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Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia di celebrazione del 150° anniversario della costruzione del Canale Cavour
Un saluto e un ringraziamento a coloro che sono intervenuti, al Sindaco di Vercelli, al Presidente della Regione Piemonte, al Ministro Martina, al Presidente del Consorzio Ovest Sesia, al Direttore Generale Coutenza Canali Cavour, a Piero Angela, che come di consueto ci ha affascinato in maniera efficacissima ripercorrendo la storia del Canale e di ciò che l'ha accompagnato. Non voglio dimenticare i ragazzi che hanno cantato così bene l'Inno nazionale. Un saluto molto cordiale a tutti i presenti, alle autorità, in modo particolare ai Sindaci della provincia, rinnovando loro l'apprezzamento per il lavoro impegnativo e cruciale che svolgono.
Abbiamo visto i filmati che ci hanno reso, in maniera efficace, contezza della dimensione di quest'opera e possiamo dire che a muovere l'impegno di Camillo Benso di Cavour per la realizzazione del Canale che avrebbe portato il suo nome non fu estranea l'esperienza maturata alla guida delle aziende agricole vercellesi, a partire da Leri.
Un territorio che ha provocato un'ispirazione.
Riferimento della sua iniziativa di uomo di governo locale e del Regno furono, più verosimilmente, in maniera ancor maggiore, le riflessioni maturate durante i viaggi effettuati in Europa e la guida del Ministero dell'Agricoltura e del commercio.
Al fondo c'era una acquisita consapevolezza: l'acqua costituiva una risorsa strategica per lo sviluppo del Piemonte, così come sarebbe stato successivamente per l'Italia unita.
Se, sul piano industriale, l'acqua rappresentava l'energia per le nascenti manifatture valsesiane e biellesi, per quanto riguardava l'agricoltura il punto di partenza era collocato un interrogativo di fondo, di base, addiruttura elementare: il Regno di Sardegna produceva abbastanza derrate alimentari per la popolazione di un Paese in forte espansione demografica? Anche a questa domanda si collega l'iniziativa lungimirante di Cavour.
L'irrigazione di terreni altrimenti aridi o comunque poco produttivi era la soluzione più immediata che avrebbe consentito di incrementare in modo significativo la produzione di generi di prima necessità, in un contesto in cui il commercio internazionale di cereali era amministrato con grande attenzione dai governi.
Prendeva così le mosse la realizzazione di quella che sarebbe stata la prima grande infrastruttura apprestata nel Regno d'Italia, canale che riprendeva le opere costruite sul versante lombardo della pianura padana, a partire dal Naviglio Grande di Milano.
Ai frequentatori della biografia del primo Presidente del Consiglio d'Italia - inoltre straordinario stratega dell'unificazione del nostro Paese, opera per la quale rimane nel ricordo e nella riconoscenza di tutti gli italiani - non sfugge che ad accompagnare le iniziative di Cavour erano, insieme, l'avvio di un vasto processo di modernizzazione e di riforme, con il contemporaneo inserimento, prima del Piemonte e poi dell'Italia, nel contesto europeo.
La lezione di Cavour è ricca di suggestioni.
Il filone liberale al quale si ispirava e alle cui fonti si era abbeverato nei suoi soggiorni europei, aveva portato alla crescente affermazione di un equilibrio costituzionale più avanzato in seno al Regno, giungendo poi a concretizzare due propositi: l'identificazione tra politica del partito liberale piemontese e obiettivi del movimento nazionale italiano e la collaborazione tra questo movimento e la monarchia. Una convergenza di intenti che avrebbe servito la causa dell'unità italiana.
Sulla stessa linea, alla Conferenza diplomatica di Parigi che aveva fatto seguito alla Guerra di Crimea, lo statista piemontese riuscì, in quell'occasione, pur fra delusioni, a essere attento interprete, da un lato delle esigenze di stabilità espresse dalla diplomazia europea riguardo alla penisola e, dall'altro, a farsi portatore della volontà di indipendenza degli italiani a livello internazionale.
Oggi, in questa Vercelli che lo vide agire anche in qualità di presidente del Consiglio provinciale, rendiamo omaggio alla sua figura.
Nella stessa maniera vogliamo onorare questa città e questo territorio, le cui virtù civiche hanno segnato la storia d'Italia.
La medaglia d'oro come benemerita del Risorgimento nazionale anzitutto. Pero Angela ha ricordato in maniera efficacissima l'opera patriottica del prestata dalle popolazioni del circondario nell'esecuzione del progetto di inondazione artificiale che bloccò le truppe austriache del maresciallo Gyulaj, nella Seconda Guerra di indipendenza, nel 1859, operazione che impedì l'avanzata asburgica verso Torino.
