Eccellentissimo Signor Presidente,
Eccellentissimi Signore e Signori Deputati,
Illustri Ospiti,
ringrazio il Signor Presidente dell’Assemblea Nazionale per le cordiali espressioni di amicizia rivolte all’Italia e a me personalmente.
Esprimo al Presidente Fernàndo da Piedàde Dìas dos Sàntos e a tutti i Deputati sentimenti di viva gratitudine per l’onore che oggi mi viene tributato, quello di rivolgermi a Voi tutti in quest’aula, e di poterlo fare – Primo Capo di Stato straniero – nella preziosa cornice del nuovo solenne edificio del Parlamento.
Con profondo rispetto prendo la parola nel luogo che rappresenta la volontà popolare del popolo angolano e costituisce il simbolo stesso della democrazia, in un Paese con cui l’Italia intrattiene proficui e speciali rapporti di amicizia e collaborazione.
Celebriamo, proprio in questo mese di febbraio, il quarantatreesimo anniversario del riconoscimento da parte italiana dell’indipendenza della Repubblica dell’Angola, che giunse celermente in un contesto internazionale non facile.
La causa dell’indipendenza dell’Angola e degli altri Paesi africani di lingua lusitana godeva di simpatia e ampio sostegno in Italia. Il mondo della cultura italiana, in particolare, manteneva regolari e approfonditi rapporti con i leader della lotta anticoloniale.
L’interesse, il desiderio di reciproca conoscenza fra i nostri rispettivi Paesi, trovava, del resto, radici antiche; tra l’altro, nella vicenda del primo angolano, giunto a Roma come Ambasciatore – superando molteplici traversie – addirittura nel 1608.
La città di Roma, che accoglie le spoglie mortali di questo pioniere dell’amicizia italo-angolana, ha dedicato al Principe António Manuél né Vúnda un pregevole busto in marmo, custodito nella Basilica di Santa Maria Maggiore.
E proprio al Palazzo del Quirinale, sede della Presidenza della Repubblica, il Principe angolano è ricordato in un affresco, nella sala più grande del palazzo.
Sono davvero numerose le vicende che – nonostante una distanza geografica rilevante per quei tempi – accomunano e avvicinano, da secoli, i nostri popoli.
Le commoventi cronache dell’opera dei Padri Cappuccini in Angola, e l’intensa vicinanza spirituale tra Padre Antonio Cavazzi e la Regina Jínga, costituiscono alcune tra le pagine più significative di un cammino che ha costruito una storia comune.
Le opere di Artur Carlos Maurício Pestana dos Santos, meglio noto come Pepetèla, o di Ana Paula Tavares, e dello stesso Agostinho Neto, padre della patria - le cui poesie furono pubblicate in Italia già nel 1963 - ci ricordano il grande contributo di illustri scrittori angolani al patrimonio della cultura universale.
Confermano con successo questo ruolo, in tempi più recenti, le opere di tanti artisti angolani.
Lo splendido Padiglione angolano all’Expo di Milano ha rappresentato una vetrina formidabile delle potenzialità esistenti, e ha consentito a una moltitudine di visitatori di affacciarsi verso il prezioso patrimonio storico, culturale, naturalistico ed economico-sociale del Vostro Paese.
La ricchezza culturale dell’Angola è stata sottolineata anche dall’Unesco. Desidero, a questo proposito, rinnovare al popolo angolano le più vive congratulazioni per il grande risultato dell’inserimento del sito di Mbánza Congo nel patrimonio comune dell’umanità.
Signor Presidente,
Signore e Signori Deputati,
l’amicizia verso il popolo angolano ha trovato espressione anche attraverso gli interventi delle strutture di cooperazione italiane – istituzionali e private - nel difficile contesto della guerra civile, per alleviare le sofferenze della popolazione, anche quando fu deciso il ritiro dei cooperanti stranieri. Una collaborazione proseguita nel corso del tempo, senza interruzioni.
Significative imprese italiane hanno operato qui, nel corso degli ultimi decenni, a vantaggio dello sviluppo del Paese.
Tra esse un posto di sicuro rilievo spetta all’ENI che, sulla spinta delle idee del suo fondatore, Enrico Mattei, seppe adottare – in collaborazione con le Istituzioni angolane – un modello di sviluppo incentrato sulla crescita e il reciproco scambio di conoscenze e competenze, come testimonia, tra i numerosi progetti realizzati, la creazione dell’Istituto per il Petrolio nella città di Súmbe.
Signor Presidente,
Signore e Signori Deputati,
il rapporto così intenso e fecondo tra Angola e Italia credo costituisca un esempio per il dialogo che intendiamo intrattenere con l’Africa tutta, in una visione di crescita delle rispettive società.
Comuni sono le sfide da affrontare, concordi devono essere le ricette.
La Repubblica Italiana opera con convinzione per intensificare la relazione con il continente africano, ampliandone la portata e gli obiettivi.
La recente “Conferenza Italia-Africa” di Roma – con l’apprezzata presenza del Ministro delle Relazioni Esterne dell’Angola - ha posto in rilievo mete comuni: il partenariato paritario, lo sviluppo condiviso, il trasferimento di conoscenze ed esperienze formative, il reciproco arricchimento culturale.
