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Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia per lo scambio di auguri con i rappresentanti delle Istituzioni, delle forze politiche e della società civile

Ringrazio il Presidente del Senato per gli auguri che mi ha rivolto e per le parole con cui ha introdotto questo tradizionale appuntamento.

Un saluto cordiale al Presidente Napolitano, alla Presidente della Camera dei deputati, al Presidente del Consiglio dei ministri, al Presidente della Corte Costituzionale e a tutti i presenti.

Non posso iniziare senza manifestare il sentimento di tristezza e di angoscia per gli attentati terroristici di ieri, ad Ankara e a Berlino, il cordoglio per le vittime, la solidarietà per i paesi colpiti e la grande apprensione per la sorte di una nostra giovane connazionale dispersa nel luogo della strage a Berlino.

L'anno che si avvia alla conclusione è stato carico di speranze e di difficoltà, ci ha posto di fronte a problemi nuovi e rilevanti per il nostro futuro, ci ha inferto sofferenze, quella del terremoto nel Centro Italia sopra ogni altra, ci ha fatto vedere quante energie positive, quante forme di solidarietà sono presenti nella nostra società. Ci ha dimostrato ancora una volta quanta vitalità vi è nei nostri territori, nella nostra cultura, nella nostra economia.

Abbiamo festeggiato i settanta anni della Repubblica. Adesso dobbiamo prepararci a sfide nuove. Il nostro Paese - la nostra società nel suo insieme - è capace di superare i passaggi decisivi: talvolta fatichiamo a riconoscerne i pregi e ci fermiamo a sottolinearne soltanto lacune e pigrizie che, ovviamente, è bene indicare.

Anche quest'anno, ad esempio, come era avvenuto per l'Expo nel 2015 a Milano, l'evento del Giubileo straordinario ha visto, a Roma, una grande partecipazione e si è svolto in piena sicurezza, riscuotendo, per questo, apprezzamenti da tutto il mondo.

Desidero ringraziare, per questi risultati, oltre che per la loro quotidiana attività, le nostre Forze dell'Ordine e i Servizi di informazione.

Questo incontro si svolge a poco più di due settimane dalla celebrazione del referendum sul testo di modifica della seconda parte della Costituzione, proposto dal Governo ed esaminato e approvato dal Parlamento, testo che il Corpo elettorale, con netta maggioranza, non ha condiviso.

L'alta affluenza al voto è stata la dimostrazione della solidità della nostra democrazia, in cui una cittadinanza, capace di attiva partecipazione, ha manifestato, con evidenza, la richiesta di essere protagonista delle scelte collettive.

Il testo vigente - conservato inalterato dal voto popolare - costituisce la Costituzione di tutti gli italiani, che tutti dobbiamo amare e rispettare.

A seguito dell'esito referendario il Governo guidato dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha deciso di rassegnare le dimissioni. Al presidente Renzi rivolgo un saluto cordiale, ringraziandolo per l'opera prestata al servizio del Paese in quasi tre anni di intenso impegno a capo del potere esecutivo.

Un augurio di buon lavoro al nuovo Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e al nuovo Governo, che si è costituito nel pieno e doveroso rispetto della Costituzione e che si trova, ottenuta la fiducia di entrambe le Camere, nella completezza delle sue funzioni. La nostra Costituzione, dal 1948, prevede, difatti, il Parlamento come organo eletto dal popolo e affida al Parlamento, con il voto di fiducia, il compito di conferire pienezza di funzioni al Governo, nominato dal Presidente della Repubblica.

Ci troviamo nella fase conclusiva della Legislatura, con un orizzonte di elezioni, per la verifica dell'allineamento del Parlamento rispetto agli orientamenti del Corpo elettorale, nel momento in cui l'andamento della vita parlamentare ne determinerà le condizioni.

A questo scopo - quello di consentire nuove elezioni con esiti chiari - è necessario dotare il nostro Paese di leggi elettorali, per la Camera e per il Senato, che non siano, come in questo momento, l'una fortemente maggioritaria e l'altra assolutamente proporzionale ma siano omogenee e non inconciliabili fra di esse. Esigenza, questa, condivisa da tutte le forze parlamentari nel corso delle recenti consultazioni.

Leggi, inoltre, pienamente operative affinché non vi siano margini di incertezza nelle regole che presidiano il momento fondamentale della vita democratica.

Anche questa necessità sorregge l'esigenza di un Governo nella pienezza di funzioni, senza il quale il Parlamento non potrebbe procedere all'approvazione di alcuna normativa elettorale.

