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Intervento del Presidente Mattarella alla cerimonia di presentazione dei candidati ai "Premi David di Donatello"
Un caro saluto a tutti voi.
Congratulazioni ai candidati ai premi David di Donatello. Avrei il desiderio di esprimere a ciascuno il mio augurio per questa sera, ma evito di farlo: non vorrei che, per scaramanzia, qualcuno lo avvertisse come controproducente.
Un ringraziamento particolare a Gian Luigi Rondi e a Nicola Piovani, per le cortesi parole che mi hanno rivolto, ma soprattutto perché hanno consentito anche a me di partecipare a questa bella festa del cinema italiano.
Il cinema è cultura. Ha dato molto alla crescita e all'identità del nostro Paese. Molto continua a dare, e continuerà nel futuro. Del resto, i mestieri del cinema, come ha ben detto il ministro Dario Francheschini, sono un'eccellenza del made in Italy: è una qualità che ci viene riconosciuta in tutto il mondo, e questa ricchezza non è riservata a una ristretta élite professionale, ma va a beneficio di tutti. E' un patrimonio del nostro Paese.
Il ministro ha illustrato i provvedimenti assunti dal governo, a partire dall'estensione del tax credit, che offre un più efficace sostegno all'industria cinematografica italiana, e che ha favorito anche un incremento delle produzioni estere nel nostro Paese. Tra gli impegni del ministro c'è anche la difesa delle sale storiche: i tanti "cinema Paradiso" da rinnovare e aprire anche al pubblico più giovane.
Il mio invito è che il confronto tra istituzioni e operatori del cinema prosegua, e anzi si faccia sempre più intenso e proficuo.
Uscire dalla crisi non è facile.
Signor Tarantino, anche se ci prestasse il suo mister Wolf, neppure lui riuscirebbe da solo a risolvere tutti i problemi.
La crisi è stata pesante. Nel vostro settore ha avuto specifiche implicazioni, che hanno duramente pesato sull'occupazione. Ma questo non ha impedito di ideare e di realizzare opere di grande valore, film premiati dal pubblico e dalla critica, pellicole di successo nei diversi generi, esordi promettenti di giovani registi e attori.
Dalla crisi non usciremo come vi siamo entrati. Dobbiamo cercare di uscirne migliori; anche perché essa ha reso evidente che, nel mondo, in ogni settore sono aumentati i protagonisti, ed è cresciuta la concorrenza. E questo, del resto, è un bene.
Occorre affrontare le nuove condizioni con il coraggio di guardare senza pregiudizi alle novità che emergono. Con la voglia di innovare tecniche e linguaggi. Ma anche con il desiderio di trarre ancora linfa da quelle radici che affondano nei valori più importanti della nostra comunità e della nostra storia.
Per fare questo c'è bisogno di dialogo, c'è bisogno di stima reciproca, o quanto meno di rispetto vicendevole, c'è bisogno di coltivare il bene comune.
Siamo, naturalmente e fortunatamente, diversi tra noi. Abbiamo opinioni, gusti, sensibilità differenti.
Il cinema è la rappresentazione più nitida, e spesso emozionante, di questa diversità. Ma viviamo in una casa comune. E c'è un legame evidente tra la nostra capacità di confronto e la fiducia che sapremo generare.
C'è un legame anche tra la crescita culturale e la crescita democratica. Le fratture sociali invece possono frenarci, possono farci arretrare nella crisi. Non sarà mai il pensiero unico, o l'illusione di una concentrazione del potere, a sanare queste fratture.
Ci vuole, appunto, dialogo, occorre confronto. Dobbiamo far vivere le differenze, e anche gli inevitabili contrasti, mentre insieme rafforziamo il sistema-Paese.
Voi sapete bene cosa significa sistema.
Nella storia del cinema, mai come oggi, è stata così evidente l'interdipendenza: con la tv, con internet, con i social media. La globalizzazione e la velocità delle immagini e delle comunicazioni conducono tutto e tutti in una rete all'apparenza infinita e di difficile composizione.
Ma proprio per questo bisogna confrontarsi con intelligenza e animo aperto. E fare sistema.
Faccio un esempio che penso incontri la vostra esperienza. Il cinema italiano ha mantenuto una grande vitalità nelle produzioni ma sta incontrando difficoltà nella distribuzione, difficoltà sul fronte interno e sul fronte esterno. Perché non incentivare le televisioni italiane - oggi connesse al cinema anche sul piano industriale - a sostenere i film di produzione nazionale, e a trasmetterli nelle fasce orarie più idonee per incontrare il grande pubblico?
Io credo che si possa fare. Anche le TV devono contribuire a fare sistema.
Il cinema ha un suo linguaggio universale che la modernità non potrà cancellare, pur nelle trasformazioni di questo tempo.
Il cinema esprime visioni, sentimenti, emozioni, sogni, verità nascoste. Il cinema comunica anche con la fotografia e con la musica delle colonne sonore. Il cinema ci fa piangere, sorridere, ci fa evadere, ci fa riflettere.
Ci dà bellezza. Disegna e ci propone umanità sorprendenti. La cultura non è soltanto erudizione o accademia. Cultura è anche elaborazione di immagini e di pensiero attraverso le immagini. Cultura è cogliere i segni che indicano un percorso storico. Cultura è anche fare storia.
Consentitemi di ricordare qui con voi un grande regista e una grande attrice, a cui siamo tutti legati e che di recente ci hanno lasciati, Francesco Rosi e Virna Lisi, il loro genio artistico e la loro professionalità ci ricordano che, senza questo sforzo corale, senza i mestieri che consentono la trasmissione delle conoscenze, senza l'industria che sostiene la fattura del cinema, saremmo tutti molto impoveriti.
Senza la storia del nostro cinema sarebbe più povera l'Italia, che è stata portata nel mondo, conosciuta e ammirata anche attraverso il grande schermo.
Cinema e cultura, ne sono sicuro, accompagneranno, e sosterranno, la ripresa e il nuovo sviluppo del nostro Paese.
La cultura è un antidoto anche contro la corruzione e l'egoismo, incapace di riconoscere l'interesse comune. La corruzione è conseguenza di un impoverimento della civiltà e delle relazioni.
I vostri volti, molti dei quali sono noti e amati dal pubblico perché rappresentano momenti belli della crescita di tante persone, racconteranno ancora l'Italia che cambia, l'Italia che va verso la modernità senza dimenticare le proprie radici di solidarietà, l'Italia che si fa ricca delle sue differenze, l'Italia che sorride anche se sa che molti problemi sono ancora da risolvere ed è capace di affrontarli con fiducia.
Palazzo del Quirinale, 12/06/2015 (I mandato)