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Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’“Università di Yaoundé I”
Signor Ministro,
Signor Rappresentante del Presidente della Repubblica,
Magnifico Rettore,
Gentili Professori,
Carissimi studenti, Bonjour a tout le monde!
Desidero in primo luogo ringraziare il Magnifico Rettore per le parole così cortesi e calorose che ha voluto rivolgermi e per l'opportunità che mi è stata offerta di prendere la parola qui oggi, di fronte a voi, nel corso del primo viaggio che ho il privilegio di compiere qui in Camerun come Presidente della Repubblica Italiana. E' un onore intervenire in un'Istituzione così prestigiosa per il Camerun, la sua più antica Università, che oggi forma più di 50.000 studenti.
Una Istituzione determinante per il futuro del Paese.
L'istruzione rappresenta infatti - in ogni parte del mondo - la chiave della coscienza civile del suo popolo e, a loro volta, gli studenti costituiscono il segmento su cui riposano le speranze e le attese della società. Il Camerun, con i risultati del suo sistema di istruzione, si pone all'avanguardia tra i Paesi della Regione anche per tasso di scolarizzazione.
La vostra generazione occupa un posto particolare nella storia dell'intero Pianeta; siete infatti voi giovani i primi in grado di usufruire a pieno dello straordinario progresso compiuto nell'ambito delle comunicazioni. Internet, i social network, la diffusione capillare degli "smartphones" vi portano a entrare immediatamente in contatto con realtà distanti anche migliaia di chilometri, eliminando virtualmente le distanze, fra città, Paesi, continenti diversi. Anche lo spazio temporale ne è fortemente influenzato, rendendo ogni avvenimento contemporaneo. E' questo il più autentico e profondo significato della globalizzazione, una trasformazione tanto rapida quanto epocale i cui effetti non riusciamo ancora probabilmente a valutare sino in fondo.
Il dibattito sulla globalizzazione non è nuovo e non vorrei soffermarmi su di esso, anche se mi sembra importante. segnalare come i processi di decisione politica e di governance non si siano rivelati in grado di tenere il passo di queste trasformazioni. Ciò ha portato all'emergere di evidenti "linee di frattura" tra le Istituzioni e la cittadinanza alla costante ricerca di un futuro nel quale la distanza fra reale e virtuale, tra prossimo e distante, è sempre più tenue e indistinta.
Ogni avvenimento ci riguarda, ogni dibattito di idee più o meno fondato ci interpella. Non vi è dubbio, in questo senso, che la stessa ondata migratoria epocale che sta caratterizzando il Continente Africano, lambendo il Continente europeo e l'Italia, sia determinata anche dalla circolarità propria della società dell'informazione, ovvero dalla possibilità, sino a pochi anni fa preclusa, di poter conoscere e realmente valutare le condizioni di vita prevalenti in altri contesti sociali, eliminando la distanza esistente tra un Continente e l'altro.
Da qui alla ricerca di un avvenire migliore il passo è breve, spinti anche dallo stato di guerra o di latente insicurezza, ovvero soltanto di precarietà economica, purtroppo ancora presente in molti Paesi africani o del Medio Oriente e Asiatici.
La circostanza che la criminalità organizzata sia spesso al centro di un traffico odioso di esseri umani rende tragica la vicenda, ma non altera la natura di aspirazione alla salvezza sottesa ai flussi migratori di molte famiglie e popolazioni spinte dalla disperazione. Occorre guardare a questi fenomeni con lucidità, rifuggendo dalla tentazione - assai diffusa anche nel recente passato - di far finta che non esistano o che non riguardino la comunità internazionale nel suo complesso. Le migrazioni costituiscono oggi un fenomeno globale, di grande dimensione e non certo destinato ad esaurirsi autonomamente nel volgere di pochi anni. Un fenomeno che nessun Paese europeo o africano sarà mai in grado di governare da solo e che interpella la responsabilità della comunità internazionale nella sua interezza. La tentazione di alzare muri, di erigere barriere di filo spinato, di rifugiarsi in un illusorio isolamento presente in parte nella stessa opinione pubblica europea, oltre che moralmente inaccettabile, è del tutto inefficace. Soltanto la cooperazione può governare questo fenomeno, facendo prevalere le ragioni della luce su quelle dell'oscurità.
L'emergenza che ogni giorno, da tempo, porta migliaia di persone a rischiare la propria vita e quella dei propri cari per mare e per terra, in condizioni disperate è figlia della povertà, dell'instabilità dello sviluppo precario e delle guerre, tutti fenomeni ancora oggi purtroppo presenti in diverse Regioni del pianeta.
