percorso pagina

Intervento del Presidente Mattarella alla cerimonia di apertura del 5° Festival delle Regioni e delle Province Autonome

Rivolgo un saluto di grande cordialità ai Presidenti del Senato e della Corte Costituzionale, ai Ministri presenti, a tutti i presenti. Un saluto di grande intensità al Presidente e al Vicepresidente della Conferenza, a tutti i Presidenti e Assessori regionali presenti, al Presidente della Regione Toscana e al Sindaco di Firenze che ci ospitano.

Quest’anno il Festival è incentrato su diverse tematiche che confluiscono nell’approfondimento della prospettiva del cambiamento, delle profonde e diffuse trasformazioni che segnano la stagione che viviamo.

Il cambiamento oggi procede a ritmo sempre più veloce, sospinto dalla scienza e dalla tecnologia che incidono in ogni ambito delle nostre vite.

Come osservato dal Presidente Fedriga, anche alle istituzioni è richiesto il coraggio di cambiare, alla luce dei processi in corso, che hanno, come sappiamo, una dimensione globale.

Molto si discute – e ne abbiamo anche questa mattina parlato fin qui – in particolare dell’intelligenza artificiale e delle sue diffuse e sempre crescenti applicazioni. Il fenomeno suscita attese, induce a ritenere possibili progressi eccezionali nei campi più diversi, ma alimenta al contempo preoccupazione che possa divenire strumento di dominio a disposizione di pochi e a scapito dei diritti e della dignità di molti.

Vorrei ribadire, anche in questa occasione così importante, che sarebbe un errore nutrire timori o coltivare addirittura il rifiuto di strumenti che già sostengono e possono ulteriormente incrementare in misura significativa il benessere collettivo.

Tuttavia occorre agire rapidamente e con efficacia perché non prevalgano usi impropri e incontrollati di questa straordinaria tecnologia. È essenziale predisporre e applicare una regolamentazione appropriata. L’Unione Europea – all’avanguardia, come avviene in diversi ambiti e come sarebbe saggio riconoscere – ha già posto in essere una disciplina tra le più avanzate in ambito internazionale – in grado di orientare lo sviluppo e, se necessario, limitare le applicazioni dei sistemi di intelligenza artificiale in modo da precluderne impegni contrastanti con l’interesse generale e con i diritti fondamentali.

Il rischio, talvolta riconosciuto dalle stesse big tech, è che lo sviluppo dei modelli attraverso l’apprendimento automatico possa condurre a una perdita di controllo dei processi tecnologici. L’esigenza è quella di porre un freno a una competizione sempre più esasperata tra un numero limitato di soggetti, con esiti che, allo stato, la scienza non è in condizioni di prevedere.

Se ci limitassimo a essere spettatori dell’espansione, in ogni direzione, del potere computazionale, potrebbero risultare pregiudicati i valori fondativi della centralità della vita umana e, al contempo, della nostra democrazia.

Già oggi è evidente come la manipolazione dell’informazione, anche attraverso la diffusione di notizie false avvalendosi della potenzialità offerta dalla rete, sia in grado di condizionare le opinioni pubbliche, di indirizzarne gli orientamenti e le scelte non soltanto a livello commerciale, fenomeno, quest’ultimo, ampiamente presente nella esperienza quotidiana.

Sono trascorsi – com’è stato ricordato in maniera compiuta e molto efficace poc’anzi – 25 anni dalla riforma del Titolo V che ha ridisegnato il modello e il sistema degli enti territoriali. Una riforma approvata a maggioranza e condizionata dal clima che si determina a ogni fine legislatura, ma i cui principi apparivano condivisi dalla gran parte delle forze politiche. Come ci ha ricordato il Giudice Antonini, Governi di colore politico differente si sono succeduti impegnandosi ad attuare quella riforma che ha rappresentato il fondamento sul quale le Regioni hanno operato, acquisendo una nuova dimensione anche agli occhi dei loro cittadini.

Quella riforma è risultata un punto di equilibrio, una valida base per realizzare un modello nuovo di autonomia regionale.

Con il Festival la Conferenza costantemente persegue l’obiettivo della collaborazione interistituzionale. Questa edizione, come ricordava il Presidente, intende condividere il lavoro svolto dalle Commissioni della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome con le altre istituzioni e con soggetti economici, sociali, culturali. Un momento quindi di discussione e di confronto in cui le Regioni e le Province autonome ricevono contributi da altre istituzioni e dalla società civile.

Nell’ambito del Festival è inoltre prevista la firma di un documento della Conferenza e dell’UPI per la valorizzazione delle Province nel sistema delle autonomie territoriali. Il documento sottolinea come le Province siano necessarie per garantire la coerenza tra programmazione regionale e esigenze dei comuni, per l’adeguato esercizio di funzioni comunali e per sostenere la capacità amministrativa degli enti locali, soprattutto di quelli più piccoli e fragili.

