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Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia in occasione del 40° anniversario di fondazione della Comunità di San Patrignano

Grazie per ‘l’abbraccio’. Sono onorato di riceverlo.

Questo è un giorno di festa per la Comunità di San Patrignano.

In verità vi sono sempre ragioni di festa in una realtà come questa, nata da iniziative coraggiose, da una grande passione civile e da scelte di vita che hanno condotto a prendersi cura di persone in grave difficoltà, ad accompagnarle nella ricostruzione della fiducia in se stesse e di relazioni umane positive, aperte, coinvolgenti, favorendo il loro reinserimento nella società con energie attive e responsabili.

Ragazzi voi non siete qui soltanto per ricevere, ma anche per dare. Ciascuno di noi ha sempre molto da imparare dagli uni e dagli altri.

Quarant’anni sono tanti. San Patrignano ha compiuto un lungo tratto di strada che permette di guardare con grande soddisfazione ai decenni passati, ai suoi risultati. Naturalmente è una storia che impegna a guardare soprattutto al futuro, a continuare questa esperienza, questo impegno, questa straordinaria attività che la comunità svolge e continua a farlo con la stessa speranza, la stessa determinazione che ha contrassegnato questi quarant'anni.

Dobbiamo riconoscenza a chi ha aperto questa strada. Vorrei ricordare anche io il fondatore di San Patrignano, Vincenzo Muccioli, e con lui tutti coloro che hanno costruito, sviluppato e fatto crescere questa realtà.

Vorrei ricordare anche chi da San Patrignano è passato ed è ripartito libero da quel grave fardello che lo opprimeva. Desidero ricordare i collaboratori, i tanti sostenitori. E ricordare anch’io, con molta riconoscenza, Gian Marco Moratti, impegnato in questa realtà con tanta dedizione e con grande discrezione.

Qui si respira solidarietà e questo è un patrimonio del nostro popolo.

Nel DNA degli italiani vi è la solidarietà. La nostra cultura, la nostra storia, la bellezza del nostro Paese non sarebbero così grandi, né così apprezzate nel mondo senza il valore della solidarietà.

San Patrignano, con i suoi risultati, con tutta la sua storia è una prova che la vita di comunità, quando mette al centro la dignità di ogni persona, unica, non ripetibile, mai eguale a nessun altro, e mette al centro il diritto di ognuno a diventare artefice del proprio futuro, è capace di sconfiggere l'egoismo, l'indifferenza, la paura, la solitudine. Il tessuto solidale in un Paese e, al suo interno, di ciascuna comunità, è un bene comune prezioso, e questo va sempre considerato, a partire da chi ha responsabilità pubbliche.

Qualche volta, di fronte alle difficoltà della vita, della convivenza, a mutamenti così tumultuosi, grandi, profondi, del nostro tempo, si rischia di pensare che chiudersi in se stessi, scivolare nella solitudine, possa essere addirittura un rifugio. Questo è un pensiero debole e triste.

Le preoccupazioni vanno comprese. Nessuno ha il diritto di ignorarle. Ma non ci si può arrendere alla paura.

La vostra esperienza di solidarietà, e altre analoghe alla vostra, dimostrano che si può vincere l'individualismo, l'egoismo, l'apatia, la solitudine, per coltivare invece una fiducia che ricostruisce rapporti e rafforza ciascuno.

Per questo le vostre attività sono un segno e una testimonianza di unità.

Tengo a sottolinearlo perché il compito principale del Presidente della Repubblica, come dice la nostra Costituzione, è rappresentare l'unità dell'Italia.

Unità non è soltanto nel senso territoriale del nostro Paese, è anche l'unità di vita del nostro Paese, la sua coesione, il suo modo di sentire tutti i cittadini legati da un destino comune: questa è l'unità vera del Paese, l'aspetto che indica costantemente, in tutto il suo tessuto, la nostra Costituzione.

Rafforzare l'unità del nostro Paese, della sua società, delle sue persone nella vita in comune è un compito che riguarda ciascuno di noi. Certo, riguarda anzitutto chi ha responsabilità politiche, ma anche ciascuno di noi, nel costruire il tessuto relazionale che rende la vita gradevole, più positiva e migliore per tutti.

San Patrignano nasce per combattere le dipendenze, quelle che imprigionano la libertà della persona; per restituire loro la voglia di vivere appieno la propria personalità.

La dipendenza è un nemico insidioso, capace di catturare tanti giovani e spingerli fino alle soglie dell'abisso. È un’esperienza che tanti hanno provato e continuano a provare nel nostro Paese.

Nel Talmud è scritto “Chi salva una vita, salva il mondo intero”. San Patrignano ha salvato molte vite in questi quarant'anni e continua a farlo.

San Patrignano non è una realtà astratta, teorica, lontana, ma è composta da ciascuno di voi, perché siete voi che vicendevolmente vi aiutate a recuperare la pienezza della propria vita. Siete voi i protagonisti di questa comunità, e siete voi che aiutandovi a vicenda consentite a ognuno di ritrovare in pieno il proprio futuro.

A volte basta un gesto. Poco fa Melita ha ricordato quell'abbraccio da cui, in quel teatro di Milano, è partito il suo percorso. Basta un gesto, purché sincero, per comprendere cosa c'è nella vita di positivo.

La droga si manifesta con molte maschere. Ma produce una condizione di morte e di oppressione che tutti ben conosciamo.

È stato importante, in questi quarant'anni, che San Patrignano, come altre realtà, abbia dimostrato che la droga può essere sconfitta, che se ne può uscire recuperando in pieno se stessi.

Le radici sono robuste in questa comunità, e hanno messo in circolo conoscenze, esperienze, riflessioni che arricchiscono l'intera società. Tra loro vi sono tanti giovani che hanno attraversato momenti difficili e che sono stati capaci di trovare l'amicizia, la fraternità e, attraverso di esse, di riconquistare il proprio futuro.

Occorre rivolgersi con efficacia a tutti i giovani e ai giovanissimi del nostro Paese che possono entrare in contatto con il pericolo delle droghe prima di quanto accadeva negli anni passati, perché non cedano la loro libertà alle droghe vecchie e a quelle nuove. Perché abbiano fiducia in se stessi, nella solidarietà, costruiscano amicizie, rapporti, coltivino dei sogni, come quello che poc'anzi Leonardo ha espresso, di poter diventare infermiere oncologico per i bambini. Coltivare sogni per il proprio futuro e realizzarlo e, nel corso della vita, un continuo realizzarsi che rende gradevole andare avanti.

Vi auguro, in questo 40° anniversario, la continuazione di questa esperienza.

Vorrei essere in grado di dialogare con ciascuno di voi, singolarmente, per dirvi quanto siete importanti e quanto sia importante - lo ripeto - che ognuno di noi capisca sempre che ha molto da apprendere dagli altri.

Da ognuno di voi c'è da apprendere molto, di esperienze, di speranze, di prospettive.

Auguri a tutti voi, a ciascuno di voi, e a San Patrignano.

 

Coriano, 26/06/2018 (I mandato)

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