Sono strumenti che richiedono un impegno intenso e incessante da parte di tutti gli attori coinvolti e una profonda unità d’intenti tra i partner.
L’interdipendenza tra Mediterraneo e Africa sub-sahariana è una realtà e include il “corridoio” che va dal Golfo di Guinea al Golfo di Aden.
E’ uno spazio geopolitico che esige l’esercizio di una responsabilità comune da parte dei popoli interessati.
L’Africa è il “Continente dell’oggi”, protagonista di straordinari cambiamenti; e questa consapevolezza deve guidare le nostre azioni. Se è vero che, seguendo le attuali tendenze, la popolazione africana raddoppierà il proprio numero entro il 2050, raggiungendo i 2,5 miliardi - un quarto della popolazione mondiale stimata per quell’epoca - la sfida di fronte alla quale si troverà il continente africano sarà di creare, ogni anno, circa 15 milioni di nuovi posti di lavoro.
E’ una prospettiva che richiede alla saggezza dei Paesi africani di non disperdere il proprio capitale umano, leva primaria dello sviluppo. Le migrazioni di massa sono la più dolorosa spoliazione di futuro di un territorio. Sono le conseguenze di piaghe endemiche che affliggono l’umanità: la guerra, la fame, le carestie. Costituiscono il più amaro pedaggio a una globalizzazione imperfetta e ineguale. E’ essenziale approfondire l’interazione e il partenariato tra Africa ed Europa, per favorire tutte le iniziative e tutti quegli investimenti atti a sostenere le prospettive delle nuove generazioni e il loro pieno inserimento nei processi di sviluppo sociale, economico e politico, utili alla affermazione universale del rispetto dei diritti umani, dei principi della democrazia, della partecipazione.
Signor Presidente,
Signore e Signori Deputati,
nel percorso di intensificazione dei rapporti con il continente africano, l’Italia e l’Unione Europea contano sulla interlocuzione di quei Paesi che, come l’Angola, hanno compiuto un impegnativo cammino di riconciliazione e pace, di crescita economica e progresso sociale, e che possono pertanto costituire un volano per lo sviluppo dei Paesi della loro Regione.
Luanda, snodo strategico del collegamento tra Europa, Africa e Asia, svolge un ruolo prezioso nel consolidamento della stabilità e della sicurezza delle aree dell’Africa Australe e della Regione dei Grandi Laghi.
Consentitemi, a questo proposito, di rivolgere all’indirizzo del Signor Presidente della Repubblica, João Manuel Gonçalves Lourenço il più caloroso apprezzamento per la considerazione rivolta alle relazioni con l’Italia e con l’Unione Europea, nonché per il convinto impulso conferito a un’agenda così decisamente improntata alle riforme, al valore della legalità, all’innovazione e alla coesione sociale.
Desidero sottolineare, in questo senso, lo straordinario sforzo compiuto dalla comunità politica di questo Paese – uno sforzo coronato da successo, e al quale desidero rendere omaggio – per superare decenni di contrapposizioni e di guerra civile.
L’Angola può contare, in ogni momento, sull'amicizia leale e sul sostegno dell'Italia, delle sue Istituzioni e del suo popolo.
Siamo orgogliosi del patrimonio di amicizia che si è sviluppato nel corso del tempo e che ci consente, oggi, di cogliere appieno eccezionali opportunità.
La nostra collaborazione economica, infatti, non riguarda più esclusivamente il pur rilevante comparto energetico.
I vasti e fertili territori di questo Paese, il ricco oceano sul quale si affaccia, la sua posizione geografica e le sue vie di comunicazione, le meraviglie naturali e le sue vestigia storiche, ci consentono di progettare ulteriori collaborazioni in settori dallo straordinario potenziale, come l’agro-industria, le energie rinnovabili, le manifatture, il turismo.
I pregiati marmi della Huíla, la costruzione e gestione delle ferrovie, la protezione delle coste angolane, le telecomunicazioni, la sostenibilità ambientale, la zootecnia, le produzioni agroalimentari sono realtà di lavoro ormai consolidate e che possiamo – e dobbiamo – ulteriormente incrementare.
L’Italia, terzo maggiore investitore in Africa, dopo Cina ed Emirati Arabi Uniti, con la sua struttura imprenditoriale fatta di grandi gruppi, affiancati da decine di migliaia di società di medie e piccole dimensioni, che ne compongono gran parte del tessuto produttivo, può rappresentare un valido modello, specialmente per la riconosciuta capacità di realizzare un forte collegamento tra imprese, territorio e comunità.
Eccellentissimo Signor Presidente,
Eccellentissimi Signori Deputati,
grazie per la calorosa ospitalità riservatami in quest’aula.
L’Italia con l’Unione Europea e l’Angola con gli altri Paesi africani possono, insieme, lavorare per un mondo più equo e onesto. Cito i versi di Agostinho Neto nella sua poesia “Saudaçao” è “giunto il momento di camminare insieme coraggiosamente per un mondo di tutti gli uomini”.
La nostra è un’amicizia che ha sfidato la distanza e il trascorrere del tempo per consolidarsi, in ogni ambito.
Un comune sentire che vogliamo irrobustire ulteriormente.
Obrigádo pela vossa atenção.