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Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’Università Statale di Tbilisi - “Georgia e Italia: un patrimonio di amicizia tra identità e apertura all’Europa e al mondo”.

Magnifico Rettore,

Signori Ministri,

Autorità accademiche,

Cari studenti,

Signore e Signori,

sono particolarmente lieto di condividere alcune riflessioni sulla storia – e, soprattutto, sul futuro – dell’amicizia tra Georgia e Italia, nella prospettiva di un comune sentire europeo.

E’ un onore farlo presso l’Università Statale di Tbilisi, la più antica di tutto il Caucaso, proprio nella ricorrenza del suo centenario. Una ricorrenza che, non a caso, coincide con quella dei cento anni della prima Repubblica georgiana. Auguri e congratulazioni per questo doppio anniversario così significativo!

Lo stabilimento di questo prestigioso ateneo trae ispirazione dagli ideali di libertà e indipendenza di Ilia Chavchavadze e della sua generazione. Il patriota georgiano, già a metà del XIX secolo, guardava con attenzione ai fermenti che attraversavano l’Europa e, soprattutto, al Risorgimento italiano. E ammirava la figura carismatica di Giuseppe Garibaldi.

Quest’università ha formato gran parte della classe dirigente del Paese e ne costituisce un simbolo di identità e – al contempo – è espressione della sua vocazione alla apertura. Essa affonda le sue radici in quei valori di democrazia e Stato di diritto che caratterizzano la civiltà europea e che informarono la prima Costituzione repubblicana della Georgia.

Un documento molto avanzato che prevedeva una serie di diritti, dal suffragio universale per donne e uomini all’abolizione della pena di morte. Una carta che tutelava le libertà di espressione e di fede, i diritti sociali e quelli delle minoranze.

La Costituzione del 1921 ebbe vita non lunga. Ma le sue fondamenta ideali rimangono fonti d’ispirazione, a dimostrazione del fatto che la scelta europeista di Tbilisi non è infatuazione strumentale, ma vocazione radicata nella storia e nei cuori del popolo georgiano.

L’Italia fu presente, allora, nell’inviare un ambasciatore e nel riconoscere la prima Repubblica, e lo fu successivamente, nel 1992, per la Georgia tornata indipendente.

L’Italia è presente, oggi, a sostenere sovranità e integrità territoriale del Paese e ad accompagnare la sua crescita democratica ed economica.

L’impegno della Unione Europea ad assecondare gli sforzi per superare le conseguenze del conflitto interno che ha portato alla separazione delle regioni dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud rimane fermo, anzitutto attraverso il contributo alla graduale realizzazione di misure destinate alla crescita della reciproca fiducia.

Magnifico Rettore,

Signore e Signori,

La nostra amicizia viene da lontano.

Risale a prima del Cristianesimo, al tempo dell’imperatore Vespasiano. Avamposto a Oriente dell’Impero romano e millenario corridoio di transito tra Europa e Asia, questa terra è stata, da sempre, meta di viaggiatori italiani. I legami tra i due Paesi cristiani sono testimoniati, già alla fine del VI secolo d.C., da una lettera di Papa Gregorio.

Qualche secolo dopo il veneziano Marco Polo descriveva così i georgiani del XIII secolo: “Sono bella gente, prodi di battaglie e buoni arcieri. Sono cristiani e tengono legge di greci”.

Nel Seicento furono i Padri Teatini a far conoscere la Georgia in Europa.

In sette quaderni – custoditi presso la Biblioteca della mia città, Palermo – Cristoforo Castelli trasfuse quasi un quarto di secolo vissuto in Georgia. “Paradiso terrestre, Paese che germogliò l'antica cultura greca, la Georgia fu sposa mia, per il corso di molti anni”, racconta il missionario.

Disegni, appunti e lettere di Castelli ci restituiscono vividi i volti, gli usi e i costumi della Georgia di quell’epoca. Quegli stessi costumi che furono al centro di opere composte, un secolo più tardi, da Carlo Goldoni [“La bella georgiana”] e da Carlo Gozzi [“La donna serpente”], largamente ispirate alla storia e alle leggende di questo Paese.

Testimonianze preziose, come sempre lo sono quelle dei viaggiatori.

Disponiamo di molte immagini e di molte parole per raccontare la nostra amicizia.

Non è un caso che il primo libro stampato in georgiano, nel 1629, sia il “Dittionario giorgiano e italiano”, realizzato – con la collaborazione di un monaco georgiano – da Stefano Paolini. Siamo lieti che proprio a lui sia intitolata la sezione italiana della Biblioteca Nazionale del Parlamento della Georgia, inaugurata due anni or sono con un fondo librario proveniente dal nostro Paese.

Ma al di là delle parole, italiani e georgiani hanno una naturale affinità. E collaborano con successo nei settori più diversi.