Eppure il mondo sta cambiando. Nonostante i tanti focolai di crisi, l'Africa nel suo complesso ha registrato, in questi ultimi anni, tassi di crescita considerevoli. Per molti anni si è parlato dell'Africa come del "Continente del domani". Ora, finalmente, possiamo cominciare a parlare dell'Africa come del "Continente dell'oggi". Lo prova la crescita delle economie, che si è dimostrata particolarmente sostenuta mediamente in tutti i Paesi dell'Africa sub-sahariana, oscillando costantemente, negli ultimi anni, intorno al 4%. Ancora più significativo appare il dato relativo al reddito pro-capite, più che raddoppiato nell'ultimo decennio - da 800 a 1.800 dollari - a conferma dell'esistenza di una marcata tendenza alla progressiva diffusione dello sviluppo. I Paesi africani sono naturalmente i protagonisti di questo processo di crescita che può portare lontano, sviluppando ulteriormente le infrastrutture e potenziando il sistema industriale manifatturiero e dei servizi. Come per altri Paesi al mondo la sfida è combinare crescita e occupazione, consentendo alle nuove generazioni di essere protagoniste di uno sviluppo inclusivo e duraturo del tessuto sociale. Ed è questo il più forte antidoto capace di prevenire l'accumularsi di tensioni e instabilità all'interno di ogni singolo Paese e a livello regionale, promuovendo diritti e salvaguardando la dignità delle persone.
Si tratta di una prova non semplice nella quale l'Europa deve impegnarsi più a fondo a fianco dell'Africa, con una partnership strategica. Un dovere che l'Italia sente come proprio e che ha ispirato un concreto rafforzamento dell'impegno del nostro Paese nei confronti del Continente africano.
Ma l'Italia e l'Unione europea devono anche investire le loro capacità nella causa della pace.
Alle luci relative all'andamento dell'economia, si sono contrapposte, soprattutto negli ultimi anni, le ombre dei troppi conflitti che affliggono le popolazioni del Continente e che costituiscono la principale ragione alla base dell'attuale recrudescenza del fenomeno migratorio e dei profughi.
L'Ufficio delle Nazioni Unite per i Rifugiati tratteggia un quadro preoccupante. I conflitti scoppiati negli ultimi cinque anni nel Continente sono responsabili di più di 3 milioni e mezzo di rifugiati e di circa 11 milioni e mezzo di sfollati interni. Questa è la crisi che va affrontata e risolta. Va prevenuto anzitutto il contagio delle tensioni; vanno congelati e risolti i conflitti in atto. L'Unione Africana, con la collaborazione disponibile dell'Unione europea e con il conforto delle Nazioni Unite deve favorire - come fa costantemente - soluzioni all'altezza di quei valori di pacifica convivenza, prosperità e progresso che costituiscono il fondamento stesso delle nostre società.
Forze violente minoritarie prendono in ostaggio intere popolazioni, scardinano la convivenza di interi Paesi. L'estremismo violento che attacca la vita umana non può avere diritto di cittadinanza in Africa come in Europa. Le responsabilità della Comunità internazionale e di numerosi Paesi anche europei nel non aver saputo affrontare le ragioni della crisi, se non addirittura nell'aver concorso a creare in passato condizioni di instabilità, sono ampie. Vanno lasciate alle spalle politiche errate, che hanno permesso al terrorismo di alimentarsi di pericolosi anti-valori permeati da irrazionali pulsioni violente. Daesh, Boko Haram, e altri gruppi dello stesso tipo, professionisti del terrore, sono questo, la negazione di ogni quadro giuridico nel quale i diritti della persona possano trovare garanzia nella supremazia della legge; la negazione dello Stato di diritto, strumento in grado di costruire relazioni con altri Stati per raggiungere obiettivi di progresso nell'interesse dell'umanità. Le conseguenze di questa barbarie del pensiero e della sua applicazione vile e violenta le abbiamo, purtroppo, di fronte ai nostri occhi, ogni giorno. Sono le immagini di inaudita violenza, provenienti dall'Africa, dall'Europa e dagli altri continenti, tutte tragicamente simili nel mostrare l'abbandono di ogni forma di dignità e il totale spregio della vita umana. Tutto questo ci richiama alla necessità di reagire con fermezza, intelligenza e, soprattutto, salda unità d'intenti.
Lo scontro in atto tra le forze del progresso e della pace e quelle del caos non è, come spesso ancora si sente affermare, uno "scontro di civiltà" . Non vi è, infatti, civiltà laddove la vita umana non ha alcun valore. Il fanatismo, la violenza non possono essere accomunate a nessuna forma di civile convivenza. L'odio fondamentalista, assurto a ideale, tende a trasformarsi in una valanga, che finisce per travolgere quanto trova di fronte a sé. Interi Stati, intere popolazioni e le stesse confessioni religiose, dietro le quali la viltà del fanatismo cerca di celarsi, ne subiscono le conseguenze. Un antidoto, per riaffermare i principi basilari del vivere civile, risiede nella promozione della cultura, della conoscenza e dell'apprezzamento reciproci. E' infatti la cultura la prima e più efficace risposta che un Paese può e deve dare di fronte all'orrore omicida. Sotto questo profilo l'amicizia e la collaborazione tra Camerun e Italia costituiscono un esempio virtuoso proprio su questo terreno.
