Rivolgo un cordiale saluto al Presidente del Senato, al Presidente della Corte costituzionale, al Ministro dei Beni culturali, alle Autorità presenti, ai Presidenti delle Accademie, alle personalità e ai giovani premiati.
Benvenuti al Quirinale in questo giorno importante per la cultura italiana, per la scienza, per l'arte, per la musica. La cerimonia di consegna dei Premi "Presidente della Repubblica", e delle Borse di studio intitolate a due maestri del valore di Goffredo Petrassi e Giuseppe Sinopoli, sono una testimonianza ulteriore del legame che persiste tra l'opera creativa delle eccellenze italiane e l'humus che compone la civiltà - potremmo dire: l'identità stessa - del nostro Paese.
Ringrazio i docenti delle tre Accademie - l'Accademia nazionale dei Lincei, l'Accademia nazionale di San Luca e l' Accademia nazionale di Santa Cecilia - per la loro costante attività, di ricerca e di insegnamento. E ringrazio i tre presidenti per le pregevoli laudationes, pregievoli e interessanti, pronunciate in onore dei premiati di oggi: il maestro Riccardo Muti, il maestro Luigi Ontani, il professor Luca Bindi. Le loro parole ci hanno offerto nuovi spunti e ancor più approfondite conoscenze per apprezzare meglio l'opera di personalità che costituiscono - in campi diversi - un vanto dell'Italia nel mondo.
Questi Premi sono stati istituiti dal presidente Luigi Einaudi, e da quel primo settennato, con continuità, sottolineano una relazione speciale delle Accademie nazionali con la Repubblica. E' una relazione che non riguarda una élite benemerita ma ristretta. Al contrario, i Premi rappresentano una sollecitazione, e una sfida, per rendere l'insieme della nostra comunità nazionale sempre più partecipe e beneficiaria della bellezza, del genio creativo, delle punte più alte raggiunte negli studi da talenti italiani.
La cultura, l'arte, il pensiero prosperano e si sviluppano quando una società è capace di sostenere le sue eccellenze e, al tempo stesso, di approfondire la Conoscenza, di ampliare le opportunità per i propri giovani, e per i cittadini di ogni ceto sociale.
Talvolta questi processi vengono intesi come estranei tra di loro. Sono, invece, complementari; e possono divenirlo sempre di più. La democrazia ha un dovere in questo senso: ha la necessità di far crescere la cultura, di valorizzare l'arte e la musica, di investire nella ricerca e nel sapere, sia puntando verso l'alto - nella competizione e nel confronto con il mondo intero - sia espandendo la propria base. Non è un caso che la Costituzione contenga, tra i suoi principi fondamentali, un impegno solenne per promuovere la cultura e la ricerca.
A ben guardare, è in gioco la qualità e l'essenza stessa della democrazia. Lo comprendiamo bene in una stagione quale quella che attraversiamo, in cui siamo chiamati ad affrontare cambiamenti profondi, di portata globale, che mettono in discussione la coesione e i modelli sociali, e ci pongono domande che vanno anche oltre la dimensione culturale toccando le stesse radici antropologiche.
La cultura, l'arte, la ricerca - comprese le strade aperte da quelle avanguardie che le vostre Accademie esprimono - sono quindi essenziali alla tenuta di società complesse come le nostre, ancor più di quanto lo fossero in passato quando i ritmi di mutamento erano più lenti. Non comprenderlo, o pensare che la cultura sia indifferente allo sviluppo sociale, e anche economico; o, ancor peggio, che sia irrilevante rispetto ad essi, è un errore che certo voi non commettete.
L'interdisciplinarietà - richiamata dal professor Quadro Curzio come criterio selettivo per l'attribuzione del Premio e, in fondo, come indirizzo dell'attività dell'Accademia dei Lincei - è anch'essa una sfida cui non ci si può sottrarre, particolarmente nel nostro tempo. La velocità dei processi induce all'iper specializzazione, e ciò aumenta l'importanza dei supporti tecnici, dell'intelligenza artificiale, della robotica. Si tratta di potenzialità straordinarie a disposizione dell'umanità. Di strumenti preziosi e indispensabili.
Ma resta il tema di guidare i processi verso la sostenibilità e la giustizia, di cogliere sempre la ricchezza e la creatività dell'animo umano, di indirizzare la forza della modernità verso la tessitura di una comunità più equilibrata e coesa. C'è insomma un contenuto, e una speranza, di umanesimo nell'interdisciplinarietà, nell'unicità del sapere.
Le vostre Accademie si collocano in questo crocevia. Le migliori energie intellettuali hanno decisivi compiti sociali. Etica e ricerca possono trovare tanti punti di incontro nell'obiettivo di fornire alla persona e alla comunità un più compiuto sviluppo.
Questo, del resto, è il compito della Repubblica. Promuovere, rimuovere ostacoli, perseguire sempre nuovi traguardi. E far sì che le conquiste costituiscano un beneficio per tutti, anche per i più svantaggiati.
Rinnovo le mie congratulazioni e formulo ancora i migliori auguri ai premiati e ai due giovani vincitori delle Borse di studio: Gabriele Cosmi e Mascha Diatchenko.
Confido che il loro lavoro, la loro opera creativa continui, nel futuro, sempre a livelli di eccellenza.
C'è una domanda di Italia nel mondo, e non pochi guardano a voi. Guardano al maestro Muti, come interprete autorevole e moderno di quella sapienza della musica che - ha detto bene il Maestro dall'Ongaro - ha tanto DNA italiano nei suoi cromosomi.
Guardano al nostro gusto, alla nostra qualità, alle nostre innovazioni, alla nostre capacità di sperimentare, come nelle opere di Luigi Ontani.
Guardano alla nostra attitudine a indagare la realtà e a conoscerla sempre di più, quella capacità su cui si sono basati gli studi e le scoperte del professor Bindi.
Il vostro impegno consente di raggiungere sempre nuovi obiettivi e di trasmettere le conoscenze alle generazioni più giovani.
La cultura, l'arte, la scienza sono un bene comune, e costituiscono un patrimonio unitario.
Sta a voi, con l'aiuto delle istituzioni repubblicane, assicurare che crescano e si diffondano sempre di più.