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Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Cerimonia dell’80° anniversario della firma dell’Accordo di Parigi – Giornata dell’Autonomia 2026

Signor Presidente Federale della Repubblica d'Austria,

Signor Presidente della Provincia,

Autorità,

Signore e Signori,

 

rivolgo anzitutto un benvenuto e un saluto caloroso al Presidente Federale della Repubblica d’Austria, Alexander Van der Bellen e alla sua consorte. Benvenuta, signora!

Con il Presidente Van der Bellen ho un rapporto consolidato di stima e, se mi consente - come ha avuto l’amabilità poc’anzi di dire anche lui -, di sincera, personale amicizia. Un rapporto che rafforza quello tra i nostri popoli, e lo ringrazio per la sua partecipazione in una giornata così significativa per questo territorio, per entrambi i nostri Paesi.  

Rivolgo un saluto al Presidente Kompatscher e lo ringrazio per il conferimento dell’onorificenza del “Grand’ordine di merito della Provincia Autonoma di Bolzano”: ne sono onorato - lo ringrazio anche per la cortesia delle sue parole - ancor più nel riceverla insieme al Presidente Van der Bellen.

Gli sono riconoscente anche per aver propiziato questa nuova occasione di celebrare assieme la Giornata dell’Autonomia, nella speciale ricorrenza degli ottant’anni dalla firma dell’intesa De Gasperi – Gruber, che riveste ancora oggi l’indiscutibile valore di elemento fondativo, storico e simbolico, e che coincide con gli ottanta anni della Repubblica Italiana.

L’intesa di Parigi fu il risultato della lungimirante volontà di due statisti che, dinanzi all’immane tragedia del secondo conflitto mondiale, seppero individuare una soluzione innovativa e coraggiosa alla questione dell’Alto Adige/Südtirol.

Come naturale, visioni diverse ispiravano le relative posizioni. Ne emerse non un banale compromesso, bensì un modello che viene tuttora invocato in Europa in situazioni di difficile composizione.

I due leader condividevano la convinzione che fosse indispensabile salvaguardare le minoranze di lingua tedesca e ladina presenti nella regione, tutelandone le identità, garantendo la serena coabitazione di ciascuna delle popolazioni che vivevano il territorio.

Non fu una scelta facile: interveniva in ambiti territoriali oggetto di contesa durante la Prima guerra mondiale, regolati solo con il Trattato di Saint Germain del 1919 e oggetto successivamente di gravi politiche etniche forzate da parte del fascismo e del nazismo. Giunte persino alle opzioni del 1939, previste dagli accordi Mussolini-Hitler, che prevedevano la migrazione in Germania dei cittadini di cultura tedesca.

La pretesa era quella di fare arbitrariamente coincidere confini geo-politici e confini etnici, condizionando i diritti dei cittadini presenti sui territori alla identità culturale di cui erano portatori.

Le due giovani Repubbliche – rinata con l’indipendenza quella austriaca e istituita dal referendum quella italiana - vollero con saggezza, invece, affermare, con l’accordo, un principio opposto.

Principio ribadito nella Costituzione Italiana: non si è “allogeni”, stranieri, a casa propria.

Sono diritti scolpiti all’art.3 della nostra Carta.

Il 1946 fu in Italia l’anno della Repubblica e, mentre ne celebriamo l’80° anniversario, celebriamo contemporaneamente l’Accordo di Parigi: due eventi uniti da un vincolo stretto.

Repubblica e autonomie hanno accompagnato lo sviluppo della democrazia italiana in questi decenni.

La Repubblica Italiana, sin dal suo sorgere, ha ritenuto che valorizzare le specificità delle comunità collocate alle frontiere fosse un arricchimento dei valori di convivenza della nostra civiltà.

Condizione che l’Unione Europea ha saputo far crescere ulteriormente, dando sempre maggiore spessore alla nostra comune cultura.

La saggia legislazione, aperta al rispetto delle persone e delle comunità, che, nel febbraio 1948, favorì le ri-opzioni verso l’Italia di quanti - in base agli accordi del 1939 tra i due regimi - avevano scelto il Reich tedesco, fu strumento che permise di ridare l’autentica consistenza numerica al gruppo linguistico tedesco in Alto Adige/Südtirol, conferma che il trasferimento verso il Reich non era stata aspirazione delle popolazioni di questa terra.

Un riconoscimento esplicito della bontà del processo in tal modo avviato venne, il 31 dicembre 1948, da Karl Gruber – allora, com’è noto, Ministro degli Esteri d’Austria - che considerò risolta felicemente una delle questioni più importanti dell’Alto-Adige/Südtirol.

Nel contesto del dopoguerra, con l’occupazione di Germania e Austria da parte degli Alleati, il rischio che si profilava per gli optanti poteva essere quello di rimanere in una sorta di limbo, senza cittadinanza.

