Nel rivolgere a tutti voi un caloroso saluto, desidero esprimere le congratulazioni più vive agli imprenditori premiati per i livelli di eccellenza raggiunti, ai neolaureati che si sono distinti nel lavoro di studio e di ricerca, e naturalmente al Comitato Leonardo che si è fatto ancora una volta promotore di questa iniziativa meritoria.
Ringrazio Lei, dottoressa Todini, e tutti coloro che hanno preso la parola: la "Giornata Qualità Italia", nei suoi vent'anni di vita, ha conquistato uno spazio di rilievo.
La consapevolezza del valore del prodotto italiano, cui avete dato un contributo importante, è cresciuta, nella dimensione dell'economia, in quella culturale, in quella sociale.
Il Made in Italy nasce nella moda, nella filiera agro-alimentare, nel design: oggi il suo raggio è molto più esteso e raggiunge molti settori della produzione industriale, dalla meccanica a comparti di alta tecnologia.
Il Made in Italy , soprattutto, non è soltanto un prodotto, cui l'origine italiana conferisce un supplemento di competitività. E' uno stile, un gusto, un'impronta che presenta al mondo la nostra capacità, la nostra intelligenza, il nostro ambiente, la nostra cultura del lavoro. E il mondo apprezza questo stile italiano.
Per questo voi stessi adoperate, opportunamente, una formula più ampia e impegnativa del Made in Italy. Parlate di "Qualità Italia".
Credo che sia davvero la chiave giusta, perché siamo di fronte a una sfida che riguarda l'intero Paese e la nostra organizzazione economica e sociale.
Dobbiamo legare con nuovi robusti fili l'attività aziendale alla ricerca, il lavoro ai saperi e alle conoscenze, l'idea stessa di competitività allo sviluppo del tessuto sociale. E dobbiamo migliorare la nostra capacità organizzativa e innovativa.
L'Expo che si aprirà a Milano, il prossimo 1° maggio, è una grande occasione e una preziosa opportunità per il sistema Paese.
Garantire cibo e acqua a tutti i popoli, salvaguardando l'equilibrio dell'ambiente e offrendo alle future generazioni uno sviluppo sostenibile, è un impegno, di portata epocale, che sarà posto all'intero pianeta dall'Esposizione italiana.
Tutti devono fare la parte loro per vincere la sfida e ammodernare il Paese.
Deve farlo la pubblica amministrazione, mettendo a sistema le proprie intelligenze, mantenendosi ancorata, nell'azione, ai principi della Costituzione e adeguandosi, rapidamente, alle potenzialità delle nuove tecnologie e alle sensibilità dei cittadini, che chiedono trasparenza, semplicità degli adempimenti, coerenza nelle decisioni.
Deve farlo la politica a tutti i livelli, operando scelte che favoriscano lo sviluppo e diano priorità al lavoro. Ancor più, alla politica, tocca colpire la corruzione, responsabile di oneri e di alterazioni di competitività intollerabili per il Paese e per il sistema della imprese. Bisogna ridurre le lungaggini burocratiche, contrastare l'illegalità, combattere senza riserve le mafie.
Anche la società deve sostenere questo impegno di ammodernamento del Paese: con una cittadinanza attiva che, quando è necessario, stimoli, integri, corregga l'azione delle pubbliche istituzioni.
Anche gli imprenditori sono chiamati a fare la loro parte, fino in fondo.
Affrontare il mercato, utilizzare e valorizzare il lavoro e la creatività dei vostri collaboratori, progettare, investire con coraggio, sapendo anche crescere nelle dimensioni. Il salto necessario oggi è coniugare la qualità con una struttura più solida, finanziariamente più forte, capace di reggere in mercati globali.
La qualità e la sua crescita non hanno confini legati alle dimensioni. Si può fare qualità nelle piccole come nelle grandi aziende. Si tratta semmai di mettere in campo strumenti che consentano di fare rete, e magari integrare, o comunque consentire l'utilizzo di capitali adeguati a chi altrimenti nella competizione sarebbe battuto in partenza.
Il valore sociale dell'impresa oggi, se possibile, è ancora più grande. E sono d'accordo con voi quando chiedete ai poteri pubblici di inserire le azioni di sostegno all'innovazione e allo sviluppo in un quadro di politiche industriali coerenti e rafforzate.
I premiati di oggi sono esempio di imprenditori e di professionisti che hanno scommesso sull'innovazione e che hanno vinto la sfida.
I dati sull'export che avete citato, e che, in particolare, ha ricordato il viceministro Calenda, sono incoraggianti. Le nostre esportazioni, anzitutto quelle di alta qualità, hanno rappresentato un argine in questa lunga crisi economica.
Troppi posti di lavoro e tanta capacità produttiva sono andati perduti in questi anni. Invertire la rotta è il compito che abbiamo davanti.
Aver saputo tenere testa alla difficile congiuntura finanziaria internazionale, negli anni che sono alle nostre spalle, è stata opera di grande merito. Va ora completata l'azione, con la prosecuzione sulla strada di riforme necessarie e di iniziative per la crescita, concertate a livello dell'Unione Europea.
Registriamo alcuni segnali di fiducia e indicatori congiunturali che iniziano ad essere positivi. La maggiore competitività degli scambi in euro, le misure adottate dalla Banca Centrale Europea, la tendenziale riduzione del prezzo del petrolio, aprono spazi maggiori all'iniziativa.
Indubbiamente un potenziamento ulteriore dell'export italiano può dare un aiuto importante al Paese, così come un incremento dei consumi interni.
Fa bene il governo a porsi per i prossimi anni obiettivi maggiori nel saldo della bilancia commerciale perché ne deriva un impulso importante a tutto il nostro sistema.
Il mio auspicio è che dal vostro lavoro, e da quello convergente di tutte le istituzioni, provengano idee, spinte, risorse per aiutare l'Italia a imboccare una nuova strada di progresso. Il traguardo è alla nostra portata - dobbiamo esserne consapevoli con fiducia - se uniremo qualità, cultura, innovazione e un ammodernamento della macchina dello Stato.
Buon lavoro a tutti.