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Intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Cerimonia di consegna del Premio Burgio
Per me è un grande piacere dare a tutti il benvenuto al Quirinale.
Ho qui esponenti della pediatria, ma non soltanto, anche dell’arte e dello spettacolo, con una presenza così ampia e qualificata che rende solenne questa sala.
Ringrazio molto il Magnifico Rettore, il Presidente della Fondazione San Matteo, il Professor Marseglia per i loro interventi e per le generose espressioni della motivazione.
Esprimo la mia riconoscenza per l’onore fattomi con il conferimento del Premio; che ho ritenuto di accettare per il grande rispetto nei confronti della Università di Pavia, della Fondazione San Matteo, della Scuola Pediatrica Pavese e delle Scuole Pediatriche Italiane.
Vi ha contribuito, in alta misura, il nome cui il Premio è intitolato, il Professor Roberto Burgio; che ho conosciuto, apprezzato e ammirato per la sua opera.
Avverto il privilegio di essere accostato, oggi, alla figura di un insigne italiano e - mi si sarà consentito - di un luminare palermitano.
Soleva dire che i pediatri sono una sorta di “antenna sociale”, ponendo in evidenza la funzione che svolgono nella continuità e nello sviluppo di una società.
Rigore scientifico e osservazione clinica hanno caratterizzato la sua esperienza di medico e di docente, nell’ambito del contributo della pediatria italiana alla crescita delle condizioni di salute infantile nel nostro Paese. Non era casuale il suo strenuo sostegno alla pratica dei vaccini in età pediatrica.
Così come la lungimiranza, poc’anzi ricordata dal Magnifico Rettore, della interdisciplinarietà, che si sta fortunatamente riaffermando nel mondo della scienza, tra le sue varie branche, tutte bisognose di interazione le une delle altre.
Se oggi, in Italia, in Europa, si sono raggiunti traguardi così significativi, si deve all’opera di tanti medici, ben rappresentati dalla figura di Roberto Burgio.
È indispensabile, naturalmente, non attenuare l’impegno.
Le difficoltà che si sono manifestate nel tempo richiamano tutti al dovere indicato, e prescritto, dall’articolo 31 - che lei ha poc’anzi ricordato, Professore - della Costituzione: “la Repubblica protegge l’infanzia, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”.
Interpreto – Magnifico Rettore, Professore - questo conferimento del Premio come una esortazione alla Repubblica, perché abbia sempre a cuore il proprio futuro, che si realizza attraverso i bambini.
La condizione dell’infanzia, nel mondo, costituisce un costante richiamo alle coscienze. I diritti dei bambini sono continuamente a rischio e sovente vengono lesi.
Non soltanto nelle zone di guerra, dove siamo in presenza di una vera e propria emergenza umanitaria, che colpisce in particolare l’infanzia.
Pesa il ricordo straziante di bambini da tempo in condizioni disperate di denutrizione e di abbandono sanitario, come in Sudan; di bambini rapiti e sottratti alle loro famiglie come in Ucraina; di bambini, anche neonati, uccisi o rapiti dal terrorismo come nella turpe giornata del 7 ottobre di due anni fa; di bambini che muoiono per fame, anche quando ricoverati per denutrizione in ospedali che sono privi di mezzi per soccorrerli e sovente vengono distrutti dai bombardamenti come nella disumana, ostinata, condizione di Gaza.
Questo stato di cose rappresenta un peso di inciviltà, insostenibile per la comunità internazionale.
Sono queste le tragiche conseguenze, davvero tragiche, come tutti avvertiamo, della brutale violenza delle guerre.
Condizioni che si affiancano a quanto endemicamente avviene nelle aree meno fortunate del mondo.
Denutrizione, fame, conseguenze che ne derivano sulla crescita dei bambini devono alzare l’attenzione della nostra coscienza, della coscienza dei popoli.
Nel mondo, in tante sue parti - come risulta dalle Agenzie internazionali, dall’Unicef all’OMS - oltre duecento milioni di bambini e bambine sono affetti da malnutrizione o da cronica denutrizione.
Vi sono stati progressi negli ultimi anni, particolarmente negli ultimi dodici anni ma, anche per gli effetti dell’attuale congiuntura mondiale – che, insieme all’aumento dei conflitti e delle tensioni, sta registrando una grave, riprovevole, diminuzione degli aiuti internazionali destinati alle zone di crisi – tende ad aggravarsi.
Siamo ben lontani dal conseguimento degli obiettivi di sviluppo definiti, all’Onu, per il 2030.
Quale futuro sta predisponendo per sé l’umanità?
È un interrogativo non retorico, non fuori luogo, in un periodo di veloce sviluppo scientifico che offre strumenti sempre più avanzati, di grandi prospettive, se lo misuriamo - questo interrogativo - sui volti e sui corpi denutriti di tanti bambini.
Il messaggio consegnatoci da Roberto Burgio, con la lucida, coinvolgente, sensibilità riversata nel suo insegnamento nelle aule, in clinica, nello sguardo attento alla società, rafforza l’esigenza e l’attesa che la comunità internazionale ritrovi, dentro di sé, le ragioni della solidarietà che le hanno permesso di salvarsi di fronte ad altre prove.
Con la speranza - così ben raffigurata in quest’albero – che raffigura ed esprime il Premio Roberto Burgio e ne ricorda la figura.
Grazie per la vostra presenza.
Palazzo del Quirinale, 15/09/2025 (II mandato)
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