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Intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 165° anniversario di costituzione dell'Esercito Italiano
Rinnovo il saluto al Capo di Stato Maggiore, ringraziandolo per le sue considerazioni di alto significato, che poc’anzi ha svolto.
Ci siamo appena visti - prima di venire in questa Sala - con il Capo di Stato Maggiore, per un colloquio, nel corso del quale gli ho ribadito l’apprezzamento e la riconoscenza alta della Repubblica per l’Esercito italiano.
Naturalmente esprimo un benvenuto molto cordiale a tutti voi che qui rappresentate le donne e gli uomini dell’Esercito, chiedendovi di trasmettere alle vostre colleghe e ai vostri colleghi gli auguri per questo centosessantacinquesimo anniversario.
Un benvenuto particolare alle Medaglie d’oro al Valor militare presenti, il Colonnello Paglia e il Sergente Maggiore Adorno; e agli altri decorati: il Graduato Aiutante Millocca, Medaglia d’argento; il Graduato Aiutante Razzano, Medaglia d’argento al Valore dell’Esercito; il Sergente Maggiore Giannini, Medaglia d’argento al Valore civile.
Le vostre storie di valore sono di esempio per le donne e gli uomini dell’Esercito e per tutti i cittadini.
L’Esercito affonda le proprie radici nel mosaico delle milizie preunitarie e nelle epiche campagne risorgimentali. Periodi in cui la Forza armata fu strumento determinante per la costruzione di una comune identità e per il conseguimento dell’unità nazionale.
A differenza di quanto contrassegnava la sicurezza nei secoli precedenti, dopo la Seconda Guerra mondiale si ebbe la capacità di costruire un credibile ordinamento internazionale.
Le Forze Armate di tanti Paesi, sotto l’ombrello dell’Onu, cooperavano a spegnere i focolai di scontro, a promuovere la pace.
La condizione internazionale, allora articolata intorno a due grandi potenze, aveva determinato un equilibrio largamente prevedibile, pur fra tensioni che frequentemente si manifestavano. Successivamente, il venir meno della “Guerra Fredda”, a seguito del collasso dell’impero sovietico, sembrava aver aperto la strada a una lunga prospettiva di pace.
Oggi lo scenario è mutato e si manifestano crisi dagli effetti globali.
L’attuale indebolimento del diritto internazionale e la proliferazione dei conflitti su larga scala, caratterizzati da minacce ibride e asimmetriche, hanno travolto i tradizionali paradigmi di deterrenza, e impongono una resilienza istituzionale che sappia essere presidio di sicurezza in un mondo sempre più frammentato e fragile.
L’Esercito è dunque chiamato, anch’esso, a rispondere alle scelte strategiche che Parlamento e Governo si trovano a dover definire.
Un processo di necessaria trasformazione, in cui ancora una volta, è preziosa la vostra dedizione professionale, per concorrere a difendere gli interessi vitali dell’Italia, a partire dal sistema di libertà e dalla stabilità democratica delle sue istituzioni.
Con le altre Forze Armate siete strumento per l’indipendenza della Repubblica, tutelando i confini nazionali e in ossequio ai valori della nostra Costituzione - poc’anzi citata dal Generale Masiello - promuovendo la pace e i diritti umani nelle missioni internazionali.
La professionalità delle Forze Armate, insieme all’etica che le guida, è – oggi - alla prova dell’impiego di sistemi d’arma sorretti dall’intelligenza artificiale: ma è sempre il soldato a restare il baricentro non sostituibile anche nella guerra contemporanea.
La tecnologia gioca un ruolo senza precedenti sui campi di battaglia. Un ruolo crescente. Ma non può sostituire il discernimento umano.
Guai a operare diversamente: le tragedie si moltiplicherebbero. E se n’è già registrato qualche esempio.
Ogni azione dei nostri militari trova legittimazione e guida nel solco tracciato dalla Costituzione: i principi cardine di libertà, uguaglianza, giustizia, rispetto della dignità umana non sono enunciati teorici, ma rappresentano la bussola etica, l’orientamento dell’impegno quotidiano dell’Esercito, delle Forze Armate. Esempi concreti ne sono le missioni cui assolvete, da quella del personale italiano schierato in Libano, a quella di Strade sicure sul territorio nazionale.
Il pensiero va rivolto, in questo momento, alla Brigata Sassari, inquadrata nel comando della missione UNIFIL, e al personale impegnato nell’ambito delle iniziative bilaterali di addestramento e supporto delle Forze Armate libanesi.
I soldati italiani, insieme a quelli degli altri contingenti internazionali schierati sotto l’egida delle Nazioni Unite, conducono, in condizioni di sicurezza difficilissime, la delicata missione di pace che costituisce l’ultimo strumento sul campo di cui la comunità internazionale dispone per promuovere una risoluzione pacifica della grave crisi in atto.
La ferma resilienza di cui danno prova è encomiabile. L’impegno dell’Esercito e delle Forze Armate non si limita al solo Medio Oriente, ma abbraccia tutto l’arco di crisi che, partendo dalle coste atlantiche nel Nord Africa, raggiunge la penisola arabica e risale su fino alle sponde del Baltico.
L’impegno delle donne e degli uomini dell’Esercito è accompagnato, in tutti questi fronti e nella quotidiana attività, dalla gratitudine del popolo italiano.
Anche per questo sentimento, desidero esprimere l’omaggio della Repubblica a tutti coloro che hanno perso la vita nell’espletamento del dovere al servizio della Patria, e a coloro che portano su di sé i segni di ferite fisiche o morali.
Rinnovo gli auguri per questa ricorrenza a tutti voi qui presenti e, per il vostro tramite, a tutti i vostri colleghi e colleghe, e ai vostri familiari.
Viva l’Esercito! Viva le Forze Armate! Viva la Repubblica!
Palazzo del Quirinale, 04/05/2026 (II mandato)