Rivolgo un saluto di grande cordialità al Ministro del lavoro, a tutti i presenti. Ringrazio il Presidente Cuzzilla per avermi invitato a questo importante appuntamento.
In questo anno si festeggiano gli ottanta anni di vita della Repubblica. Vi si accompagnano gli ottanta anni dalla fondazione della vostra Confederazione, unione di alte professionalità. Ed è di grande significato questa coincidenza
Siete nati sulle macerie della guerra, per un’Italia migliore.
Il progresso della vita della nostra comunità si intreccia strettamente, in questi decenni, al ruolo svolto da coloro che hanno rivestito il compito di dirigenti, protagonisti del divenire di uno Stato moderno, coeso fra le componenti della società.
Un percorso imponente per complessità e determinazione quello che ha sottratto un Paese all’arretratezza per farne una nazione ispirata a principi di libertà, autonomia, dinamismo, ispirata ai valori democratici.
L’esperienza di allora della vostra Confederazione raffigura la storia di ripresa del nostro dopoguerra.
Frutto di una scelta di libertà di organizzazione libera dopo le vicende corporative e dirigistiche che avevano improntato il soffocamento della società civile da parte del fascismo.
Risultato di una visione lungimirante che, mentre rivendicava il diritto a un’immagine propria per gli ambiti dirigenziali nel pubblico e nel privato, contestualmente rappresentava un’assunzione di responsabilità, oltre che nei confronti del proprio datore di lavoro, nei confronti dell’intera società italiana.
Lo ha ricordato il Presidente Cuzzilla: competenza come coesione; lavoro come sviluppo; futuro come responsabilità.
Sono queste le parole chiave che vi hanno accompagnato in questi ottanta anni e che motivano la riconoscenza della Repubblica.
La dottoressa Lavanga ci ha ricordato come il fondatore della Confederazione, Giuseppe Togni, avesse chiaro come per la ricostruzione, per lo sviluppo, fosse necessario - accanto alle risorse materiali, alle infrastrutture - un capitale sociale. Persone in grado di fare uscire il Paese da falsi miti propagandistici per governare processi complessi, come quelli dell’ingresso dell’Italia sulla scena internazionale, sui mercati globali.
Eravamo, infatti, di fronte a un cambiamento d’epoca al quale la Repubblica, con la scelta europeista, avrebbe dato un contributo determinante.
Il titolo che avete scelto per questa assemblea, per questo incontro, attesta il desiderio di proseguire, andando al di là delle stesse specifiche professionalità, per contribuire, con i valori e le competenze che vi appartengono, ad affrontare le sfide del nuovo cambiamento d’epoca che abbiamo di fronte e che sono in corso.
Sollecita, in questo percorso, la riaffermazione dell’autonomia propria del dirigente unitamente al ruolo sociale sviluppato per affermare obiettivi di progresso per l’intera comunità, in obbedienza all’etica che guida ciascuno nell’esercizio della propria professione e, per quanto riguarda i funzionari pubblici, il dovere di esercitare la propria attività nell’interesse esclusivo della nazione.
Il contributo offerto dai dirigenti ai vari livelli per l’attuazione del PNRR, per non smarrirne il rilievo e l’importanza per la ripresa del nostro Paese dopo la pandemia, merita di essere ricordato.
Se, nei decenni passati, sono ascrivibili al vostro primo Presidente, Togni - membro della Costituente, poi Parlamentare e Ministro - iniziative legislative sul terreno della libertà economica e della tutela dei consumatori, come quelle per introdurre norme antitrust in una società economica italiana in cui numerosi erano i monopoli, va menzionata la vostra battaglia di questi anni per l’equità fiscale, richiamata dal Presidente Cuzzilla.
Il vostro essere parte del tessuto della Repubblica ha significato, per i dirigenti, pagare anche prezzi alti. È avvenuto durante gli anni del terrorismo, quando le Brigate Rosse assunsero alcuni dirigenti come bersaglio per cercare di smantellare riferimenti del nostro modello di vita. A Pietro Coggiola, Carlo Ghiglieno, Manfredo Mazzanti, Renato Briano, Giuseppe Taliercio, assassinati perché ridotti a simboli da un feroce delirio ideologico, rivolgiamo il nostro pensiero.
L’Italia avrebbe presto sconfitto il terrorismo grazie ai propri valori civili e alla propria unità. Quell’unità di fondo che non si deve disperdere anche quando asprezze e contrapposizioni di merito conquistano il centro della scena.
Oggi un mondo nuovo si sta plasmando tra rapidissime trasformazioni. Dobbiamo tenerne il passo.
Non sarà facile sfruttare l’onda prorompente delle nuove tecnologie digitali, dell’intelligenza artificiale, della robotica, ponendole a servizio esclusivamente di maggiori profitti e di migliore efficienza ma anche di una crescita qualitativa e di una organizzazione produttiva e sociale che valorizzi la persona, che tuteli sempre la sua dignità, che rafforzi la coesione sociale.
È compito che coinvolge il vostro impegno quotidiano.
Le funzioni dirigenti private e pubbliche, dei servizi essenziali, dei settori emergenti sono una nervatura essenziale di una società che voglia restare protagonista del proprio futuro.
Si tratta dell’alleanza del lavoro, premessa, nella nostra Costituzione, del carattere universale dei diritti della persona, e, nel contempo, dei doveri di solidarietà politica, economica e sociale, paradigma del nostro modello di vita.
Un’alleanza che deve saper guardare al futuro e quindi ai giovani qui presenti in così ampia misura.
L’Europa è la dimensione, lo spazio in cui pensarsi e agire.
La consapevolezza di questa realtà è condizione per rinsaldare quel modello sociale europeo a cui nessuno intende rinunciare e per sostenere il quale occorrono scelte conseguenti da parte delle istituzioni.
Vi auguro - alla Confederazione, al suo Presidente, ai Presidenti del collegio dei presidenti dei vari ambiti che si raccolgono nella Confederazione - di affrontare le sfide che ci attendono con tutta la grande energia e l’alta fiducia di cui siete capaci.
Buon anniversario alla Confederazione italiana dirigenti e alte professionalità.
L’Italia ha bisogno del vostro impegno.