Signor Presidente della Repubblica di Colombia, Juan Manuel Santos Calderón,
Onorevoli Ministri e Autorità,
Signori Ambasciatori,
Signore e Signori,
sono particolarmente lieto di poter concludere, insieme al Presidente della Repubblica di Colombia, i lavori della Conferenza su "Legalità e Sicurezza in America Latina", nel 50° anniversario di fondazione dell'Istituto Italo Latino Americano.
La presenza qui, oggi, del Presidente Santos Calderón - al quale desidero esprimere ancora una volta le mie più sincere congratulazioni per il conferimento del Premio Nobel per la Pace - costituisce significativa testimonianza della ricchezza del rapporto vivace e multiforme che lega America Latina e Italia.
Confido che questo legame continui a rafforzarsi, sull'onda dei rapidi e impetuosi cambiamenti che il Continente latino-americano sta attraversando e di cui il processo di pace in Colombia è uno dei risultati recenti più positivi e emblematici, unitamente alla normalizzazione dei rapporti tra Stati Uniti d'America e Cuba.
Unione Europea - Italia - e America Latina, possono davvero giocare un ruolo sempre più rilevante, come dimostra il percorso compiuto dall'avvio del partenariato strategico siglato nel 1999.
Insieme, possono contribuire a promuovere, anche in altre aree del mondo, uno sviluppo pacifico e democratico in linea con quei comuni valori che stanno alla base delle nostre società.
Si profilano, in un orizzonte prossimo, opportunità uniche per tracciare nuove prospettive in un rapporto consolidato - quello tra il nostro Paese e il vostro Continente - che rappresenta un robusto punto di partenza.
In questo quadro l'Istituto Italo-Latino Americano costituisce uno strumento prezioso nella sua duplice natura di foro di riflessione e Organizzazione Internazionale operativamente impegnata nell'attuazione di progetti ed iniziative comuni.
Nel 2003, l'avvio dell'esperienza delle Conferenze Italia - America Latina e Caraibi, largamente debitrice alla tenace azione del sen. Gilberto Bonalumi, ha ampliato ulteriormente il perimetro del nostro fecondo legame, come ebbe a sottolineare allora il Ministro Frattini, indicando in quattro ambiziose aree prioritarie la nuova fase: sostegno alla governabilità democratica del Continente; cooperazione culturale; sostegno a un modello di sviluppo in grado di unire crescita economica e inclusione sociale; appoggio ai processi di integrazione regionale.
I lavori di oggi confermano le capacità dell'Istituto di arricchire di contenuti le nostre relazioni, come dimostra l'articolato e ricco dibattito che si è svolto.
La presenza a Roma di una qualificata e numerosa rappresentanza di Ministri della Giustizia ed alte autorità latinoamericane costituisce la migliore conferma della priorità che i Paesi della Regione assegnano ai temi della legalità e della sicurezza: una sfida cruciale per le nostre società democratiche.
Lontano dalle tentazioni autoritarie del secolo scorso - che i nostri continenti hanno purtroppo ben conosciuto - il tema della sicurezza costituisce una delle condizioni essenziali per la coesione sociale di ogni comunità che voglia vivere in pace e libera da ogni oppressione.
La Conferenza ha rappresentato una limpida dimostrazione del fatto che legalità e sicurezza sono strettamente connesse e che per affermarle non sono bastevoli le sole risorse disponibili a livello nazionale, bensì ci si debba aprire alla concertazione e allo scambio di esperienze sul piano internazionale.
Le minacce alla legalità - tanto quelle tradizionali quanto quelle, persino più insidiose, consentite dall'utilizzo spregiudicato delle nuove tecnologie - travalicano sistematicamente i confini nazionali, si aggrappano alle contraddizioni del sistema di cooperazione giudiziaria internazionale, proliferano tra fragilità legislative e giurisdizionali e sulle stesse irresolutezze delle autorità, approfittano cinicamente della povertà, dell'arretratezza, dell'esclusione sociale e dell'ignoranza.
Le convenzioni internazionali, le Corti internazionali, le diverse forme di cooperazione tra le autorità giudiziarie e di polizia, sono strumenti che si sono rivelati efficaci.
La rete di collaborazione - leale e concreta - che abbiamo costruito e, insieme, possiamo irrobustire, costituisce un incomparabile giovevole antidoto alla pericolosa e pervasiva azione della criminalità organizzata e transnazionale.
Oggi abbiamo rafforzato questa rete e reso più strette le sue maglie. Abbiamo posto le basi per un ampliamento della sua portata laddove il crimine organizzato desta maggiori preoccupazioni.
Sono certo che presto vedremo i frutti concreti di tale azione.
Il risultato più fecondo dell'incontro odierno è indubbiamente rappresentato dalla concreta opportunità di confrontarsi e apprendere gli uni dagli altri.
