percorso pagina

Intervento del Presidente Mattarella alla cerimonia di consegna delle insegne di Cavaliere dell’Ordine “Al Merito del Lavoro”

Un saluto al Presidente del Senato, al Presidente della Corte Costituzionale, al Rappresentante della Camera dei Deputati, ai Ministri presenti e a tutte le Autorità.

Un benvenuto molto cordiale a tutti, particolarmente ai nuovi Cavalieri del Lavoro, a coloro che hanno percorso venticinque anni in questo stato e agli Alfieri del Lavoro che oggi vengono premiati per il loro rendimento scolastico.

Sono lieto di continuare la tradizione di questa importante cerimonia, trovandomi davanti una platea con tante eccellenze: manager e imprenditori che fanno da traino alla nostra economia e rappresentano la qualità italiana nel mondo; giovani diplomati di grande talento, che, dopo aver concluso il ciclo di studi col massimo dei voti, si misurano ora con le discipline universitarie e si preparano a costruire il futuro, il loro futuro e, insieme a tutti i giovani, quello del Paese.

Conferisce un forte significato a questa giornata riunire insieme, gli uni accanto agli altri, i nuovi Cavalieri del Lavoro e i giovani Alfieri del Lavoro, selezionati per il merito.

È decisivo per l'avvenire del nostro Paese promuovere questo patrimonio di capacità umane che lega insieme le generazioni. L'Italia può avanzare, può esprimere ancor meglio le proprie qualità, può superare le debolezze, ma serve il contributo di tutti. L'unità del Paese non è soltanto un dovere: è ragione di forza e di sviluppo. Unità tra le generazioni, vicinanza tra il mondo del lavoro e la scuola: sono obiettivi a cui non si deve rinunciare.

Dopo una lunga crisi, in questi mesi abbiamo registrato dati incoraggianti di ripresa. Anche le principali istituzioni finanziarie internazionali hanno colto questi nostri segnali di maggior fiducia, che tocca ora a noi consolidare e rafforzare.

E' una sfida per chi fa impresa: abbiamo bisogno di imprenditori che mettano in campo nuovi progetti, sappiano scrutare un orizzonte più ampio, sappiano investire.

La ripresa rappresenta una sfida per tutte le istituzioni e per l'intera società, che continuerà ovviamente a esprimere, come è bene che sia, opinioni e interessi diversi, ma ha bisogno per la sua stessa coesione che tornino a crescere le eccellenze e che vengano colte le potenzialità dell'Italia.

La crisi ha prodotto ferite sociali, ha allargato la forbice delle diseguaglianze, soprattutto ha bruciato posti di lavoro.
Produrre ricchezza per il Paese significa saper produrre lavoro.

Il lavoro è il fondamento della Repubblica. Lo è ancora come settanta anni fa, quando i costituenti scrissero l'articolo 1 della nostra Costituzione. Non è soltanto il primo dei precetti della nostra Carta. E' elemento fondamentale che regge l'integrità della persona, l'uguaglianza nei diritti, il futuro di libertà dei nostri giovani. Certo, il lavoro è cambiato e cambierà ancora. Non dobbiamo avere paura dell'innovazione, anzi dobbiamo esserne artefici. Ma il lavoro resta il mastice di un corpo sociale, è il frutto, e insieme, il motore delle molteplici intelligenze, creatività, professionalità, che imprenditori e lavoratori, istituzioni e servizi, scuola e corpi intermedi sono capaci di esprimere. Non ci rassegniamo al lavoro che manca. Il lavoro da riconquistare è la priorità, a partire dal lavoro femminile e da quello per i giovani.

Il ministro Guidi e il presidente D'Amato hanno sottolineato il valore sociale e la dimensione etica dell'impresa, consapevole del ruolo che può svolgere e del contributo che può dare alla comunità in cui è radicata.

