Rivolgo un saluto cordiale al Ministro - che ringrazio per il suo intervento -, al Capo di Stato maggiore della Difesa, ai Capi di Stato maggiore e ai Comandanti generali delle Forze armate e della Guardia di Finanza, al Segretario generale del Ministero della Difesa, al Professor Betti e al Generale Lo Sardo - che ringrazio per gli interventi -, ai Rappresentanti delle Associazioni Partigiane, Combattentistiche e d’Arma.
Il 25 aprile è un’occasione che consente di riflettere sull’impegno con cui l’Italia ebbe la capacità e la forza di risorgere dopo la tragedia della guerra.
È il momento per ricordare le donne e gli uomini, civili e militari, che - in Italia e all’estero - furono artefici di un passaggio decisivo della storia del nostro Paese, come abbiamo ascoltato dal Ministro e dagli interventi dei due Presidenti delle Associazioni Partigiane, Combattentistiche e d’Arma.
Settantanove anni fa, in nome dell’ideale di libertà, si concludeva un periodo tra più drammatici della storia del nostro Paese, attraversato per diciannove lunghissimi mesi da immani sofferenze inferte dall’occupazione tedesca, sostenuta dal regime di Salò.
Quelli furono i giorni del riscatto della dignità dell’intera Nazione, davvero di un nuovo Risorgimento del nostro popolo, che voleva tornare libero.
Sono davvero innumerevoli gli atti di eroismo compiuti, da militari e civili che, dopo l’armistizio dell’8 settembre, si assunsero la responsabilità di combattere per il loro e il nostro futuro.
Da Porta San Paolo ai fronti di guerra in Dalmazia, in Albania, in Grecia, nelle isole dello Ionio e dell’Egeo, nelle carceri, nei campi di concentramento.
Tante furono le stragi compiute dalla furia nazista: tra queste Marzabotto, Boves, la Benedicta, Sant’Anna di Stazzema, Cefalonia, Kos, e molte altre che si affiancano a queste più note e di cui vi è più frequentemente memoria.
Questa mattina, a Civitella, dove abbiamo commemorato la strage nazifascista - come poc’anzi ricordava il Ministro Crosetto -, mi ha salutato il Sindaco di un piccolo Comune toscano che ha subito nel ‘44 una strage con oltre cento morti. Un Comune la cui strage non è tra quelle più conosciute e di cui si ha maggior memoria, anche per i numeri più alti delle vittime.
È una strage tra le tante, innumerevoli, consumate nel nostro Paese in quel periodo, con una efferatezza e crudeltà su donne, bambini, anziani, persone che lavoravano tranquillamente, e che ha fatto soffrire immensamente il nostro Paese.
Ai martiri di tanti luoghi devastati si aggiungono quelli della Divisione Acqui, i caduti nella battaglia di Montelungo - poc’anzi ricordata - e gli internati militari, che furono deportati nei campi di prigionia in Germania, perché si rifiutarono di servire nella guerra nazifascista.
Stamani, lo ricordava il Ministro Crosetto che era con me, mi sono recato - come dicevo - a Civitella in Val di Chiana dove furono trucidate duecentoquarantaquattro persone innocenti: tra queste, in tanti altri luoghi - come prima ricordavo -, anziani, donne e bambini, un bambino di un anno, un’altra di due anni.
Ho incontrato testimoni oculari di quella strage, delle atrocità lì perpetrate. Ho visto i luoghi in cui sono custoditi i segni di tanto orrore.
Da questi territori, profanati dalla brutale violenza nazifascista, proviene un monito affinché quanto avvenne in quel drammatico periodo non si verifichi mai più.
Proprio in questi giorni assistiamo nuovamente - come poc’anzi veniva ricordato - alla tragedia della guerra in Ucraina, in Israele, a Gaza, in altri luoghi di vari continenti, con terribili sofferenze, patite da persone inermi, sofferte gravemente da intere popolazioni.
Non ci si può abituare all’idea della guerra, tanto più questo lo sanno i militari che sono presidio di pace.
È necessario compiere ogni sforzo perché la guerra venga davvero per sempre ripudiata. Sempre, in ogni sua forma, come indica la nostra Costituzione.
Il convinto e incondizionato rifiuto di ogni sopraffazione totalitaria e di qualsiasi forma di razzismo - unitamente alla consapevolezza dell’importanza della democrazia, all’affermazione, coraggiosa e intransigente, del rispetto della dignità umana e della libertà - sono i valori che contrassegnano la nostra Costituzione.
Va sempre rammentato e va reso onore al sacrificio dei tanti italiani che decisero di difendere la libertà sulle montagne, nelle città, nella solitudine dell’esilio, tra le privazioni dei campi di prigionia.
Un pensiero di gratitudine non può non essere espresso - e va espresso, doverosamente e con commozione - al contributo di grande significato recato alla Resistenza da parte dei militari italiani. Un contributo che si espresse con la diretta partecipazione alla lotta partigiana, con la capacità di dire “no” alla sopraffazione e alle sirene, talvolta seducenti, della complicità o dell’indifferenza.
Esprimo, quindi, l’alta considerazione, salda e inalterata, e la riconoscenza della Repubblica per la vostra azione. Elemento prezioso di riferimento particolarmente per i giovani.
Oggi ci incontriamo - come sempre - per ricordare e rivendicare, quindi, le origini della nostra libertà e della nostra democrazia.
Per questo, nella storia della nostra Repubblica, il 25 aprile è una ricorrenza sempre attuale e unificante.
Non una celebrazione cristallizzata in un passato lontano, ma una ricorrenza che sollecita all’impegno per una società sempre più giusta, libera, solidale, nel rispetto delle istituzioni. In ossequio ai principi e alle indicazioni che reca e indica la nostra Costituzione.