Rivolgo un saluto cordiale a tutti.
E vorrei - Presidente, Sindaco, Presidente della Provincia - esprimere anzitutto, prima di corrispondere in qualche modo - come posso - alle domande, alle lettere dei ragazzi e delle ragazze, un apprezzamento, un ringraziamento per il Festival del pensare contemporaneo.
È un’iniziativa confortante, davvero preziosa, non soltanto per la partecipazione dei giovani, ma per il loro protagonismo nel riflettere e nell’accettare l’invito a pensare.
Perché quanto i ragazzi hanno poc’anzi detto con le loro lettere, naturalmente, presuppone una azione preventiva di riflessione, un’applicazione e preparazione impegnativa.
Questa mattina avevo un altro impegno al Quirinale e, dopo quell’impegno, ho fatto un po’di riflessione sui quattro temi della meraviglia.
L’impegno di questa mattina era con le ragazze e i ragazzi, atlete e atleti, che rientravano da Parigi, dalle Olimpiadi e Paralimpiadi. Alcuni vostri coetanei, altri più avanti negli anni, più grandi di età. Ma anche lì, dietro le gare, i risultati, gli entusiasmi, vi è prima una grande azione impegnativa, di preparazione, di applicazione, di riflessione, di sacrifici, di allenamenti. Quello che poi noi vediamo è il risultato finale di questa azione impegnativa che fanno atlete e atleti – ripeto – con fatica.
E così è il risultato che mi è stato presentato con queste quattro lettere, frutto di riflessione e di applicazione sui temi proposti.
E quello di riflettere, di farsi guidare dalla meraviglia, è di grande interesse. Poc’anzi abbiamo visto nel filmato quante cose possono suscitare emozione e meraviglia, a partire dalla musica del nostro bravissimo violinista.
È la meraviglia che nasce dall’osservazione, dalla scoperta, dalla riflessione; meraviglia delle infinite strade del pensiero. E quella di sollecitarlo, il pensiero, è una sfida ambiziosa; quella del Festival è preziosa; quella di pensare, riflettere, non schierarsi con un sì o un no su opinioni altrui, ma di elaborare opinioni proprie, riflettervi, esprimerle. Questo dà sostanza alla nostra libertà, questo sospinge ad accrescere la nostra conoscenza.
Potremmo dire anche che è un esercizio di cittadinanza, considerato che la nostra Costituzione esorta, in più articoli, tutti quanti a fornire un contributo alla vita sociale e politica del nostro Paese; e un contributo si può fornire se si riflette, se si pensa, se si elabora una capacità di proposta.
È quello che poc’anzi, nella prima lettera, Noemi ci ha suggerito, dicendo: “immaginare il futuro” – o una cosa del genere - pensare al futuro, costruire il futuro. E dicendo che non è facile dai banchi di scuola. Non è facile mai. È più complicato altrove ogni tanto. Però è davvero questo quello che chiede la Costituzione: costruire insieme il futuro, ciascuno cercando di contribuire con la propria riflessione e le indicazioni.
Hai detto, Noemi, che a un certo punto si è – come dire - indotti a cominciare a correre, come se vi si fosse costretti dalle convenzioni, e hai indicato alcune cause. Ve ne sono tante. Pensavo stamattina, riflettendo, alle tante App che accompagnano le nostre giornate, che forniscono grandi opportunità ma anche il rischio di essere incapsulati, di essere passivi rispetto a quello che viene proposto, quasi di intorpidire la capacità di iniziativa propria. Per questo è sempre bene pensare a costruire il futuro, pensare in proprio.
Ed è fondamentale, in questa che è la società della velocità, che tu abbia detto anche: “non c’è mai tempo per la noia”, per le pause.
Se ci riflettiamo, persino in vacanza vi sono abitudini di ritmi frenetici, che ne stravolgono senso e finalità.
Mi è venuto in mente, stamani, pensando a questo tema proposto, che c’è un grande scienziato italiano, più o meno mio coetaneo, Lamberto Maffei, che qualche anno fa ha scritto un libro, Elogio della lentezza, invitando tutti quanti a riappropriarsi del proprio tempo.
Quando non c’è rispetto per il tempo, non se ne guadagna tempo maggiore, ma si rischia di perdere momenti importanti della vita.
È una riflessione su cui invito a continuare. La lentezza è anche il titolo di un libro di Milan Kundera. Il suo messaggio è che la lentezza consente di ricordare; l’eccessiva velocità fa dimenticare, fa perdere consapevolezza.
Naturalmente né io né Noemi vogliamo fare un elogio della inerzia, ma queste riflessioni, queste considerazioni, inducono a riflettere. E io vi invito a continuare a riflettere, perché le vostre potenzialità sono grandi rispetto al pensare.
La meraviglia che suscita l’ambito ecologico. Elena ci ha già detto poc’anzi, ci ha guidato a questo tema.