Pur nel peculiare quadro dell’Unione Sovietica, il legame non si interruppe mai e non si affievolì l’interesse per l’arte georgiana in Italia. Il cinema, in particolare, divenne veicolo di conoscenza, grazie a intellettuali appassionati, quali il regista e scrittore Rezo Tabukashvili e il poeta Tonino Guerra, instancabili ambasciatori del dialogo e della conoscenza tra i nostri due popoli.

La Georgia è molto presente in Italia, nella memoria, nella simpatia, nel rispetto, nei progetti comuni. Lo stesso avviene qui per il nostro Paese.

Nel ’68, alcune famiglie georgiane ospitarono i bambini colpiti dal terremoto del Belice, in Sicilia.

Agli inizi degli anni ’90 fu invece la guerra a sconvolgere la vita dei piccoli georgiani e, per anni, centinaia di bambini colpiti dalle drammatiche conseguenze del conflitto sono stati ospitati da famiglie di Palermo [non a caso città che è gemellata con Tbilisi]. Lì, estate dopo estate, hanno trascorso le vacanze e ritrovato, oltre al mare, anche la gioia. Hanno sentito il calore della solidarietà. Hanno avuto modo di praticare l’italiano e, soprattutto, il linguaggio della fratellanza.

Quei bambini sono diventati grandi. Dalla loro esperienza, e dal legame che ne deriva, è nata la Scuola italiana di Tbilisi, che oggi può vantare una sezione bilingue di successo.

L’incremento dell’insegnamento dell’italiano in quella e in numerose altre scuole georgiane è fra gli obiettivi che l’Italia coltiva. Così come l’aumento delle borse di studio per gli universitari. Oltre 300 georgiani hanno potuto, in questi anni, studiare nei nostri atenei, e un accordo siglato proprio ieri consentirà di disporre di ulteriori fondi congiunti.

Magnifico Rettore,

ammiro il vostro alfabeto, simbolo di un’identità forte e antica.

I miti greci narravano una Colchide misteriosa e affascinante, una terra dove gli Argonauti andarono alla ricerca del vello d’oro.

Condividiamo culture millenarie. Quindi anche la responsabilità di preservarle.

Ed è per questo che l’Italia ha collaborato alla creazione dell’Agenzia Nazionale Georgiana per la tutela del patrimonio culturale.

Numerose missioni archeologiche, di diverse università ed enti italiani, co-operano con successo, da anni, in molti siti georgiani.

Esperti georgiani frequentano corsi di specializzazione presso l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, con borse di studio disposte dal governo italiano nell’ambito di un programma bilaterale.

Dal prossimo autunno, con il coinvolgimento anche di questa Università, avranno luogo nuove iniziative dedicate alle più innovative tecnologie per la protezione e promozione del patrimonio culturale, al quale è dedicato il 2018, “Anno europeo del patrimonio culturale”.

L’amicizia è anche condivisione, e noi stiamo condividendo i nostri tesori.

E’ motivo di comune orgoglio mostrare qui a Tbilisi, come è stato fatto in questi mesi, l’opera di geni universali, quali Botticelli, Michelangelo, Tiziano, Bernini.

Per i giovani è l’occasione di conoscere, direttamente, questo patrimonio dell’umanità, che l’Italia custodisce con passione.

Per le Istituzioni, è l’opportunità per creare nuove forme di cooperazione.

I partner delle esposizioni qui realizzate stanno già discutendo altre iniziative, che auspicabilmente coinvolgeranno artisti georgiani e italiani, accolti ogni anno gli uni nel Paese degli altri.

Non sono solo le arti visive a unire i nostri due Paesi, che condividono anche la passione per il teatro. E infatti anche Tbilisi celebra l’Anno Rossiniano con alcune delle sue migliori voci.

La stessa Opera di Tbilisi fu inaugurata da una compagnia italiana, con “Lucia di Lammermoor” di Donizetti, nel 1851, e fu la ballerina italiana Maria Perini, nel 1916, ad aprire il primo studio di danza a Tbilisi, poi divenuto “Scuola Statale di Danza classica del Teatro dell’Opera”.

Ma la nostra amicizia, naturalmente, così radicata nel passato, è rivolta anche al futuro.

Il Centro Nazionale per le Ricerche e la Fondazione “Shota Rustaveli” hanno potenziato il loro piano di ricerche congiunte e la Fondazione COTEC – che mi onoro di presiedere – in collaborazione con la locale Agenzia per l’Innovazione ha lanciato un premio per il miglior innovatore georgiano, che potrà sviluppare la sua intuizione al “Kilometro Rosso” di Bergamo, uno dei principali distretti per l’innovazione del nostro Paese.

Il nostro Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica di Pavia stanno discutendo con l’Istituto Tecnologico della Georgia una collaborazione particolarmente importante, quella per la creazione di un acceleratore di particelle per la cura dei tumori e la ricerca.