Un'impresa, quella vercellese, che il conte di Cavour avrebbe paragonato, intervenendo alla Camera, all'incendio della città di Mosca contro l'invasione napoleonica.
Incontriamo, in questa vicenda, un'altra figura di spicco nella realizzazione del Canale Cavour, l'ing. Carlo Noè, autore del piano di operazioni belliche qui riferito e progettista dell'opera.
La storia di questa infrastruttura è strettamente intrecciata ai nomi di protagonisti della storia italiana, non ultimo Quintino Sella, firmatario nel 1862, da ministro delle finanze del Regno, della convenzione con la compagnia concessionaria dei lavori e della gestione.
Cavour seppe promuovere una spontanea cooperazione tra le forze private in possesso dei terreni e di risorse idriche, portandole alla più significativa esperienza su scala europea tra agricoltori, mobilitando, al contempo, risorse private - principalmente capitali francesi e inglesi - per una iniziativa di interesse pubblico.
È oggetto di riflessione da fare, con ammirazione, non soltanto la capacità persuasiva di Cavour verso tanti proprietari delle terre, ma anche l'intelligenza nel comprendere la forza del progetto.
Il complesso del canale, in questo secolo e mezzo, è stato un potente motore di modernizzazione fondiaria, economica e sociale, di applicazione tecnica.
Realizzato in tempi record, neppure tre anni - come è stato qui ricordato -, ha costituito un esempio significativo di trasformazione del paesaggio agricolo, dando vita a un sistema irriguo virtuoso che collega tra loro le acque del vercellese, del novarese e del pavese, per un totale di quasi 360.000 ettari trasformati.
L'uso in modo razionale e sostenibile della risorsa acqua, la cura di aree vaste, hanno consentito una amministrazione del territorio utile a salvaguardarne l'integrità ambientale e a valorizzarne il potenziale di assorbimento di episodi meteorici straordinari, attenuando rischi alluvionali.
In 150 anni di vita, il canale Cavour ha consentito l'esistenza di ecosistemi delicati, insieme al progresso di produzioni agricole specializzate di grande qualità, a iniziare da quella del riso.
Nel pantheon delle figure di questa avventura non ho citato, sin qui, e voglio ricordarne la figura, Francesco Rossi, l'uomo che ebbe l'intuizione dell'esistenza di condizioni atte, dal Po verso il Ticino, a consentire un'irrigazione per scorrimento e sommersione di terreni incolti o allora poco produttivi.
Un uomo che ricevette l'incoraggiamento di un'altra personalità che sarebbe stata poi alla guida del governo, Agostino Depretis, relatore della commissione parlamentare incaricata di valutare la validità dell'opera proposta dal Rossi.
A distanza di 150 anni, la rete dei canali, per le continue iniziative di manutenzione e adeguamento, è ancora pienamente efficiente, dimostrazione non frequente di qualità dei manufatti e di eccellenza di progettazione e manutenzione.
Il pensiero va a quanti, anche a rischio della vita, presero parte all'impresa della costruzione del canale (circa 14.000 secondo fonti dell'epoca).
A quanti, acquaioli e professionalità diverse, hanno garantito e garantiscono quotidianamente il funzionamento della struttura.
A quanti operano nei numerosi distretti irrigui, a quanti, negli anni, hanno guidato gli organi di Est e Ovest Sesia.
A tutti va l'apprezzamento per l'impegno, insieme agli auguri per questo centocinquantesimo compleanno.
Si tratta di un'opera imponente, che vede al centro un bene sempre più prezioso come l'acqua, bene pubblico, diritto umano non garantito a tante popolazioni del mondo.
I mutamenti climatici ci interpellano, spingendo verso modalità, colture, tipi di coltivazione, a sempre minore impatto e consumo.
Abbiamo ascoltato, nell'intervento del Presidente del Consorzio Ovest Sesia e del direttore generale della Coutenza Canali Cavour, accenti di orgoglio per l'utilizzo virtuoso della risorsa acqua rispetto alla superficie irrigata. E dobbiamo dargli atto che hanno pienamente ragione.
E' la visione che deve guidarci nel nostro operare: quella di una gestione equilibrata degli ecosistemi, senza fughe in avanti verso sfruttamenti intensivi e crescenti, né verso utilizzi esclusivi in tempi di scarsità idrica, destinata a riflettersi anche sulla produzione e costo degli alimenti.
