Signor Presidente del Consiglio Municipale,
Signor Presidente dell’Assemblea Municipale,
Signore e Signori,
è un onore ricevere oggi, dalle Sue mani, la Chiave della città di Maputo.
Si tratta di un gesto di grande riguardo rivolto nei confronti della Repubblica che rappresento e, se mi permette, investe anche tutti i cittadini italiani che - nonostante il loro numero ridotto - sin dalla fondazione della città hanno trovato qui accoglienza e hanno potuto contribuire al suo sviluppo.
I legami tra Maputo e l’Italia sono molteplici e risalgono nel tempo.
Nei primi decenni del secolo scorso, quando la città conobbe il suo primo importante momento di sviluppo architettonico ed urbanistico, maestranze italiane impegnarono il proprio talento nella costruzione di alcuni edifici che rappresentano tuttora luoghi iconici, come la stazione dei Caminhos de Ferro de Moçambique o parte dello stesso magnifico palazzo della Camara Municipal dove ci troviamo oggi.
Sempre agli italiani fu affidata la costruzione del primo teatro della città, il Teatro Varietà, inaugurato con una rappresentazione del Barbiere di Siviglia.
Sono lieto che della sua memoria conservi traccia la toponomastica di Maputo con la Rua da travessa do Varietà.
Nel lungo e arduo cammino che portò all’indipendenza del popolo mozambicano un ruolo toccò a due fratelli di ascendenza italiana, Giovanni e Giuseppe Albasini che, nel 1909, fondarono uno dei primi giornali della capitale e anni dopo, con la pubblicazione del “O Brado Africano”, diedero voce a istanze di progresso civile e sociale.
Proprio la tensione ideale che animò la lotta per la libertà rappresenta forse il tratto più caratterizzante di Maputo, così ben interpretata dai magnifici murales di Malangatana che adornano la città.
Un’eredità raccolta oggi da tanti giovani artisti di valore - come Gonçalo Mabunda, Mauro Pinto e Filipe Braquinho - le cui opere, esposte in passato anche alla Biennale di Venezia nel padiglione dedicato al Mozambico, ci invitano a riflettere sul significato di un’autentica riconciliazione, a trent’anni dalla firma della pace che ha posto termine al conflitto civile.
Signor Presidente,
Maputo è una capitale africana dinamica, proiettata verso il futuro e impegnata ad affrontare le trasformazioni indotte anche da uno sviluppo urbano a tratti impetuoso.
In questo percorso, potrete sempre contare sull’amicizia e il supporto della Repubblica Italiana.
L’importante progetto di riqualificazione del quartiere di Chamangulo, che prevede anche interventi a beneficio delle locali istituzioni scolastiche, rappresenta un concreto esempio di questo impegno, cui si affiancherà a breve l’avvio dei lavori - frutto della collaborazione fra l’Università Eduardo Mondlane e le Università di Roma La Sapienza e di Sassari - per rinnovare gli spazi espositivi e i laboratori scientifici del Museo di Storia Naturale, uno degli edifici di maggiore pregio della città.
Signor Presidente,
la Chiave che mi è stata consegnata rappresenta il simbolo del rinnovarsi di questa tradizione di amicizia che lega Maputo e l’Italia e un pegno per il futuro dei nostri rapporti.
In tale spirito Le formulo gli auguri più sentiti per il Suo incarico.
Alla città e, tramite la Sua persona, a tutti i cittadini di Maputo, rivolgo il saluto più caloroso.