La consapevolezza della necessità di fare sistema tra gli enti territoriali è espressione di una cultura istituzionale che valorizza l’articolazione della Repubblica in chiave collaborativa, in coerenza con i principi costituzionali di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza.

Vi rientra un campo di assoluta priorità, ricordato poc’anzi dal Presidente Fedriga, che lo ha definito “uno dei grandi patrimoni della Repubblica” e uno “dei sistemi universalistici di maggior valore”: il Servizio sanitario nazionale.

Questa opinione è condivisa dalla grande maggioranza dei nostri concittadini, consapevoli della necessità di preservare e sviluppare uno strumento fondamentale per assicurare il diritto alla salute, garantito dalla Costituzione.

Un contributo importante a questo riguardo è venuto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, finanziato dalle risorse poste a disposizione dall’Unione Europea attraverso il Dispositivo istituito per fare fronte alla crisi economica e sociale determinata dalla pandemia. Un Piano flessibile, soggetto a otto revisioni, per adattarlo ai cambiamenti via via intervenuti e alle nuove esigenze nel frattempo emerse.

L’Italia, con una dotazione di oltre 194 miliardi di euro – di cui ha già ricevuto finora 166 miliardi – è stata la principale beneficiaria europea di questo Dispositivo. Le risorse sono state destinate per il 37 per cento a finalità sociali e per 15 miliardi e 600 milioni specificatamente alla salute.

Tra gli interventi della decima e ultima rata figurano importanti misure in materia di salute, tra le quali l’attivazione di 1270 case di comunità, 327 Ospedali di comunità, la creazione di oltre 6000 nuovi posti letto di terapia intensiva e semintensiva, l’acquisto di 3.200 grandi apparecchiature sanitarie, l’assistenza di 566 mila persone tramite la telemedicina e l’alimentazione del fascicolo sanitario elettronico attraverso documenti clinici digitali.

Un complesso di interventi rivelatisi necessari, almeno in parte, proprio durante la pandemia, quando abbiamo sperimentato i limiti di una organizzazione sanitaria incentrata sui grandi ospedali e sui medici di base e ha pesato l’assenza di strutture sanitarie di medie dimensioni in grado di avvicinare le cure mediche ai territori articolandole secondo criteri di prossimità.

In virtù del PNRR il nostro sistema sanitario – anche attraverso l’impegno delle Regioni e delle Province autonome – ha potuto quindi avviare un significativo adeguamento organizzativo nel segno della promozione della autonomia e del decentramento, in coerenza con l’articolo 5 della Costituzione.

Alle Regioni spetterà adesso un ruolo centrale nel garantire che le innovazioni introdotte si consolidino e che i cambiamenti effettuati migliorino effettivamente la qualità dei servizi erogati.

Si tratta di una responsabilità che le interpella in maniera ineludibile e a cui tutte – particolarmente quelle in ritardo rispetto a standard adeguati – hanno il dovere di corrispondere.

Del PNRR, a beneficio non soltanto delle Regioni, andrà inoltre valorizzato e adattato all’ordinaria attività delle amministrazioni il modello di governance definito per la sua attuazione. Un modello che ha permesso di realizzare riforme e investimenti di portata rilevante in un tempo estremamente contenuto, assicurando unità di indirizzo politico, coinvolgimento di tutti gli attori istituzionali, coordinamento tecnico e responsabilità delle amministrazioni territoriali che ne sono titolari.

È stata una positiva prova di efficienza di tante amministrazioni ai diversi livelli.

È da augurarsi che, a livello della stessa Unione Europea, le procedure previste per l’impiego delle risorse del Dispositivo per la ripresa e la resilienza, con i necessari adattamenti, trovino applicazione anche con riferimento ad altri fondi europei con importante valenza economica e sociale.

L’unità di intenti, la proficua collaborazione, il perseguimento di obiettivi condivisi – condizioni che costantemente riscontro nel partecipare alle assise delle Regioni, delle Province e dei Comuni – rappresentano per la Repubblica una risorsa fondamentale che alimenta la necessaria fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

La qualità del lavoro svolto è attestata dalle valutazioni positive del ruolo di numerose amministrazioni regionali e locali, così come dagli ampi consensi riscossi da tanti Presidenti di regione e da tanti Sindaci. È un patrimonio della nostra Repubblica.

Lo spirito che anima la Conferenza coniuga l’unità della Repubblica con il pluralismo, salvaguardando le differenze e promuovendo al contempo il riequilibrio economico e sociale.

Il Festival rappresenta un passo ulteriore in questa direzione e, a tutti i partecipanti, rivolgo gli auguri migliori di buon lavoro e grazie per quanto fate.

Firenze, 26/10/2026 (II mandato)

x