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Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico 2026/2027 presso l’Istituto Omnicomprensivo “Sergio Marchionne”, in occasione del decimo anniversario del terremoto

Rivolgo un saluto molto cordiale a tutti i presenti e a chi ci segue da remoto.

 Riparte la scuola. Inizia un nuovo anno scolastico.

Come sempre. Ma non è una replica sempre uguale.

È un tratto di strada nuovo quello che comincia. Sono nuove le classi, nuovi gli studi che si affrontano, nuovi i ragazzi e le ragazze delle prime classi, ma soprattutto è nuovo il mondo, che cambia velocemente.

Un percorso aperto, sempre nuovo. Da affrontare con la speranza di     dare e ricevere di più. Di crescere e di costruire.

La scuola prepara il futuro, come ben sappiamo. Tessendo insieme conoscenze e creatività, cultura e dialogo tra le persone.

Ricominciare da questa bella scuola ricostruita, da Amatrice, da Arquata del Tronto, da Norcia, da tutti i luoghi colpiti dal terremoto di dieci anni fa, dalle ferite profonde sofferte da queste comunità esprime il senso di quanto sia importante questo nostro ripartire.

Amatrice, Arquata del Tronto, Norcia, nella giornata della scuola,    sono capitali d’Italia per sottolineare la centralità del percorso di ricostruzione e il dovere e la volontà di condividerne attese e  prospettive.

Ringrazio il Ministro Valditara per le sue considerazioni. Ringrazio tutti coloro che si sono adoperati per dar vita ai momenti che stiamo vivendo qui, nella Scuola Sergio Marchionne; di cui saluto i ragazzi e le ragazze, i docenti, i collaboratori.

Ringrazio chi ci ha condotto in maniera così brillante, gli artisti, i campioni dello Sport, il personale del Ministero dell’Istruzione, le istituzioni e i cittadini di Amatrice.

Viviamo un cambiamento d’epoca. Grandi e veloci trasformazioni stanno mutando sia il contesto che la nostra quotidianità. La società, come sempre, ha bisogno della scuola, e di una scuola all’altezza dei tempi nuovi, per difendere la civiltà che è stata conquistata e per progredire ancora.

Come sempre, anche nei nostri giorni si tende a concentrarsi sul presente. A consumare nell’oggi le risorse. È invece necessario investire sul futuro. Sarà più forte e resiliente un Paese che investe sulla scuola e sulla conoscenza.

Del resto, macchine sempre più intelligenti, per essere governate a vantaggio delle persone e delle comunità, hanno bisogno di persone sempre più preparate, più responsabili; e più ricche di valori.

I compiti educativi e formativi sono sempre stati cruciali. Ma oggi, se possibile, lo sono ancora di più.

Soprattutto oggi educare vuol dire, insieme a trasmettere conoscenze, promuovere talento e partecipazione; vuol dire sviluppare le qualità intellettuali e morali, vuol dire formare personalità libere e mature, capaci di contribuire alla vita di comunità.

         Abbiamo costruito nei decenni una buona scuola. Grazie al lavoro di tanti. Dobbiamo farla diventare migliore, sapendo innovare.

Nell’universo digitale l’intelligenza artificiale e le reti social sono motori di grande potenza che offrono opportunità fino a ieri inimmaginabili.

Dobbiamo peraltro saperne rimuovere i pericoli: di manipolazione della realtà, di colonizzazione del pensiero e dei sentimenti, di compressione – nascosta, invisibile, ma sostanziale - della libertà personale, di impoverimento dell’originalità e della creatività.

Il progresso non va ostacolato, né temuto, né seguito con passività. Va orientato e continuamente verificato quanto alla garanzia del primato della persona. Per questo è necessario che le generazioni più giovani - e più capaci di usare i nuovi strumenti – crescano, tenendo insieme conoscenza e umanità, capacità tecnologiche e solidarietà.

