Bentornate e bentornati.
È un vero piacere accogliervi qui.
Saluto il Ministro, il Presidente del CONI, il Presidente della Commissione parlamentare, il Presidente del comitato paralimpico; il Presidente delle Federazioni degli sport invernali. E un saluto, naturalmente, a tutti voi: vorrei farlo particolarmente per i vertici delle Forze armate, che sono qui in duplice veste, come autorità e come protagonisti delle Olimpiadi e Paralimpiadi con tante medaglie conseguite. Non è così, Capo di Stato Maggiore Generale?
È un vero piacere ricevere dagli alfieri le bandiere, cui avete dato tanto prestigio, con il vostro impegno e le vostre gare.
Questi Giochi, quelli olimpici e quelli paralimpici, hanno scritto una pagina indimenticabile.
Abbiamo rivisto poc’anzi alcune immagini, che avevamo tutti certamente ben presenti nel ricordo e che hanno sintetizzato, in pochi minuti, una quantità di emozioni, di successi; emozioni che voi, più di chiunque altro, avete provato e successi che tutti abbiamo apprezzato e condiviso.
Sono stati giochi che hanno creato ragionevolmente un grande motivo di orgoglio per il nostro Paese.
Sul piano sportivo, anzitutto: medaglieri colmi. Trenta medaglie per le Olimpiadi e sedici per le Paralimpiadi, quindi medaglieri davvero colmi.
E quella sequenza numerica dieci, sei, quattordici è davvero significativa, una coincidenza di grande significato storico, presidente Buonfiglio.
Oltre alle medaglie conquistate - io ho avuto la fortuna di essere presente in alcuni casi - vanno ricordati i record raggiunti, il gran numero di discipline in cui siete stati protagonisti, mostrando l’alta qualità del nostro movimento sportivo.
Come sempre accade, abbiamo potuto seguire anche alcune storie personali sinceramente entusiasmanti, che hanno coinvolto tanti nostri concittadini nell’emozione. Storie di grande passione, di sacrificio, di dedizione. È importante che queste storie di atlete e atleti divengano motivo di interesse per il pubblico, di attrazione per nuovi atleti, di esempio per i giovani che cominciano a cimentarsi nello sport.
Ovviamente, essendo stati noi il Paese organizzatore delle Olimpiadi e Paralimpiadi, si aggiunge un altro motivo di orgoglio: quello del successo della organizzazione delle gare, dell’ospitalità offerta alle squadre e agli atleti, della complessa macchina che ha sorretto tanti eventi contestuali e complessi.
È stato un modo di trasmettere, in ogni continente, un’immagine dell’Italia di grande efficienza.
Tutto è andato bene. Ringrazio il CONI, il Comitato Paralimpico, la Fondazione Milano-Cortina. In tanti nel tempo ne abbiamo seguito, sostenuto, anche trepidato, per lunghi mesi, il cammino, con fiducia nell’organizzazione, contro ogni scetticismo e contro ogni espressione di sfiducia, smentite dal successo raggiunto.
Del resto, la bellezza e l’importanza dello sport vanno oltre l’evento squisitamente sportivo, oltre i gesti atletici. Perché lo sport è cultura, è espressione e proiezione della società.
E quindi la nostra organizzazione così efficace, i risultati così lusinghieri ci hanno permesso di offrire al mondo, a tutti i nostri ospiti - atleti, tecnici, spettatori - la nostra amicizia, la nostra capacità di accoglienza, il nostro rispetto per gli altri, il nostro desiderio di conoscere, di collaborare, di costruire reti di solidarietà.
E insieme a questi valori, umani e sociali, la nostra natura abbiamo offerto, i nostri paesaggi, le testimonianze della nostra civiltà e delle nostre arti.
Viviamo un tempo difficile, offuscato da minacce gravi, da guerre sanguinose, da venti di odio. La cultura che lo sport trasmette, che proietta nel mondo, ha un segno ben diverso. Dove la violenza vuole sopraffare il diritto, lo sport esalta la lealtà e il sacrificio, nel rispetto delle regole condivise. La competizione non è per soggiogare l’altro, ma al contrario, per migliorarsi insieme e potersi poi ritrovare insieme.
Lo sport può essere nel mondo testimone di civiltà, e lo è: di civiltà che non si arrende alle prepotenze e alle violenze.
Le Olimpiadi ne sono l’espressione più alta, e così le Paralimpiadi.
Le Olimpiadi lo sono - come tutti ben sappiamo - da sempre, sin dalle origini antiche.
È significativo, in questa stagione così complicata, che sia toccato all’Italia, e quindi con l’Italia all’Europa, farsi vetrina di una manifestazione mondiale di amicizia e di umanità.
Una manifestazione in cui, come sempre avviene nello sport - o forse come sempre dovrebbe avvenire nello sport - prevalgono i valori sportivi e non gli interessi e gli aspetti finanziari.
Grazie a coloro che hanno raggiunto il podio, ne portano con sé le medaglie. Qualcuno e qualcuna in abbondanza e immagino il peso nel tenerle addosso.
Coloro che sono arrivati o arrivate in quarta posizione recano con sé la rappresentanza di tutti coloro che hanno partecipato alle Olimpiadi e Paralimpiadi. Per questo sono qui, benvenuti, con coloro che hanno ottenuto medaglie.
Grazie quindi agli organizzatori, ai tecnici, a tutti coloro che hanno accompagnato, assistito, allenato atlete e atleti.
Siete stati seguiti e seguite con affetto da un grandissimo numero di nostri concittadini. Lo sarete anche in futuro, nel loro ricordo; lo sarete soprattutto nell’impegno di ragazze e ragazzi, che coltiveranno i vostri sport, nell’ambito olimpico e in quello paralimpico.
Bentornati con la nostra bandiera, cui avete reso onore. Grazie.