Questi territori furono preservati dalla tragedia che investì altre nazioni, con riallocazione forzata delle popolazioni, fenomeno che, secondo gli storici, riguardò, in Europa, circa 20 milioni di persone costrette a lasciare le loro case.

Subirono questa sorte tanti polacchi, tanti tedeschi, tanti ungheresi, tanti cechi e slovacchi. Riguardò anche l’Italia, con i territori assegnati alla Jugoslavia e il doloroso esodo delle popolazioni giuliano-dalmate.

L’approvazione da parte dall’Assemblea Costituente dello Statuto della Regione Trentino Alto-Adige/Südtirol avrebbe quindi avviato il percorso di pieno riconoscimento delle autonomie speciali per i territori in essa ricompresi, definito, nel 1992, con la nuova, ampia, adeguata condizione di autonomia.

Come abbiamo già avuto modo di ricordare, assieme al Presidente Van der Bellen, proprio qui a Merano nove anni addietro, quella efficace soluzione individuata nel ‘92 con il pacchetto, e poi con lo Statuto nuovo, trovò il riconoscimento di una piena e conclusiva composizione della vertenza in sede ONU.

Superata l’odiosa pulizia etnica attuata con le opzioni, nel nuovo cammino non sono mancate - ne siamo tutti consapevoli - difficoltà, incomprensioni, talvolta diffidenze, superate grazie all’intento di costruire una storia comune.

Si è trattato della vittoria della diplomazia sulle contrapposizioni, dei valori democratici sulla forza, della prevalenza di quanti, società civili, forze politiche antifasciste e antinaziste, si adoperarono tenacemente fin dall’inizio per una soluzione pacifica e costruttiva.

Desidero ricordare con riconoscenza l’azione di Silvius Magnago e Alcide Berloffa.

Il modello derivante da quel metodo, internazionalmente apprezzato, di soluzione delle controversie e di protezione delle minoranze etniche e linguistiche, fa oggi dell’Alto Adige/Südtirol un esempio di convivenza. 

Signor Presidente Van der Bellen,

Signor Presidente Kompatscher,

quanti - nelle istituzioni o semplici cittadini attivi nelle rispettive comunità - concorsero al superamento delle divergenze e alla costruzione di un futuro pacifico per queste terre, dettero un impulso vigoroso anche al progetto europeo.

Con l’ingresso dell’Austria nell’Unione Europea, che coincise in quello stesso 1995 con l’entrata in vigore di Schengen, si aprì una fase nuova di spazio comune, di dialogo, di promozione dei diritti, di cultura condivisa che trae beneficio dalle diversità e ne fa leva di progresso.

La scelta di partecipare insieme – Austria e Italia - alla costruzione dell’Unione Europea - comunità di valori - sancisce in modo netto il rifiuto delle ideologie totalitarie che avevano tristemente segnato la storia del Novecento.

In questa prospettiva, come già auspicava lo stesso De Gasperi, i confini, da storici ostacoli naturali o artificiali, sono divenuti punti di incontro fra terre e popoli desiderosi di vivere in armonia e di prosperare insieme.

Signor Presidente Van der Bellen,

l’intesa tra Austria e Italia - consacrata poi nel Trattato di Pace - mentre manifestò il recupero di sovranità negoziale sul piano internazionale da parte di due potenze sconfitte, ha rappresentato una tappa d’importanza storica per la ricostruzione del rapporto di amicizia tra Austria e Italia, in quel dopoguerra immediato, difficile e così travagliato, alla quale si è aggiunta, poi, la comune appartenenza all’Unione Europea, elemento vitale per le nostre relazioni.

La cooperazione transfrontaliera costituisce un elemento cardine ulteriore tra i nostri due Paesi e un contributo rilevante al rafforzamento dell’Unione.

Da entrambi i punti di vista, possiamo guardare con fiducia alla sempre più stretta collaborazione che si realizza tra i territori frontalieri nell’ambito dell’Euroregione Tirolo-Alto Adige/Südtirol-Trentino.

Signore e Signori,

gli esempi di collaborazione ambiziosa e concreta, ottanta anni dopo la firma dell’Accordo di Parigi, riaffermano la validità del modello sviluppato in Alto Adige/Südtirol, il suo successo, la sua esemplarità a livello internazionale e il valore dell’autonomia per questi territori.

Un patrimonio condiviso, prezioso per i nostri due Paesi e per l’Europa, da salvaguardare e promuovere con costanza e con determinazione, come dimostrato anche dalla recente legge costituzionale con nuove norme sullo Statuto di autonomia.

La Repubblica è riconoscente alle popolazioni di queste terre per il contributo che hanno dato e forniscono al progresso del nostro Paese e della comune vita europea.

 

Vi ringrazio.  Vielen dank.

Merano, 05/09/2026 (II mandato)

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