Compito della scuola è formare ragazze e ragazzi che abbiano voglia di adoperare le potenzialità dei loro cellulari per pensare in proprio, liberamente, e non per consegnarsi a qualcuno che pensi al loro posto; per cercare spazi nuovi e non per rassegnarsi a ciò che l’algoritmo decide di proporci.

Custodire e allenare la nostra umanità e le nostre menti, senza farle atrofizzare dallo strapotere computazionale: questa è missione della scuola.

Scoprire il proprio talento e contrastare l’omologazione sono anche chiavi per combattere dipendenze e solitudini.

Oggi tutto ciò che accade ci sembra vicino. Siamo inondati di parole e di immagini che provengono da ogni dove. Il paradosso è che nel mezzo di tante comunicazioni incessanti si può soffrire di isolamento e di abbandono.

La scuola deve includere, recuperare, ricostruire. I nostri bambini, i nostri studenti sono avanti a noi per tante cose, ma sappiamo che hanno bisogno di trovare fiducia, che il disagio può nascondersi nei loro comportamenti. Può nascondersi persino ai genitori.

Serve padronanza degli strumenti tecnici, ma servono anzitutto valori umani. Nella scuola la convivenza e il rispetto devono prevalere mettendo al bando la violenza.

La violenza si manifesta in molte forme. Prepotenze esplicite, gruppi e bande che si consolidano fuori dalle aule. Le violenze contro gli insegnanti: l’ultimo grave episodio di pochi giorni addietro si aggiunge a quelli già avvenuti in passato, non dimenticati. Talvolta da parte di ragazzi, più di frequente di genitori, ben più colpevoli in questo tradimento del loro compito educativo; sottraendosi alla indispensabile alleanza con gli insegnanti.

Ci sono violenze più subdole che richiedono antenne sensibili: il bullismo che infierisce sul più debole, la diversità e la debolezza che diventano causa di umiliazione, il disinteresse di chi volta le spalle davanti ad atti di viltà travestiti da bravate.

Sono intollerabili gli episodi di violenza e di sopraffazione ai danni di ragazze e sono inaccettabili anche quelle forme più ovattate di oppressione nei loro confronti, quelle pretese miserabili di supremazia e di impossessamento.

Più che un codice di comportamento la scuola deve aiutare a riconoscere un’etica condivisa. Gli insegnanti non devono, quindi, essere lasciati soli dalla società e le istituzioni non devono recedere dalla loro responsabilità in contesti difficili. Con un impegno rinnovato per sconfiggere la dispersione scolastica.

La scuola è la leva più efficace di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia figli di emigrati.

La scuola prepara tutti – “E’ aperta a tutti”: così dispone l’art. 34 della Costituzione.

Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale.

Gli studenti non sono semplici utenti della scuola.

 La società ha bisogno della loro voce.

Ragazze e ragazzi, rendetevi ancora più protagonisti della vita scolastica. Con la vostra consapevolezza, con il vostro impegno.

Conoscenza e studio sono importanti per la vita. Non un sapere astratto o soltanto astratto, teorico. Ma un sapere che si unisce all’amicizia, alla premura per chi ci sta accanto, alla responsabilità verso gli altri. Questa è la strada della libertà. La nostra libertà è autentica se la libertà esiste per tutti.

Dobbiamo essere padroni dei nostri tempi. “C’è un legame stretto – sono parole dello scrittore Milan Kundera – tra lentezza e memoria, tra velocità e oblio”. Ciò che si acquisisce senza la fretta di correre resta impresso nella memoria di una persona, ciò che si prende in velocità, spesso distrattamente, viene facilmente dimenticato.

La rapidità sembra diventata una condizione esistenziale. La scuola deve invece restare uno spazio di equilibrio dove si mira non alla lentezza ma alla solidità e, quindi, a uno sviluppo integrale della persona.

Care ragazze e cari ragazzi, vi viene detto spesso che siete voi il futuro. Lo siete già oggi.

Dovete, allo stesso tempo, voi, costruirlo e abitarlo.

Buona scuola a tutti! 

Amatrice, 21/09/2026 (II mandato)

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