Sono certo che quanti oggi ricevono questi importanti riconoscimenti, per i meriti conseguiti, avvertono, più che mai, l'urgenza di scommettere sul futuro del nostro Paese.

Molto dobbiamo fare per essere all'altezza delle nostre ambizioni. C'è tanto bisogno di Italia nel mondo. Lo abbiamo avvertito anche all'Expo, che costituisce una prova tangibile di cosa siamo capaci quando giochiamo con spirito di squadra.

La qualità, il gusto italiano, il made in Italy sono frutto di una straordinaria combinazione tra impresa e lavoro, tra natura e società, tra storia e cultura.

Le imprese italiane hanno buon vento alle loro spalle: dobbiamo fare in modo che migliorino le condizioni - sul piano amministrativo, fiscale, ordinamentale - perché possano esprimersi in modo virtuoso.

Le imprese - spesso più piccole rispetto alle concorrenti di altri paesi - devono a loro volta favorire la crescita dimensionale e potenziare le capacità di ricerca e di innovazione, costruendo sinergie e collaborazioni stabili con le università e i centri di ricerca. Il vostro esempio può e deve essere di stimolo per tutti.

Sono essenziali sempre, ancora di più per fare impresa, i valori di onestà, trasparenza, lealtà, responsabilità sociale.

E' doveroso rispettarli e, inoltre, se non si tiene alta la reputazione e la credibilità, si perde la fiducia dei consumatori e della collettività. Esempi recenti di dimensione mondiale ce lo rammentano.

Le difficoltà poste sul nostro cammino rendono sempre più evidente che nessun Paese europeo può risolvere da solo i problemi posti dalle crisi economiche, così come quelli delle minacce del terrorismo internazionale e dagli inediti, epocali flussi migratori. Lo sanno bene gli imprenditori, a confronto con uno scenario sempre più concorrenziale su scala globale, che richiede il sostegno di istituzioni, regole e scelte politiche a livello continentale.

La mancanza di unità nelle politiche dell'Unione Europea riduce il suo peso e il suo potenziale. Non c'è alternativa all'integrazione europea: va rafforzata la governance dell'area euro, dotandola di strumenti comunitari e parlamentari, non soltanto intergovernativi. Ma, oltre che nella dimensione finanziaria e nelle politiche di bilancio, c'è bisogno di più Europa anche in campo sociale e del lavoro.

Occorre affermare pienamente un principio di solidarietà e di maggiore condivisione dei rischi, a livello europeo come anche all'interno del nostro Paese.

E' nostro compito costruire una nuova alleanza tra maggiore capacità competitiva delle imprese e creazione di nuovo lavoro, tra sviluppo sostenibile e coesione sociale, tra redditività degli investimenti e lotta alle povertà.

Per l'Italia è essenziale ricomporre il divario tra Nord e Sud. Il Paese non avrà vero sviluppo senza il Mezzogiorno. Bisogna porre in connessione indirizzi politici, azione amministrativa e slancio imprenditoriale per far ripartire l'occupazione e gli investimenti, soprattutto nel campo delle infrastrutture, fisiche, immateriali e sociali. Il contributo della società civile, di cui ciascuno di noi è parte come cittadino, è decisivo: a partire dalle azioni positive per l'affermazione della legalità. Legalità e lotta alla corruzione sono condizioni irrinunciabili per la nuova crescita italiana.

L'augurio che rivolgo a voi, e alle vostre famiglie, è lo stesso che rivolgo al nostro Paese.

Si sta aprendo una nuova stagione. Dobbiamo affrontarla con un di più di consapevolezza delle nostre risorse, e anche con un senso maggiore del bene comune. Ci sono cose che ci distinguono, che rendono vivace la nostra pluralità, ma prevalgono le cose che ci uniscono nel modello italiano. Prima di tutto la responsabilità di pensare a un futuro in cui i nostri giovani possano raccogliere e far progredire l'eredità di chi li ha preceduti.

Palazzo del Quirinale, 22/10/2015 (I mandato)

x