Impegnerò poco del vostro tempo, ma desidero rivolgere un saluto a tutti i presenti, al Presidente della Regione, al Sindaco, al Presidente della Provincia, all’ex Presidente della Camera, per sottolineare le ragioni che mi hanno condotto qui, all’Ospedale Misericordia di Grosseto.
Sono due.
La prima è sottolineare - ripeto -, testimoniare l’allarme che continua a essere presente. E non soltanto l’apprensione, ma l’allarme e l’impegno che questo richiede per quanto avviene ancora di violenza nei confronti delle donne.
I numeri sono negativamente significativi.
Nell’anno passato 97 femminicidi.
In quest’anno, nel primo semestre, già 34.
È un impegno pubblico della Repubblica, di tutta la comunità. Quello non soltanto di impedire, di reprimere, ma quello di prevenire, cancellando e rimuovendo questa sorta di ritardo, di deficit, di carenza culturale e di assenza di umanità, che è alla base del fenomeno della violenza nei confronti delle donne, nei confronti di chiunque. Ma il fenomeno nei confronti delle donne, che prima non veniva neppure considerato con attenzione adeguata, è un’emergenza di primaria importanza nella vita del nostro Paese, come ovunque.
E quindi questo richiama - come è stato sottolineato - l’esigenza della prevenzione, dell’individuazione delle condizioni di violenza, della formazione. E quella dell’educazione, sì, nelle scuole. Nelle Università come tema di lavoro professionale, ma nelle scuole per trasmettere un senso dei rapporti umani, che è quello che ha sempre caratterizzato, tra l’altro, il modo di crescere della civiltà e che viene contrastato da questi fenomeni, da questi eventi.
Quindi questo è il primo motivo: quello di riaffermare l’allarme e l’impegno della Repubblica su questo fronte.
Il secondo è la riconoscenza.
Ringraziare, dottoressa Doretti, i primi 40 - se non sono male informato – protagonisti, donne e uomini, che hanno avviato nel 2009 l’esperimento. Siamo nel decennio della Rete regionale del Codice Rosa, in cui è confluita quell’esperienza.
Immagino cosa deve essere stato all’inizio l’impegno, la fatica, la dedizione, i sacrifici che sono stati trasferiti - mi sembra - a circa 800 operatori che adesso si impegnano nel Codice Rosa.
Non soltanto il ringraziamento per l’azione generosa che viene compiuta, per la passione, per la dedizione, per i sacrifici, per le energie profuse in questo, ma anche per l’intuizione della coralità dell’impegno contro la violenza sulle donne.
La coralità perché richiede un sostegno integrato, non soltanto dai vari punti di azione che hanno una qualche influenza, competenza e responsabilità. Integrato da ogni punto di vista, da ogni punto di osservazione e di intervento. Ma integrato anche rispetto alla personalità complessiva della donna investita dalla violenza, non soltanto quello sanitario ma quello psicologico, quello familiare, quello umano in generale.
E quindi questa visione integrata che sta alla base del Codice Rosa è un altro motivo di riconoscenza che intendo esprimere.
E quindi questa tappa, qui, non è casuale. È anche per ringraziare tutti coloro che in Italia avvertono, nelle loro strutture, la medesima esigenza e spiegano un impegno analogo a quello qui viene spiegato. Per far capire loro che il loro lavoro è di primaria importanza nella vita del nostro Paese e che viene apprezzato, riconosciuto. E che richiede e ottiene la riconoscenza dei nostri concittadini.
Grazie per quanto fate e auguri.