Rivolgo un saluto molto cordiale al Presidente della Camera dei deputati, della Corte Costituzionale, alla Vicepresidente del Senato. A tutti i presenti un cordialissimo benvenuto.
Ringrazio i Ministri Schillaci e Bernini per le considerazioni che hanno svolto, il Presidente Sironi, la Direttrice scientifica Mondino e il Professor Vannucchi che ci hanno offerto una mappa aggiornata degli avanzamenti e delle prospettive della Ricerca oncologica, manifestando, al contempo, quanto alta sia la motivazione che muove la Ricerca.
A tutti i presenti ripeto il ringraziamento per l’impegno che viene svolto giorno per giorno sul fronte della Ricerca. La comunità di scienziati, di Ricercatori, di medici, di volontari che sostengono l’AIRC, è una straordinaria risorsa civile.
Tanti sono i cittadini che ricevono beneficio dal vostro impegno. Talvolta se ne perde consapevolezza, perché le ricerche hanno percorsi lunghi e le applicazioni non sono immediate.
Appena ripensiamo alla strada percorsa nella lotta al cancro, ci rendiamo conto di quanto sia grande il salto in avanti compiuto in pochi decenni.
La Ricerca pensa al futuro. Lo prepara. Lo costruisce. Sempre: dopo ciascuna tappa, dopo ciascun successo.
Per non smarrire il senso e il valore della sua opera, anche sociale, è utile, ogni tanto, soffermarsi a ricordare da dove si è partiti.
I Giorni della Ricerca discendono da una intuizione che poco più di sessant’anni fa unì gli scienziati fondatori dell’AIRC. L’idea motrice era tanto semplice quanto sorprendente per il senso comune dell’epoca: il cancro può essere sconfitto. E lo strumento, il percorso, per vincere è la Ricerca.
Si aveva persino cautela nel pronunciare il nome della malattia oncologica. E quando una persona ne scopriva la presenza, non di rado, rischiava di dover subire una sorta di assurdo stigma sociale.
Non serve, con voi, menzionare le tappe di questo straodinario avanzamento. La realtà di oggi è semplice: quello che veniva chiamato male incurabile viene curato. Oltre tre milioni e mezzo di persone in Italia vivono – e vivono appieno - dopo una diagnosi di patologia oncologica.
La vita in presenza di questa si è prolungata ed è migliorata perché le cure sono meno invasive, meno condizionanti. Tanti guariscono in modo definitivo. Tanti, mentre si curano, mantengono, com’è ovvio, le consuete relazioni, perseguono progetti, costruiscono il futuro.
Tutto ciò è merito della Ricerca e del suo continuo alimentare le terapie.
Lo spirito positivo dell’AIRC ha contagiato la società, ha contribuito a diffondere conoscenze e a sviluppare una cultura e un’opinione largamente diffusa rispettose della Scienza.
Grande, quindi, è il merito dell’AIRC e ovunque di tutti coloro - ricercatori, scienziati, medici - che lavorano con passione e sacrificio per raggiungere nuovi traguardi.
Riflettendo sui successi conseguiti - così importanti, così evidenti - risultano incomprensibili e risaltano anche talune stridenti contraddizioni del nostro tempo.
La Ricerca e la Scienza salvano vite umane, in numero sempre maggiore, eppure dobbiamo tuttora constatare che si diffondono e sono presenti credenze irrazionali e fake news distruttive, inchiodando nella paura parti, sia pur piccole, di popolazione.
L’opposizione pregiudiziale ai vaccini è uno dei sintomi più sconcertanti: quando ci troviamo di fronte a fatti dolorosi di cronaca, con adulti o bambini che rischiano o addirittura perdono la vita che avrebbero potuto facilmente difendere, si avverte l’esigenza di contrastare l’opera di chi cerca di avvelenarne l’opinione.
