Benvenute e benvenuti!
È un vero piacere accogliervi - nuovamente per alcuni - qui al Quirinale per questa seconda occasione in cui qui sono presenti i finalisti del Premio. Ringrazio il Presidente e il direttore artistico della Fondazione per le considerazioni che hanno svolto, anche per le esortazioni che hanno presentato.
Sono molto lieto di incontrarvi. Sì, è il secondo anno, per far diventare questo incontro tradizionale. È questa l’intenzione, che divenga una ricorrenza, annuale occasione di incontro con il teatro, per sottolinearne la indispensabile, non soltanto preziosa, presenza per la nostra civiltà, per la crescita del nostro Paese.
E quindi è l’occasione per me per esprimere l’apprezzamento per il Premio, per i candidati al Premio, per i finalisti, per la giuria che li ha selezionati. E soprattutto per il teatro, che interpretano in questo modo così straordinariamente efficace.
Questa sera conosceremo i nomi dei vincitori del Premio. Però io ritengo che questo incontro sia già un punto di arrivo, non perché siamo al Quirinale, perché vi sono i finalisti, che sono cioè già pervenuti al traguardo.
Se posso permettermi di fare un paragone che non sembri irriverente – e non lo è - perché lo sport è una dimensione civilmente importante per il nostro Paese, da qualche anno, quando incontro gli atleti che tornano dalle Olimpiadi o dai Mondiali, io ho chiesto che venissero non soltanto i cosiddetti medagliati, ma anche quelli che si sono collocati al quarto posto, per rappresentare tutti quelli che essendo alle Olimpiadi o ai campionati mondiali sono già nell’olimpo dello sport.
Quindi voi finalisti siete tutti già all’apice, protagonisti all’apice del mondo del teatro.
Per questo sono contento di incontrare qui, sottolineare così, quanto sia il traguardo raggiunto da parte di ciascuno di voi questo della condizione di finalisti.
Sono stati ricordati alcuni grandi maestri, è stato anche ricordato il rapporto originario tra democrazia e teatro.
Vorrei ricordarne un altro: io sono un giurista di formazione e non posso dimenticare che il primo, grande manifesto della giustizia è di Eschilo con le Eumenidi. È quello il punto in cui la civiltà ha avuto consacrato il ruolo insostituibile della giustizia del diritto.
Questo dimostra - avevo tanti esempi possibili - come il Teatro abbia sollecitato, accompagnato, sviluppato la crescita della civiltà dell’umanità; quanto quindi sia indispensabile, e lo è in ciascun Paese. Nel nostro, naturalmente, in particolare, per la sensibilità culturale che sempre lo ha animato.
Per questo, condivido: ogni chiusura di un teatro è una perdita per la vita sociale. E ogni notizia di apertura o riapertura di un teatro è una grande notizia. Quella del Teatro Valle è particolarmente importante, personalmente la avverto molto, perché avrò avuto un po’più, un po’meno di vent’anni, al Valle ho visto con la Compagnia dei giovani i “Sei personaggi”.
Molti dei presenti non erano neppure nati, ma è stato quello un appuntamento culturalmente straordinario, com’era la Compagnia dei giovani. Ma ricordandola - come sapete tutti meglio di me, ovviamente - quella che era stata al Valle la prima presentazione dei “Sei personaggi” con Pirandello in vita, fu un trionfo straordinario della Compagnia dei giovani. Quindi riaprire il Valle è un grande risultato.
Non voglio aggiungere altro, se non riprendere per condividere, e anche per assumere nella possibilità di trasmettere questo messaggio, l’esigenza di sottolineare la dignità di chi lavora in teatro, di coloro che sorreggono con la loro azione anche lavorando collateralmente, alle rappresentazioni, al Teatro, alla cultura che esprime. E quindi anche alle condizioni economiche di chi opera nel teatro. Il paragone con chi è in grado di acquistare una società di calcio è improponibile, è inverosimile, ma certamente quello di aver cura, di avere a cuore la condizione del teatro e di chi vi lavora è una preoccupazione di carattere generale per il nostro Paese.
E questo naturalmente è merito dei finalisti è di chi, come loro, si impegna nel teatro per dargli vita, per esprimerlo, per interpretarlo.
Grazie per questo compito!