Benvenute e benvenuti al Quirinale. Do il mio saluto al Capo di Stato Maggiore, che ringrazio molto per le considerazioni che ha svolto. Poc’anzi, nel colloquio che abbiamo avuto, gli ho espresso il grande apprezzamento e la riconoscenza della Repubblica per quel che l’Esercito fa al servizio del nostro Paese.
Saluto tutti voi, che qui rappresentate tutte le donne e gli uomini dell’Esercito, pregando di trasmettere alle vostre colleghe e ai vostri colleghi gli auguri per questo 163° compleanno della Forza armata.
Vorrei rivolgere un benvenuto particolare alle Medaglie d’oro presenti, al Colonnello Paglia, al Sergente Maggiore Adorno, ringraziandoli per essere venuti, con l’esempio, il senso del dovere e il senso della dedizione della patria.
Fra di voi vi è una rappresentanza di autieri, di alpini, di artiglieri, di bersaglieri, di carristi, di fanti, di ingegneri, di paracadutisti, di personale dell’Aviazione e dell’Esercito, i Trasmettitori, gli allievi dell’Accademia militare e delle altre scuole e degli altri Istituti di formazione dell’Esercito.
Rappresentate qui l’Esercito nella sua completezza. È un bel modo di venire in questa occasione, per questo anniversario così importante - che domani la Repubblica festeggerà - sottolineando quanto l’Esercito ha fatto per il nostro Paese nel corso di questi 163 anni, per unificare l’Italia, per liberarla, per difenderla, per salvaguardarne le istituzioni repubblicane e la Costituzione - come poc’anzi diceva il capo di Stato maggiore - per andare in soccorso della nostra popolazione quando ve n’è stato bisogno, per tante calamità naturali di vario genere, per contribuire alla causa della pace in ambito internazionale.
Oggi viviamo una stagione di imprevedibile apprensione, un momento di tensioni internazionali, spesso già associate a conflitti e guerre regionali alle porte dell’Unione europea: la guerra scatenata dalla gravissima aggressione russa all’Ucraina; la tragedia del conflitto in Medio Oriente, esploso in tutta la sua drammaticità con l’orribile massacro perpetrato da Hamas il 7 ottobre e con le sofferenze terribili della popolazione di Gaza; con i missili dell’attacco degli iraniani; con il comportamento di attentato alla libertà di navigazione nel mar Rosso da parte degli Houti.
Sono tutte manifestazioni evidenti delle minacce alla pace che incombono, che vanno eliminate e rimosse per garantire la pace nel mondo.
Fronteggiare questa condizione di instabilità richiede, naturalmente, accorte, capaci e avvedute iniziative diplomatiche e richiede anche la capacità operativa delle Forze armate.
Questo impegno del resto non nasce oggi, ma si è sviluppato da tempo con la partecipazione delle Forze armate alle missioni internazionali di pace.
In questo momento quasi 4.000 vostri colleghi sono impegnati lungo tutto l’arco di crisi che da alcune zone dell’Africa, al Medio Oriente e Balcani occidentali, abbraccia l’intero Mediterraneo allargato, area di evidente primario interesse per il nostro Paese.
A queste operazioni, alcune della quali sono in essere da due decenni, si sono aggiunte quelle di sorveglianza avanzata dell’Alleanza atlantica, sul fianco orientale d’Europa, nell’adempimento dei vincoli di solidarietà che la Repubblica ha assunto liberamente con i Paesi degli altri Stati dell’Alleanza, europei oltre oceano, dal Mar Baltico alla Bulgaria, nel quadro dell’assetto della Nato.
Per fronteggiare la crescente minaccia della Russia contro le popolazioni che vivono ai suoi confini, oltre 1.300 vostri commilitoni operano fianco a fianco con i militari dei Paesi amici e alleati per proteggere i confini terrestri, aerei e sul mare dell’Alleanza.
La vostra azione nei diversi teatri, l’ho sottolineato tante volte, da ultimo incontrando i vostri commilitoni in Bulgaria, riceve costantemente grandi espressioni di apprezzamento da parte dei Capi di Stato che incontro dei Paesi dove siete stati o stato operando.
Ed è un senso di prestigio - che registro per il nostro Paese - per il comportamento di alta professionalità e di alto senso di umanità che l’Esercito dispiega in queste missioni, ovunque si trovi.
A questo impegno così importante oltreconfine, corrisponde quello sul nostro territorio che si riflette nell’operazione “Strade sicure”, nata a suo tempo provvisoriamente, ma in cui l’Esercito vede impegnati ogni giorno oltre 6.500 dei suoi effettivi.
In tutti questi impegni l’Esercito dimostra costantemente un’avanzata professionalità – ripeto - grandi doti umane, spirito di servizio e senso civico encomiabili.
Desidero quindi rinnovare l’omaggio della Repubblica anzitutto a tutti coloro che hanno perso la vita nell’espletamento dei doveri al servizio della Patria e a coloro che portano su di sé i segni di ferite fisiche o morali, rappresentano un esempio di cui conservare memoria.
L’Italia è orgogliosa del lavoro svolto dalle donne e dagli uomini dell’Esercito e nel rinnovarvi gli auguri per domani, esprimo a voi, alle vostre coleghe e ai vostri colleghi e ai vostri familiari, il sentimento di riconoscenza della Repubblica.
Viva l’Esercito, viva le Forze armate, viva la Repubblica.