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Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Polo del ‘900 sul tema “memoria, futuro e partecipazione”

Nel rivolgere un saluto al Presidente della Regione, al Sindaco e a tutti i presenti, desidero sottolineare quanto sia grato per questo incontro - ormai nel pieno periodo estivo - per illustrare, da un lato, l’esemplarità di questa esperienza e, dall’altro, per riflettere insieme sul valore che rappresenta.

Ho risposto quindi volentieri all’invito del Presidente Sinigaglia.

Come è stato ricordato cortesemente, ho già avuto occasione di essere ospite del Polo. Ma sono particolarmente lieto di essere qui oggi, con una presenza così significativa di esponenti delle fondazioni che animano la vita di Torino e del Piemonte.

Lo ha osservato, poc’anzi, il Presidente Sinigaglia: il Polo si propone di essere, per la sua parte, custode di un’idea dell’Italia. Aggiungo: di quell’idea che vediamo declinata nella nostra Costituzione.

Essere eredi significa sapere che il patrimonio lasciato in Italia dal ‘900, dopo la conquista della libertà, è quello dell’impegno e della partecipazione.

Si diviene eredi non nell’inerzia, ma nel momento in cui si realizzano i principi e gli obiettivi contenuti nella prima parte della nostra Carta, che costituiscono il patto fondativo della nostra convivenza civile.

Ciascuno, a partire dai giovani - che anche questa mattina hanno dimostrato consapevolezza, determinazione e capacità di protagonismo - non si troverà davanti un tracciato, ma, come ha poc’anzi sottolineato, concludendo, il Direttore Paoletti, dovrà costruire il suo percorso ispirandosi a quella religione della libertà i cui testimoni ispirano la vostra attività.

Due elementi caratterizzano l’intuizione che ha dato vita al Polo: il pluralismo delle idee, testimoniato dai nomi che sono stati qui evocati, e la contemporaneità, il proposito di parlare ai contemporanei, e dunque particolarmente ai giovani. Non per una stantia esposizione dei fatti del passato, ma con il proposito di esortarli a inverare i principi che caratterizzano la nostra comunità, a confronto con le sfide di oggi.

Le vicissitudini umane ci ammoniscono che la lezione della storia può porci al riparo da drammi che hanno accompagnato lo sviluppo dell’umanità.

Basti pensare agli elementi che hanno caratterizzato le vicende dei popoli degli ultimi due secoli. E di come sia stato possibile, in Europa, compiere storici passi in avanti verso la pace e il benessere laddove regnavano scontri, discordia, povertà.

L’espressione ‘Europa’, non a caso, è parte del vostro impegno e ha costituito l’aspirazione delle personalità che hanno arricchito, con i lasciti delle loro memorie, questo giacimento. Un progresso che è divenuto possibile quando le ragioni del rispetto delle persone, delle comunità, dei gruppi sociali, sono prevalse sugli scontri nazionalistici, ideologici o di classe. Quando obiettivi di crescita comune hanno sostituito logiche puramente individualistiche.

Torino e il Piemonte, per tutto il ‘900, sono state, con la dinamica della vita economica e della lotta del lavoro che le ha caratterizzate in questi decenni, un vero e proprio laboratorio della trasformazione dell’Italia. E di esse vi è anche qui segno puntuale.

Nelle settimane passate, in Cile, ho visitato un’istituzione che, per molti aspetti, ricorda, e si collega, anche al senso della vostra missione: il Museo della memoria e dei diritti umani a Santiago, che è dedicato, come è noto, alla tragedia che quel Paese ha vissuto con la dittatura militare.

Mi ha colpito una frase della Presidente della Repubblica Michelle Bachelet al momento dell’apertura del Museo: ‘non possiamo cambiare il nostro passato, dobbiamo apprendere da quanto è avvenuto. È nostra responsabilità e sfida’. Mi sembra che, con grande semplicità, in queste parole sia raccolto il significato anche di un dibattito che accompagna spesso i detriti della storia novecentesca all’interno della nostra comunità e ai confini di essa.

La lente attraverso la quale vanno letti i fatti che hanno portato alla costruzione di questa nostra comunità è indicata dai valori costituzionali. E da quelli di cui si è dotata la comunità internazionale, superando imperialismo e colonialismo.

Gli uni e gli altri indicano il futuro verso cui gli italiani hanno inteso incamminarsi.

Il Polo del ‘900 aggrega importanti archivi e promuove progetti che sono, essi stessi, esercizi di cittadinanza e di partecipazione. Ha segnato passaggi importanti con le sue attività, collocate in un territorio in cui le iniziative culturali hanno assunto sempre più rilievo, anche dal punto di vista della dinamica economica e occupazionale. Penso, negli anni recenti, a quelle relative all’anniversario per i cinquant’anni della Regione Piemonte. E al settantacinquesimo della Repubblica.

Grazie ad esse è stato ed è possibile richiamare all’attenzione delle concittadine e dei concittadini elementi preziosi della nostra convivenza.

Oggi, l’impegno che il Polo si appresta a sviluppare per il biennio che separa l’8 settembre 2023 dal 25 aprile 2025 appare di piena coerenza per una Città e una Regione che tanta parte hanno avuto nel farsi dell’Italia e della Repubblica. A partire dalle lotte per l’indipendenza e a quelle per la libertà.

Grazie per quanto fate.

Buon lavoro e auguri.

Torino, 02/08/2023 (II mandato)

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