E' augurabile che, sulle regole elettorali, si registri in Parlamento un consenso, auspicabilmente generale, comunque più ampio di quello della maggioranza di governo.

Come è stato affermato dal Presidente del Consiglio, in occasione della presentazione alle Camere, il Governo cercherà di facilitare il lavoro parlamentare riguardo alla legge elettorale.

Il Governo, secondo la Costituzione, ha, inoltre, il compito e il dovere di farsi carico dei tanti problemi presenti, oggi, nella vita dell'Italia. Dall'avvio della ricostruzione dei comuni colpiti dal terremoto alla condizione economica del Paese e, nel suo ambito, al ruolo dei nostri operatori nei mercati; dalla sicurezza del risparmio affidato al sistema bancario, all'occupazione; dalla gestione del complesso fenomeno migratorio ai rilevanti impegni internazionali di fronte all'Italia.

Viviamo in un periodo di grandi cambiamenti del mondo, dei suoi equilibri, delle relazioni internazionali, dei rapporti politici ed economici. L'Italia, nel prossimo anno, ha l'occasione di svolgere, a questo riguardo, un ruolo incisivo e di rilievo.

Tra pochi giorni faremo parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. A fine marzo, in questa nostra Capitale, si celebrerà la ricorrenza dei sessant'anni dei Trattati di Roma, occasione anche di un Vertice dell'Unione Europea particolarmente importante. A fine maggio, a Taormina, si svolgerà la riunione dei Paesi del G 7, sotto presidenza italiana.

Impegni europei e internazionali in cui sono in gioco il ruolo e il prestigio dell'Italia.

Non si tratta di prestigio fine a se stesso: esso si traduce in autorevolezza per il nostro Paese e si riverbera positivamente sull'economia nazionale come sulla possibilità di successo delle nostre proposte in sede di Unione Europea e di Comunità internazionale.

Dalla grande affluenza al recente referendum è emersa - vorrei nuovamente sottolineare - una domanda dei nostri concittadini di maggior partecipazione, non episodica ma costante; e autentica, libera, da non strumentalizzare, da non manipolare. Una domanda rivolta soprattutto alle formazioni politiche e che merita apertura e disponibilità nella risposta.

Questa attitudine si presenta del tutto in linea con le tante qualità positive espresse, ogni giorno, nel tessuto della nostra società.

Pochi giorni addietro ho consegnato riconoscimenti a numerosi giovanissimi ragazzi che si sono distinti, come tanti altri, che essi rappresentano, nel loro impegno quotidiano, nello studio, nel rimuovere ostacoli della disabilità, nella solidarietà, nel superamento di limiti posti da malattie, nel soccorso fornito a persone in pericolo.

Il mese scorso sono state conferite onorificenze a quaranta persone che, lontano dalla ribalta e dai riflettori, nella loro vita professionale o nel volontariato, sono impegnate al servizio degli altri e della collettività.

Questa Italia, con questi e tanti altri protagonisti positivi, portatori di valori che rinsaldano il tessuto connettivo del nostro Paese, inteso come comunità di vita, merita dalle istituzioni una risposta di pari livello.

Per rispettare questi sentimenti diffusi tra gli italiani, e corrispondervi, vi è assoluta necessità di un clima più sereno. Costruttivo, rispettoso delle opinioni altrui, delle scelte compiute dagli altri, delle persone di cui non si condividono opinioni e scelte.

La dialettica rappresenta un ingrediente indispensabile della vita sociale e della democrazia. Può, e deve, essere franca, netta, talvolta anche aspra. Ma l'ascolto delle ragioni degli altri ne costituisce elemento indispensabile, così come è sempre saggio coltivare il beneficio del dubbio e la capacità di porre in discussione le proprie certezze.

Si tratta di un appello che desidero rivolgere a tutti gli ambienti del nostro Paese, particolarmente a quello politico, a quello dei mezzi di comunicazione, a quello dei social.

Chi suscita e diffonde sentimenti di inimicizia o, addirittura, di odio agisce contro la comunità nazionale; e si illude di poterne orientare la direzione. L'odio che penetra in una società la pervade e si rivolge in tutte le direzioni, verso tutti e verso ciascuno.

Tanto più è necessario un clima di dialettica vivace ma corretta e seria quanto più grandi, impegnativi e talvolta drammatici sono i problemi che vanno affrontati e che richiedono la capacità di misurarsi con questioni complesse.