Magnifico Rettore,

Signore e Signori,

La Georgia può vantare un “ecosistema” favorevole alle imprese, come certificano le principali classifiche internazionali.

L’Italia, seconda manifattura d’Europa, terza tra i membri UE per volume di scambi con la Georgia, può rappresentare un partner solido e dinamico. Lo ha evidenziato il foro economico congiunto, al quale ho avuto il piacere di partecipare oggi, insieme al Primo Ministro, centrato su temi come le infrastrutture, l’energia e l’agroindustria.

Molti altri sono i settori in cui possiamo e dobbiamo intensificare il nostro rapporto economico.

La green economy è, ad esempio, un ambito in cui vi è molto da fare e nel quale sono possibili collaborazioni significative e reciprocamente benefiche.

Anche in questo caso la nostra collaborazione può raggiungere risultati importanti per i cittadini dei nostri Paesi.

La tutela dell’ambiente e delle sue risorse è, prima di tutto, un dovere nei confronti delle future generazioni. Ma rappresenta anche un efficace vettore di sviluppo, un investimento strategico, specialmente per Paesi come Georgia e Italia, che fanno delle bellezze naturali e paesaggistiche, oltre che di quelle artistiche, un fattore primario di attrazione turistica e di crescita economica.

I nostri rispettivi Dicasteri dell’Ambiente hanno firmato un memorandum di collaborazione e stanno discutendo progetti concreti.

In occasione di questa visita l’Istituto Superiore di Sanità italiano ha sottoscritto un accordo di cooperazione strutturata con l’omologo georgiano e sosterrà, insieme all’UNICEF, un progetto teso a monitorare la salute dei bambini georgiani.

Magnifico Rettore,

Signori Ministri,

Autorità accademiche e civili

Cari studenti,

nel corso della mia esposizione ho fatto uso, spesso, di alcuni termini: insieme, giovani, cultura.

Parole che sono al centro del rapporto bilaterale, ma anche del futuro del continente europeo. Del nostro futuro.

Sono rimasto colpito dalle tante bandiere europee che sventolano sui palazzi della vostra capitale, accanto a quelle georgiane.

Colpito, ma certo non sorpreso. Basta pensare al famoso viaggio di Sulkhan-Saba Orbeliani nel Seicento, per capire come l’Europa sia sempre stata, per la Georgia, parte del proprio destino.

E’ un segno di fiducia che ci sprona a perseguire ogni giorno, nonostante le difficoltà, il grande disegno che ha reso l’Unione un successo unico nella storia, polo di attrazione imperniato sui principi della democrazia liberale; spazio di pace e prosperità.

Un successo che si misura anche al di fuori dei suoi confini, ove l’Europa mantiene il fascino di un progetto unico per slancio ideale e per concretezza, per chi voglia un sistema internazionale basato su regole condivise, che conducano alla convivenza, all’impegno comune e non alla contrapposizione.

Un sistema che porti a maggiore stabilità, a integrazioni a cerchi concentrici, differenziate e aperte, sintesi, e non mortificazione, delle tante identità che rappresentano la ricchezza del nostro continente.

I giovani e la cultura rivestono, in questo contesto, un ruolo cruciale.

Sono i ragazzi dell’Erasmus a rappresentare la speranza di un’Europa “2.0”, senza confini né mentali né materiali.

E’ attraverso la cultura che è possibile apprezzare le rispettive specificità e comprendere quelle altrui.

Soltanto la conoscenza e il rispetto della storia consentono di non ripercorrere strade che portano a semplificazioni pericolose.

Il cammino intrapreso dalla Georgia invita al massimo rispetto e alla più attenta considerazione.

Migliaia di giovani georgiani hanno studiato nell’Unione grazie ad Erasmus e da settembre Tbilisi ospiterà la prima scuola europea fuori dai confini della UE.

La Georgia può produrre ed esportare senza dazi grazie all’area di libero scambio con l’Europa, ma anche con tante altre regioni del mondo. I cittadini georgiani hanno sperimentato lo straordinario vantaggio della libertà di movimento: oltre 250.000 suoi cittadini hanno visitato i paesi dell’Unione Europea dall’entrata in vigore della liberalizzazione dei visti, in poco più di un anno.

Il contributo di Tbilisi alla politica europea di sicurezza comune e difesa si è concretizzato nelle numerose operazioni e missioni di stabilizzazione e pace a cui ha partecipato, dalla Repubblica Centrale Africana al Mali, all’Ucraina.

L’Italia –è questa la conclusione che vorrei esprimervi - rimarrà al fianco della Georgia, cui è legata da una lunga storia di amicizia. Possiamo dire, a buon titolo: un passato dal grande futuro. Auguri per questo Ateneo!

Tbilisi , 17/07/2018 (I mandato)

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