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Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Politecnico Federale di Zurigo

Signor Presidente della Confederazione Svizzera,

Signora Cassis,

Signor Presidente del Politecnico Federale di Zurigo,

Signor Rettore del Politecnico,

Signore e Signori,

Cari studenti,

poc’anzi pensavo, guardando quell’immagine, che quell’uomo preistorico che cercava di convincere a fatica i suoi contemporanei sulla bontà dei suoi sforzi di ricerca, di invenzione, sarebbe disorientato ma felice di trovarsi qui, vedendo come si è andati avanti, come i giovani vanno avanti nella ricerca scientifica.

desidero ringraziarvi per l’opportunità che mi viene concessa di rivolgermi a voi in quest’aula magna per questo breve indirizzo di saluto.

Sin dall’inizio dello scorso Millennio, le Università sono state alla base e alle fondamenta dell’Europa, offrendo un tessuto connettivo e favorendo una prima forma di integrazione nell’ambito di quella che veniva chiamata respublica literaria che per secoli ha unito i migliori spiriti del continente.

Nelle Università, infatti, si incontravano, discutevano e costruivano teorie, persone, docenti e studenti di ogni parte d’Europa, dibattendo spesso con margini più ampi di quelli previsti dagli stessi ordinamenti dell’epoca, e lo facevano in nome della libertà della cultura.

Il Politecnico Federale - frutto della stagione della “rigenerazione” e delle idealità più elevate contenute nella Carta Costituzionale del 1848 - sin dalla sua fondazione ha fatto proprio e ha sempre sviluppato ulteriormente il patrimonio ideale delle universitas studiorum europee, offrendo all’insegnamento e alla ricerca un terreno fertile nel quale crescere e produrre i risultati migliori.

Oggi, qui a Zurigo, una folta presenza di studenti, ricercatori e docenti italiani rispecchia la ricchezza della collaborazione scientifica e tecnologica fra la Svizzera e l’Italia, una delle dimensioni più rilevanti del nostro partenariato bilaterale.

Una collaborazione che si inserisce pienamente nel più ampio contesto europeo e contribuisce allo sviluppo economico e al progresso civile e sociale del nostro continente, grazie anche alla preziosa partecipazione delle università svizzere ai programmi europei nel settore della ricerca e della formazione, come Orizzonte Europa e Erasmus+; e mi auguro che possa tornare ad essere una partecipazione a pieno titolo.

Cari studenti,

lo scambio di idee e l’incontro con giovani provenienti da diversi Paesi europei favorisce la formazione di un’autentica coscienza critica e mette in comune le esperienze.

Democrazia e libertà - valori essenziali per tutti i popoli europei - hanno bisogno del sapere che le università alimentano.

Non possono rinunciare al confronto delle idee e delle conoscenze che dalle università trae origine e trova impulso.

Non possono fare a meno della ricerca e delle scienze – preziose e fondamentali - e nel contempo della cultura delle idee, necessaria per governare le tecniche, per coglierne l’impatto sull’organizzazione delle società e sui diritti, per accrescerne le ricadute positive in termini di sviluppo. Tematiche poc’anzi sottolineate dal Presidente Ignazio Cassis.

In questo senso, l’attenzione riservata dal Politecnico all’insegnamento - accanto alle materie propriamente scientifiche - delle discipline umanistiche riveste grande valore e rispecchia un’attenzione rivolta all’essere umano nella sua complessità.

La evocano bene le parole utilizzate, oltre centocinquant’anni fa, da Francesco De Sanctis nella sua prima prolusione come professore di letteratura italiana in questo ateneo. Già ricordato poc’anzi.

Parole che tutti ben conosciamo, nella sua targa marmorea posta all’ingresso di questa sala. Che vorrei ripetere: “Oltre l’ingegnere vi è in voi il cittadino, lo scienziato, l’artista... Prima di essere ingegneri voi siete uomini”.

È questo un pensiero che acquista ancora maggiore rilievo nella terra dove vissero e operarono Rousseau e Pestalozzi, due personalità che credettero nel ruolo fondamentale dell’istruzione per migliorare l’uomo, e che - ne sono certo - definisce la vostra esperienza in questo prestigioso ateneo.

Si tratta di una prospettiva appassionante.

La persona costituisce l’elemento di raccordo tra le varie discipline.

Grazie alla centralità della persona e dei suoi valori, i diversi rami della scienza ritrovano il senso di procedere assieme, ampliando i rispettivi orizzonti. E completandoli.

Perché, come sosteneva Albert Einstein, “la grande ricerca scientifica, come l’arte, è autobiografia della specie umana, cioè storia e approfondimento di noi stessi”.

Auguro a tutta la vostra comunità di proseguire nell’impegno di ricerca e di studio con il medesimo slancio, a beneficio del nostro futuro comune.

Auguri. Grazie per la vostra attenzione.

Zurigo, 30/11/2022 (II mandato)

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