Malgrado indicatori positivi sul numero degli occupati, che non vanno sottovalutati, di fronte alle difficoltà di tante famiglie, di fronte a giovani che non hanno la possibilità di programmare la propria vita perché non trovano lavoro, di fronte a chi lo ha perduto o a chi lo ha ma è sottoretribuito, di fronte a un'ampia area di povertà, che non è costituita da un dato statistico ma da numerosi nostri concittadini, occorre rispetto e, quindi, un confronto di proposte con contenuti ed elaborazioni adeguate.

Insicurezza, disagio tra i nostri concittadini, accresciuto divario sociale richiamano i doveri che derivano dal valore dell'unità nazionale. Questa non si esaurisce nella dimensione territoriale ma comprende i profili generazionali e sociali. L'unità del Paese è nuovamente una grande questione sociale.

L'Unione Europea attraversa una crisi nell'attuazione del suo progetto. Lo vediamo nel risorgere di tentazioni nazionaliste, nei piccoli e grandi egoismi che impediscono scelte comuni su questioni fondamentali. Lo vediamo nell'insufficiente governo del fenomeno migratorio, nei passi indietro rispetto al processo di integrazione politica, economica, fiscale.

Dobbiamo adoperarci perché l'occasione della ricorrenza a Roma di sessant'anni dall'inizio del suo percorso divenga il momento di rilancio della consapevolezza del valore storico di quella scelta e del dovere - e della comune convenienza - di svilupparla sempre di più.

Partecipiamo, con onore e impegno, alle missioni internazionali di pace. Ai nostri militari rinnovo il mio apprezzamento e l'augurio più caloroso e assicuro loro che il mio ringraziamento esprime il sentimento comune degli italiani.

Va, altresì, espressa riconoscenza a quanti, nel volontariato, si prodigano per recare aiuto nelle diverse iniziative di cooperazione per lo sviluppo e per l'affermazione dei diritti umani.

L'Italia è un Paese con vocazione e impegno rivolti alla pace.

Questo va sottolineato di fronte agli ennesimi attentati del terrorismo di matrice islamista che in questi giorni, dalla Giordania ad Ankara a Berlino, insanguinano la pacifica vita quotidiana, nei luoghi e nei momenti più disparati: in un sito turistico, in una mostra, in un mercatino. Rinnovo ai Paesi amici colpiti la nostra piena solidarietà.

La vocazione alla pace va ribadita mentre la tragedia che si consuma ad Aleppo, mietendo vittime innocenti tra la popolazione civile, bambini compresi, è divenuta l'emblema più doloroso del clima di disumana violenza e di cinica sopraffazione che spesso si manifestano, della mancanza di collaborazione tra gli Stati, dell'impotenza della politica e della diplomazia. Quella tragedia umanitaria, che ferisce le nostre coscienze, alle porte dell'Europa, avrà conseguenze ben oltre l'area mediorientale.

Non possiamo non rendercene conto e dovremmo tutti interrogarci se il dibattito politico che si svolge in Italia e in Europa sia sempre all'altezza dei tempi.

Ieri ho espresso gli auguri agli Ambasciatori degli altri Paesi a Roma, oggi li rivolgo a voi, che rappresentate le Istituzioni, il mondo politico e settori significativi della società civile.

Tra due giorni mi recherò in due località in cui si trovano, sfollati, nostri concittadini colpiti dal terremoto, per rivolgere a loro gli auguri di tutti gli italiani per le prossime festività. Con il pensiero alle tante vittime, si tratterà di auguri particolari perché riguarderanno la sicurezza del loro futuro e la ricostruzione dei loro abitati, delle scuole, la continuità delle attività economiche, cioè i vari aspetti che compongono la vita del tessuto sociale.

Questi nostri concittadini non vivranno un Natale e un inizio d'anno come quelli passati. Il regalo che possiamo far loro è la garanzia della ferma determinazione delle istituzioni nel sostegno nei loro confronti e l'assicurazione che questo sostegno non si attenuerà in alcun modo nel tempo. Sento di poter assumere questo impegno anche a nome di tutti voi.

Abbiamo il privilegio di vivere e di operare in Italia. Condurla nel futuro è un compito di grande responsabilità. Ed è un compito comune. Questa consapevolezza non deve mai attenuarsi.

I migliori auguri a voi, alle vostre famiglie, a tutti gli italiani.

Palazzo del Quirinale, 20/12/2016 (I mandato)

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