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Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dell’incontro con i referendari di nuova nomina della Corte dei conti

Benvenute e benvenuti al Quirinale.

Rivolgo un saluto molto cordiale al Presidente della Corte dei conti, al Procuratore Generale, al Presidente Aggiunto, al Presidente e ai componenti del Consiglio di presidenza, alla Presidente dell’Associazione magistrati, ai Presidenti delle commissioni di concorso.

E un saluto del tutto particolare, davvero intenso, ai referendari di nuova nomina, che hanno superato con successo gli ultimi due concorsi.

Auguri per l’ingresso in una Istituzione, coeva all’unità d’Italia, con 160 anni di storia: la prima Magistratura dell’Italia unita con giurisdizione sull’intero territorio nazionale.

Una Istituzione che ha saputo costantemente rinnovarsi, adattandosi alle sfide dei tempi nuovi, mutando forme e strumenti per il controllo in riferimento alle modifiche dell’organizzazione amministrativa e all’affermarsi di enti diversi dall’Amministrazione statale e territoriale; nonché di un gran numero di società a partecipazione pubblica.

La Costituzione ha riconosciuto il ruolo fondamentale della Corte dei conti, quale organo di rilevanza costituzionale, posto al servizio anche dello Stato-comunità e garante imparziale della corretta gestione delle risorse pubbliche, come più volte è stato ricordato dalla Corte costituzionale.

La Costituzione, all’articolo 100 – come ben sappiamo -, garantisce alla Corte dei conti una particolare indipendenza quale magistratura contabile, con la sua preziosa articolazione territoriale, anche nello svolgimento delle funzioni ausiliarie che le sono affidate.

Proprio in quanto magistratura, alla Corte dei conti si applicano i principi e le garanzie sanciti dalla Costituzione per tutti i magistrati. Anzitutto, la soggezione soltanto alla legge, nonché le norme generali sulla giurisdizione, quali il diritto di difesa, di cui all’art. 24, e il principio di effettività della tutela giurisdizionale di matrice europea.

Più di recente, questi principi sono stati declinati dal codice della giustizia contabile, entrato in vigore – come sapete assai meglio di me - nel 2016, che attribuisce espressamente alla giurisdizione contabile il compito di assicurarne piena ed effettiva tutela, secondo i principi della Costituzione e del diritto europeo.

Il codice individua, anche, i principi generali della giurisdizione contabile tra i quali colloca il principio del giusto processo, richiamando espressamente l’art.111 della nostra Carta fondamentale.

In considerazione della peculiarità delle funzioni che la Corte svolge, vengono in rilievo anche l’art. 97, che impone alla pubblica Amministrazione il rispetto dei principi del buon andamento e dell’imparzialità, di cui la Corte dei conti costituisce il baluardo più immediato, e - con riguardo ai giudizi di responsabilità - l’art. 28.

Proprio con riguardo agli artt. 28 e 97, in questo particolare momento il giudizio di responsabilità deve confrontarsi con i fenomeni della cosiddetta paura della firma e della burocrazia difensiva, che la Corte costituzionale ha ritenuto meritevoli di considerazione da parte del legislatore nella sentenza recente del 16 luglio scorso.

La Corte costituzionale ha tra l’altro evidenziato la complessità dell'ambiente in cui operano gli agenti pubblici, sia per l'individuazione delle norme da applicare al caso concreto in un sistema giuridico multilivello con fonti di provenienza diversa, sia per le difficoltà interpretative derivanti da una produzione normativa talvolta caotica, sia per l’inadeguatezza delle risorse che sono a disposizione dell’Amministrazione.

Spetterà adesso al Parlamento dettare una disciplina in grado di contemperare, nel rispetto del principio fondamentale, e irrinunziabile, di separazione tra potere giurisdizionale e potere amministrativo, l’esercizio imparziale ed efficace dei compiti che la Costituzione assegna alla magistratura contabile, con la salvaguardia dei principi, anch’essi di natura costituzionale, di buon andamento e di imparzialità dell’Amministrazione.

Questi aspetti, peraltro, sembrano dover trovare un temperamento nello stesso esercizio delle funzioni giurisdizionali dei magistrati della Corte dei conti, dove l’applicazione delle regole processuali e la considerazione dei precedenti giurisprudenziali non può prescindere dall’attenta considerazione del caso concreto.

Questo incontro di auguri avviene mentre è in corso l’esame del disegno della legge di bilancio.

La Corte, come sempre, ha fornito a Parlamento e Governo utili elementi tecnici di conoscenza e di valutazione, come organo terzo e indipendente, elementi ispirati a garantire il rispetto dei principi di stabilità finanziaria e di risanamento del debito nel quadro della governance europea.

Entrate quindi, cari nuovi referendari, a far parte, con responsabilità rilevanti, di una istituzione prestigiosa, posta, nelle sue molteplici funzioni, a servizio della Repubblica.    

Vi auguro di svolgere i compiti che vi saranno assegnati, adesso e nello sviluppo della vostra carriera, quali magistrati consapevoli del vostro ruolo, della realtà sociale ed economica nella quale operate e dei riflessi che le vostre decisioni sono destinate ad avere sulle persone e sulle amministrazioni. E, come sovente mi appare opportuno ricordare e sottolineare, del rispetto dei limiti delle proprie attribuzioni, garanzia, allo stesso tempo, per tutti, della tutela della loro esclusiva attribuzione riservata dalla Costituzione rispetto ad altri poteri.

Queste attitudini non sono volte ad affievolire, ma, all’opposto, a rafforzare l’indipendenza che contraddistingue la magistratura, soggetta – ripeto - soltanto alla legge.

Vi auguro il dispiegamento di un’attività professionalmente e istituzionalmente colma di soddisfazioni, e vi auguro anche di mantenere sempre l’entusiasmo e la passione civile che vi hanno condotto a questo inizio del vostro percorso.

Auguri.

Palazzo del Quirinale, 02/12/2024 (II mandato)

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