Non è la sola contraddizione di quest’epoca: la Ricerca rimanda a uno sforzo comune, alla circolazione di informazioni e di idee, di prospettive alla collaborazione tra Paesi diversi, continenti diversi, culture diverse. L’abbiamo verificato nei giorni del contrasto all’epidemia di Covid. Una rete mondiale si è attivata, fornendo presto protezioni su vasta scala, costruendo velocemente difese efficaci e accelerando l’indebolimento del virus.
Eppure oggi, oltre a quel che viene sottratto di risorse da guerre dissennate e dai tentativi di voler estendere il contrasto militare a ogni dimensione della Terra e persino nello spazio, siamo davanti a nuove barriere materiali e immateriali che si alzano in vari campi, ostacolando l’azione internazionale chiamata a prevenire e a contrastare focolai esistenti e rischi di nuove pandemie.
Dalle conquiste della Ricerca e della Medicina, dalla lotta contro il cancro, emerge una lezione che supera i confini dei laboratori: in cima alla scala dei valori sociali rimane la persona.
Voi Ricercatori presenti sapete bene che quel che, in un determinato, anche lungo, momento, appare impossibile può essere reso possibile dalla passione e dalla determinazione umana. Ne vogliamo - e ne possiamo - trarre motivo di fiducia e di speranza anche oltre l’ambito della Ricerca contro il cancro.
Su questa vi è ancora strada da percorrere. I tumori più aggressivi, le tipologie più rare sono frontiere che vanno ancora attraversate. E, certamente, lo saranno.
Il lavoro della Ricerca non deve fermarsi: non si ferma – ripeto - mai.
Sappiamo di averne bisogno e sappiamo di potervi contare.
I Giorni della Ricerca sono visti, e vissuti, come un messaggio per l’intera società.
Aiutano a rammentarci che la lotta contro il cancro non comincia negli ospedali, ma molto prima, attraverso la prevenzione e la riduzione dei fattori di rischio. Un’ ampia percentuale dei tumori potrebbe essere evitata intervenendo su fattori e comportamenti che sono modificabili.
Il minor tasso di mortalità oncologica che si registra in Italia rispetto ai nostri partner europei ci conforta sulla prevenzione e sulla capacità e diffusione delle cure. Ma non ci esenta dalla responsabilità di migliorare questi dati, sempre, di anno in anno, migliorabili.
L’efficacia della prevenzione dipende anche dalla sua concreta accessibilità. Non è possibile accettare che ci siano disparità territoriali, tali da ridurre in alcune aree o regioni le possibilità di accesso agli screening e ai servizi sanitari. Così come non si può accettare che difficoltà economiche si trasformino in ostacoli o, addirittura, in impedimenti alle cure.
Le diagnosi tempestive sono – come è noto - lo strumento più efficace per combattere il tumore: questa possibilità, decisiva, non può essere condizionata da differenze sociali o territoriali.
Il Servizio sanitario nazionale è nato per rendere il diritto alla salute un diritto pieno di cittadinanza. Ne sarebbe vanificata la funzione se le risorse disponibili, o le offerte di cura, o la qualità di strutture e infrastrutture, allargassero anziché restringere le diseguaglianze.
Il Ministro Schillaci, di recente, ha opportunamente detto che l’elevata mobilità sanitaria regionale, con tanti cittadini che per curare una patologia oncologica viaggiano da Sud verso il Centro-Nord, è un fattore gravemente critico su cui intervenire.
È responsabilità di tutte le istituzioni e dell’intera società adoperarsi per annullare le distanze che sussistono.
Ricerca e solidarietà sono alleate naturali. Le risorse destinate alla Ricerca - alla Ricerca in ogni campo verrebbe da aggiungere - sono risorse tra le più produttive. Sono quelle che rendono di più.
Questa cerimonia assume il significato di una speranza saldamente ancorata alla realtà.
Abbiamo un traguardo da condividere.
Con chi è in cura, con i loro familiari, con i medici, con i volontari, con i cittadini, con tutti coloro che vogliono parteciparvi.
Auguro buoni Giorni della Ricerca a tutti.
Buoni Giorni all’Italia, che vi è riconoscente.