Sono molto fiero del fatto che l'Italia sia la terza destinazione europea scelta dai giovani camerunensi per intraprendere una formazione universitaria o post-universitaria e che l'italiano sia la terza lingua straniera più studiata. Ancor più significativa appare la circostanza che vede una prestigiosa Istituzione accademica italiana, l'Università di Padova, intessere una positiva relazione con la Scuola Nazionale dei Lavori Pubblici del Camerun con l'obiettivo di formare giovani ingegneri camerunesi. Mi auguro che questo esempio sia presto seguito da altre Università e Istituti di ricerca delle due parti, dei due Paesi, affinché possa innescarsi, tra i nostri Paesi, una vera e propria "alleanza per la cultura", che possa essere positivamente seguita e realizzata anche in altri contesti. La firma dell'Accordo di cooperazione culturale bilaterale, concluso ieri tra i nostri due Governi, rappresenta un ulteriore passo in questa direzione, una direzione alla quale, credo, si debba mirare con rinnovata determinazione e costante fiducia.
L'Italia guarda al Continente africano con grande speranza. La soluzione dei problemi che, insieme, Africa e Europa devono affrontare, richiede un impegno congiunto, concreto e paritario. Le tante tragedie occorse nel Mediterraneo e costate la vita a un numero così drammaticamente elevato di migranti ci hanno spinto, tra i primi, a sollecitare un approccio che vedesse impegnati e coinvolti non i singoli Paesi, ma l'Unione Europea nel suo complesso, in dialogo con il Continente africano.
L'Europa non può assistere inerme alle tragedie in atto e alla spoliazione del futuro di intere popolazioni dell'Africa e del Medio Oriente, provocate dai flussi di profughi in atto. Non vi può essere avvenire spingendo le popolazioni a lasciare le proprie case e le proprie terre. Questo approccio che ha preso forma con il Vertice de La Valletta, che ha riunito le Istituzioni comuni e Capi di Stato e di Governo dei ventotto Paesi dell'Unione Europea con i loro omologhi africani impegnati nel processo di Rabat e nel dialogo di Khartoum, costituisce uno sviluppo decisamente positivo, i cui effetti si vanno manifestando. L'Italia continuerà a impegnarsi a fondo affinché il dialogo intrapreso in quella sede possa intensificarsi, coinvolgendo tutti i Paesi del Continente africano e ampliandosi a una gamma sempre più ampia di temi e di settori. È infatti solo attraverso una piena sinergia fra Governi, Organizzazioni Internazionali, regionali e sub-regionali che possiamo fornire risposte convincenti alle numerose crisi presenti.
L'interdipendenza tra Mediterraneo e Africa-sub-sahariana è nei fatti. Ne è prova il fatto che in Europa si parli sempre di più di "Mediterraneo allargato", includendo in questa accezione il "corridoio" che va dal Golfo di Guinea a quello di Aden. È il riconoscimento di una nuova realtà geopolitica - di cui le recenti dinamiche migratorie sono solo un aspetto - che ha di fatto fortemente avvicinato Africa e Europa. Il Mediterraneo conferma il suo ruolo di ponte naturale tra i nostri due continenti e la reciproca dipendenza fra le due aree fa sì che sia impossibile disgiungere le due realtà, quella Africana e quella Europea. Facciamo sì che tutto questo contribuisca al benessere dei nostri popoli. Un ordine nuovo e più giusto del Mediterraneo si costruisce anche e proprio partendo dall'Africa, un Continente dal quale viene un fermento nuovo, in grado di produrre un vero e proprio "salto di qualità" nell'integrazione continentale e di dare un ulteriore, tangibile contributo alla causa della pace e dello sviluppo. Non si tratta di applicare un modello europeo, guardando al processo di aggregazione che ha dato vita all'Unione dei Trattati di Roma, ma di rafforzare soluzioni proprie al contesto di questo Continente, per una migliore difesa collettiva degli interessi dei Paesi africani.
La collaborazione fra Organizzazioni regionali si è dimostrata ovunque fruttuosa. Si tratta di sensibilità che il nostro Governo ha voluto al centro della Prima Conferenza Italia-Africa che avrà luogo a Roma nel prossimo mese di maggio. Chiederemo al Continente africano vi voler essere un autentico interlocutore, con il quale individuare e approfondire soluzioni in grado di rispondere efficacemente alle sfide che la realtà ci propone, a partire dallo sviluppo, dai diritti umani, dalla crisi migratoria e dal contrasto alla violenza terroristica.
E' quindi con la certezza di poter vedere presto realizzata una nuova e rafforzata partnership fra Camerun e Italia, fra Africa e Europa, che vi rivolgo un caloroso invito. L'invito a lavorare per il futuro dei nostri Paesi, dei nostri continenti, dischiudendo - con le chiavi del rispetto reciproco, della cultura e della reciproca conoscenza - le porte di una collaborazione sempre più attiva e feconda.
Yaoundé , 18/03/2016 (I mandato)
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