Giovine Italia mazziniana, della Giovane Serbia Unita.
Anche nei momenti più bui della storia europea, Serbia e Italia hanno scritto pagine di eroismo, fratellanza e vicinanza che rimarranno per sempre impresse nella memoria collettiva dei nostri due Paesi.
Penso alle migliaia di serbi in fuga dall'avanzata dell'esercito degli Imperi Centrali, che hanno trovato salvezza e rifugio sulle navi della Marina italiana tra la fine del 1915 e l'inizio del 1916.
Le Forze Armate dei nostri Paesi sono affiancate oggi in numerose missioni di pace, prima fra tutte UNIFIL, dove la presenza di 177 militari serbi fornisce un prezioso e apprezzato contributo alla stabilità del Libano.
Impresa e cultura sono i pilastri che reggono oggi la nostra amicizia e che infondono sempre nuova linfa nelle nostre relazioni.
Le nostre imprese contribuiscono a realizzare in Serbia un modello per il futuro, qui e in Italia. Un modello di impresa che sappia coniugare la logica del profitto con quella dell'investimento sociale, della creazione di occupazione e della formazione. Le nostre imprese credono nelle vivaci energie dei vostri giovani, nella certezza di un modello economico e giuridico che facilita l'attività imprenditoriale, ma soprattutto investono nel futuro del vostro Paese.
Ai legami economici si affianca, moltiplicandone gli effetti, una forte affinità culturale, sentita molto dai numerosi giovani che studiano nelle nostre università e conoscono l'italiano.
Onorevole Presidente, Onorevoli deputati,
vorrei concludere questo mio intervento, nel quarantennale della sua morte, con una citazione di Ivo Andric, Premio Nobel per la Letteratura nel 1961: "Ovunque nel mondo, in qualsiasi posto il mio pensiero vada o si arresti, trova fedeli e operosi ponti, come eterno e mai soddisfatto desiderio dell'uomo di collegare, pacificare e unire tutto ciò che appare davanti al nostro spirito, ai nostri occhi, ai nostri piedi, affinché non ci siano divisioni, contrasti, distacchi''.
È questo il futuro cui ambiscono il popolo serbo, i popoli balcanici e l'Europa intera. Certamente il popolo italiano
Qui, all'incrocio del Danubio e della Sava, confluiscono le forze profonde di una storia millenaria, ma anche le correnti del futuro. Noi siamo certi, in Italia, che Belgrado saprà solcarle.
Dall'altra parte dell'Adriatico, che oggi più che mai non separa bensì unisce i nostri Paesi nella comune aspirazione alla pace, alla libertà al e al progresso, l'Italia sarà al vostro fianco, con grande e sincera amicizia.
Belgrado, 25/05/2015 (I mandato)