In questo senso costituisce - per me - elemento di particolare soddisfazione la constatazione che i vostri Paesi guardino all'esperienza italiana con attenzione ed interesse.
Il lavoro della Magistratura e delle Forze dell'ordine nel contrasto alla criminalità organizzata ed alla corruzione è spesso silenzioso - e non sempre conosciuto appieno - anche per elementari esigenze operative.
E, ciò nonostante, è un lavoro incessante, generoso, efficace e apprezzato.
Un lavoro che si può avvalere di accresciute capacità lievitate attraverso il coraggioso e giornaliero misurarsi con prove e minacce alla sicurezza e alla legalità, in continua evoluzione.
I nostri "anticorpi" - maturati nel rispetto dei principi dello Stato di Diritto - si sono temprati nella stagione della violenza politica e nel contrasto all'azione sempre più aggressiva delle mafie.
Oggi si misurano anche con i rischi posti dal terrorismo di matrice islamista e dal traffico di esseri umani, che impongono di rivedere paradigmi consolidati ed elaborare nuovi approcci.
Per vincere le sfide vecchie e nuove alla sicurezza, alla integrità delle nostre comunità, si deve essere pronti a elaborare strumenti legislativi e modalità operative innovative che contemperino le esigenze di lotta aperta e di repressione, con un'attenta disamina delle cause profonde di tali fenomeni, per contribuire a prevenirli, aggredendo con determinazione disagio sociale, arretratezza culturale, emarginazione, spesso alla loro origine.
Con diversi dei vostri Paesi abbiamo già conosciuto un percorso comune, nato, in particolare, nel contesto del sostegno italiano alla strategia di sicurezza del Sistema di Integrazione Centroamericana.
Ci siamo concentrati su temi di assoluta attualità quali il contrasto al riciclaggio dei beni e proventi del crimine - ove la criminalità finanziaria gioca un ruolo determinante - e quelli della confisca, del sequestro e riutilizzo dei patrimoni di origine mafiosa o criminale.
Il lavoro svolto in questi anni ha fatto "germogliare" ulteriori iniziative, di cui sono particolarmente lieto, con il Messico e con l'Organizzazione degli Stati Americani nel settore della Giustizia e della Sicurezza.
Colgo, inoltre, l'occasione per esprimere la mia grande soddisfazione per la firma di tre importanti Accordi di cooperazione giudiziaria con la Colombia, che si aggiungono alla vasta rete di analoghi strumenti in vigore con molti dei Paesi qui rappresentati, rete che ci auguriamo potrà essere ulteriormente ampliata per affrontare le numerose e impegnative sfide alla legalità che presentano caratteri transnazionali.
Il patrimonio di esperienze nazionali, messe a disposizione dei Paesi Latino-Americani, sotto il coordinamento del Ministero italiano degli Affari Esteri, e con il prezioso contributo dei Ministeri della Giustizia e dell'Interno, delle Forze dell'Ordine e dell'Istituto Italo Latino Americano, è naturalmente suscettibile di essere ampliato. La presenza oggi di rappresentanti di tanti Paesi che desiderano partecipare a progetti comuni costituisce la miglior prova della vitalità delle iniziative che insieme abbiamo intrapreso.
L'Istituto Italo Latino Americano celebra quest'anno i suoi primi cinquanta anni di attività.
La felice intuizione dell'allora Ministro degli Esteri, Amintore Fanfani, mantiene ancora oggi intatta la sua validità.
L'attività dell'Istituto, coordinata negli ultimi anni dall'Ambasciatore Malfatti - che ringrazio per il suo lavoro - ha confermato questa convinzione.
La relazione speciale tra Italia e America Latina - unita al vero e proprio legame di sangue, di cultura, di sensibilità che ci unisce - rappresenta davvero un "unicum" e suggerisce un'ulteriore tappa nel lavoro di questo Istituto, per dispiegare tutte le ulteriori potenzialità offerte dalla attuale congiuntura internazionale.
In uno scenario come quello odierno, in cui forti sono le tentazioni di ripiegamento dalle responsabilità condivise messe in campo attraverso la costruzione di organizzazioni internazionali, l'Italia è orgogliosa di puntare sul dialogo, di affidarsi alla messa in comune delle esperienze, di promuovere sempre più concrete possibilità di scambio e di impegnarsi per la definizione di azioni collettive e concordate.
La vocazione dell'Istituto Italo Latino Americano a distanza di cinquanta anni rimane la stessa, radicata in un approccio inclusivo e aperto che trae continuo alimento dalla nostra storia comune, frutto anche del contributo significativo delle collettività italiane alla formazione delle identità dei Paesi della regione.
La forza dei nostri valori e la solidità dei nostri legami ci consentiranno di fare ancora di più e meglio, a servizio dei nostri popoli.