Ogni generazione è chiamata, a suo modo, a scoprire e a vivere il rapporto con la natura. E l’alternativa - Ferrari o foresta - è una provocazione impegnativa.
Quello di cui abbiamo preso coscienza negli ultimi decenni è che la Terra non ha risorse infinite. Occorre, quindi, adoperarsi intensamente per ritrovare un nuovo equilibrio. E qui, naturalmente, viene l’interpretazione che abbiamo ascoltato tra consorzio umano e capacità delle macchine. È stata una bella distinzione quella tra realtà complessa e realtà complicata. È fuori di dubbio che il consorzio umano, la società umana, le nostre città, i nostri paesi sono realtà complesse, di relazioni - anche questo è stato evocato - di una quantità di relazioni con gli altri, con altre realtà assolutamente ineludibili, che sono quelle che compongono la vita.
Ecco, questo è quello che induce a riflettere; e a pensare anche a quella nota espressione della farfalla di Tokyo. È un richiamo, quello, alla imprevedibilità degli eventi e - a pensarci - anche l’imprevedibilità è occasione e motivo di meraviglia. È quella che nella vita si incontra sempre e non va ignorata, anzi va raccolta.
Quindi vorrei condividere l’invito conclusivo: continuate a battere le ali.
Carlotta ci ha parlato dell’alternativa tra scrivere una lettera in ChatGPT o in proprio. La scelta di scrivere in proprio è stata motivata ragionevolmente, non soltanto perché migliore, ma anche perché propria. Questo non va mai dimenticato, anche se macchine sempre più perfezionate mettono a prova l’intelligenza umana.
Diceva che la risposta non è mai stata così poco chiara. C’è una risposta importante. Nel corso della storia vi sono sempre state grandi domande, grandi interrogativi di fronte alle svolte del modo di vivere provocate dalle scoperte.
Ma nel tempo si è trattato sempre di come riscaldarsi, di come rifugiarsi, dove rifugiarsi, come ripararsi; dei modi di movimento, degli strumenti della comunicazione. Mai del pensiero, come oggi ci viene proposto.
Ecco, questo riguarda direttamente l’interno di ciascuno di noi, la capacità di riflettere e pensare, perché c’è una cosa che distingue in maniera insormontabile le persone umane dalle macchine: la unicità della persona umana, la sua irripetibilità. Le macchine, anche quelle che in futuro saranno ulteriormente perfezionate, hanno una caratteristica: sono replicabili, uguali a se stesse, sempre identiche. Cambieranno nel tempo, come contenuto, come attitudini, come capacità, come strumentazione offerta, ma sono replicabili. Ciò che distingue la mente umana è la sua irripetibilità.
Ecco, questo è quello che è stato sottolineato - mi pare - nella lettera e questo è quello che va richiamato: la unicità irripetibile della persona umana e della sua mente.
Per questo credo che occorre difendere, da parte di ciascuno, questa unicità. Se ci riflettiamo, non da oggi per la intelligenza artificiale rischiamo l’omologazione: basta pensare al frequente conformismo dei social, basta pensare agli sms in forma abbreviata che tagliano l’espressività, o al modo di esprimersi riducendo parole o addirittura intere frasi a poche sillabe. È il rischio di omologarsi, e contro questo - vorrei sottolineare - dalla lettera è venuta fuori l’esigenza che il genere umano difenda la unicità della sua mente.
Tommaso, riflettendo questa mattina a questo tema, ho pensato ad alcune righe scritte dal grande sociologo tedesco Max Weber: “il possibile non verrebbe raggiunto se nel mondo non si ritentasse sempre l’impossibile”. Ed è questa sempre costante, nuova frontiera che fa avanzare la conoscenza, fa avanzare l’ampiezza dell’orizzonte della mente umana.
Ecco, vorrei premettere che essere realisti, tra tutte le espressioni che conosco, è la più polisenso, ambigua e anche ingannevole che si possa immaginare. Per questo faccio riferimento a quella espressione in questa alternativa tra realismi: quello attendibile, quello ragionevole, e quello invece selvaggio, volgare.
Esiste una realtà oggettiva - domanda costante di fronte al pensiero umano - che possa spingere, quindi, ad atteggiamenti conseguenti?
Ciascun fatto viene vissuto da ciascuno in base alla propria esperienza, anche in base alla capacità di interpretazione che gli offrono gli strumenti culturali di cui dispone. Ma questo non rimuove i dati oggettivi, alcuni dati oggettivi della realtà. Anche perché tante volte la rappresentazione dei fatti è condizionata dagli interessi di chi la propone. E questo trova una massima espressione nelle fake news e nella passività critica con cui, spesso, vengono recepite.
Per questo, riflettere, coltivare il dubbio, approfondire, pensare in proprio è indispensabile, come il Festival induce a fare. E per questo, come è stato detto da Tommaso, occorre responsabilità. Auguri ragazzi!