L'uomo deve saper dimostrare di essere parte dell'armonia dell'universo e non strumento distruttivo.
Il mondo dell'agricoltura sa di condividere oggi una responsabilità morale accresciuta.
Oltre a coltivare per nutrire le persone occorre salvaguardare le risorse produttive affinché consentano la continuità delle colture nel tempo, per il futuro.
L'agricoltura è il settore che, secondo le stime dell'Unione Europea, consuma maggiormente l'acqua della comunità, con l'ottenimento di una produttività più elevata, molto più elevata.
In Italia l'agricoltura irrigua genera da sola il 50% della produzione e il 60% del valore totale dei prodotti agricoli, utilizzando il 21% della superficie agraria; ma il futuro si presenta impegnativo per quanto riguarda la disponibilità e il consumo di acqua.
Mettersi al riparo dalla crisi non potrà passare attraverso l'affannosa acquisizione delle ultime risorse rimaste ma, piuttosto, dovrà muoversi verso l'oculato investimento in forme di agricoltura sostenibile.
Il Piano nazionale irriguo parte, opportunamente, dal nodo degli sprechi e da una ottimizzazione del sistema di irrigazione nazionale, sulla linea della Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo sulla Direttiva quadro Acque e sulla direttiva Alluvioni, che mette in guardia contro una estrazione di acqua superiore alla capacità naturale di rinnovamento.
L'Italia detiene, in ambito europeo, il primato delle superfici irrigabili, con circa 4 milioni di ettari, precedendo di poco la Spagna. E' un risultato che testimonia lungimiranza e laboriosità.
Quasi il 40% dell'acqua impiegata in agricoltura nel nostro Paese viene utilizzata per soddisfare i bisogni della coltura risicola, che occupa il 12% della superficie agricola irrigata, con sistemi, come la sommersione, e lo scorrimento superficiale. Occorre proseguire l'innovazione e la ricerca per soluzioni sempre più efficienti.
Il Piemonte registra, con il 65,4%, la maggior percentuale di volume d'acqua, tra regioni italiane, destinato alla risicoltura.
Del resto, il triangolo d'oro del riso italiano e, credo con compiacimento possiamo dire del riso europeo, è proprio quello dell'area coperta dalla Coutenza dei canali Cavour.
L'ineguagliabile paesaggio, realizzato nel rapporto uomo-natura nei secoli, è il contesto nel quale ci troviamo ad agire e rappresenta un elemento unificante di politiche territoriali che tengano insieme le ragioni della vita, dello sviluppo e della saggia salvaguardia.
Sono ragioni da porre in correlazione le une con le altre, non in contrapposizione, sottraendosi all'alternativa sul prezzo da pagare sull'altare ora di una, ora dell'altra, di queste esigenze. Sono tutte da preservare in maniera equilibrata.
La lezione di 150 anni fa, con l'imponente trasformazione anche sociale che ne è derivata, è davanti a noi.
Questo paesaggio ci parla, parla a tutta l'Italia, a tutta l'Europa.
Ci racconta l'evoluzione in agricoltura, la modernizzazione del Paese.
Riporta l'eco delle battaglie bracciantili e delle mondine per le 8 ore in risaia.
Se pensiamo che, sino agli anni'50, quasi 150.000 lavoratrici e lavoratori agricoli venivano coinvolti nella coltivazione del riso, abbiamo la dimensione della evoluzione di un fenomeno, nella struttura sociale e nel rapporto tra uomo e paesaggio, anche nei suoi nuclei abitativi.
Dobbiamo coltivarne la memoria.
Coltiviamo la memoria di fatti e luoghi.
Di testimonianze e modelli come quelli dell'opera ciclopica che qui oggi onoriamo, tappa del cammino del progresso umano.
Accostiamoci con responsabilità sociale e personale a questo compito che ci è stato dato da chi ha pensato questo straordinario sistema di irrigazione.
Facciamo sì che questo anniversario segni anche l'orgoglio di un cammino di rinascita, dopo anni di abbandono, dei luoghi di Cavour in queste contrade, a partire da Leri, dove tutto questo ebbe inizio, valorizzando una testimonianza del passato, ma espressione altresì di quella vocazione al miglioramento che caratterizzò l'avvio della nazione italiana.
Simboleggiata da una agricoltura moderna, per un Paese che sa guardare, anche da questa terra - che è un esempio - con fiducia al futuro, costruendolo con intelligenza e operosità.
Vercelli, 24/09/2016 (I mandato)
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