Signor Presidente della Repubblica portoghese,
Maestà,
Signor Commissario dell'Unione,
Signori Ministri,
Signori Presidenti delle Fondazioni COTEC di Portogallo, Spagna e Italia,
Signore e Signori,
vorrei rivolgere un benvenuto e un saluto caloroso a Sua Maestà Juan Carlos.
Sono molto lieto di prendere parte al decimo Simposio di COTEC Europa nella prestigiosa sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che ringrazio per ospitare un evento che, annualmente, manifesta la collaborazione scientifica e tecnologica tra Portogallo, Spagna e Italia.
E' per me motivo di onore presiedere, insieme a Re Felipe e al Presidente Cavaco Silva, un'iniziativa così ambiziosa, che affonda le radici nella felice intuizione di Sua Maestà Juan Carlos.
Più di 20 anni fa egli colse appieno la necessità politica ed economica di una maggiore attenzione alla ricerca, alla tecnologia e all'innovazione, quale volano di progresso economico e sociale.
COTEC Europa, dalla sua nascita, dodici anni fa, ha rappresentato un nuovo ambito entro cui declinare i vivaci e fecondi legami che da sempre uniscono Madrid, Lisbona e Roma per favorire lo sviluppo e la crescita delle nostre imprese e delle nostre società.
COTEC Europa ha, infatti, contribuito alla creazione, tra i nostri Paesi, di un reale spazio comune per la ricerca e l'innovazione tecnologica, in grado, ne sono convinto, di esercitare un ruolo sempre più propulsivo nel percorso di costruzione di quello "Spazio Europeo della Ricerca" che la Commissione dell' Unione ha posto al centro della strategia "Orizzonte 2020".
I Paesi mediterranei possono e devono svolgere, in molti campi, una funzione propulsiva in Europa. Se oggi, nell'Unione, c'è meno Europa di quanto è necessario, ciò accade anche perché i Paesi del Sud non riescono a esercitare appieno quella spinta culturale che viene dalla loro storia e dalle loro sensibilità. Una loro maggiore spinta arricchirebbe, e arricchirà, l'intero Continente e conferirebbe, e conferirà, ad esso quella prospettiva, quella visione globale che il Mediterraneo ha sempre suscitato.
Signore e Signori,
i segnali di ripresa nei nostri tre Paesi lasciano sperare che la più lunga crisi economica dalla seconda metà del Novecento sia, finalmente, alle nostre spalle.
Le previsioni di crescita del Prodotto interno lordo sono a questo punto un'opportunità e una sfida, politica e sociale, che richiama le nostre responsabilità, perché siamo capaci di aggredire, urgentemente, livelli di disoccupazione troppo alti, soprattutto per quanto riguarda i nostri giovani.
È fondamentale che istituzioni e imprese lavorino in sintonia per trasformare questi primi indicatori positivi in tendenze più stabili e durature.
Per questo è ancor più necessario infondere nuovo vigore alle nostre capacità di innovazione e di adattamento a un mercato globale in costante evoluzione.
Bisogna innovare per competere, per crescere.
Per consentire all'industria europea, alla nostra industria - cui oggi si guarda con sempre maggior attenzione quale base per costruire una ripresa duratura - di rimanere all'avanguardia sia dal punto di vista qualitativo sia tecnologico.
Vanno messi in campo, a questo fine, progetti nuovi e investimenti strategici per aumentare la produttività del sistema e per poter costruire in tal modo un nuovo patto sociale, alla cui base vi sia, da un lato, l'aumento necessario di produttività e, dall'altro, una crescita del lavoro, e dunque una riduzione delle diseguaglianze sociali.
Signore e Signori,
l'innovazione non è certo l'unico fattore determinante della crescita di un Paese e del rafforzamento del suo tessuto produttivo, ma ne rappresenta un elemento cruciale. Uno sguardo alle performance dei paesi che la Commissione Europea definisce leader nell'innovazione rivela, infatti, quanto sia forte la correlazione tra innovazione e crescita.
In questa prospettiva è necessario uno sforzo sistemico che faccia leva su tutte le potenzialità dei nostri Paesi.
Servono maggiori investimenti in ricerca e sviluppo, maggiori incentivi nei confronti delle imprese innovatrici, servono strumenti finanziari specifici per finanziare le nuove start up, i giovani talenti, partnership pubblico-privato efficaci, legami tra accademia e impresa più stabili, attenzione al mercato del lavoro, potenziamento qualitativo dell'istruzione. Sono queste le chiavi per avviare una nuova fase di sviluppo.
Al tempo stesso è di vitale importanza riservare un'attenzione particolare al tessuto delle Piccole e Medie Imprese, che rappresentano la spina dorsale delle nostre economie e che vanno incoraggiate a crescere. Hanno di fronte una concorrenza sempre più serrata, e dunque vanno promosse le condizioni affinché queste imprese si rafforzino in termini dimensionali, finanziari e di capacità manageriali.
Sarà importante fare leva sugli strumenti disponibili anche a livello europeo, dai programmi di "Orizzonte 2020" ai finanziamenti da attivare tramite la Banca Europea degli Investimenti (BEI) per l'innovazione nel piano europeo per gli investimenti strategici.
Signore e Signori,
desidero ringraziare molto la Fondazione COTEC Italia e le sue Fondazioni gemelle in Spagna e Portogallo, che, con le proprie attività, continuano a fornire un contributo essenziale per accrescere la consapevolezza della centralità dell'innovazione tecnologica nei nostri Paesi. È attraverso tale opera che potremo concretamente raggiungere l'obiettivo di un "nuovo rinascimento industriale" europeo, cardine essenziale di un rilancio nel segno dello sviluppo sostenibile.
Mi sia consentito rivolgere un appello affinché la dimensione "federativa" delle tre Fondazioni compia uno sforzo aggiuntivo per farsi interprete ancor più autorevole delle ambizioni dei nostri tre Paesi, a Bruxelles, attraverso una maggiore e più incisiva capacità di inserirsi nel quadro delle politiche dell'Unione Europea.
Tutti pensiamo alla formazione di un Spazio Europeo per la Ricerca, ma vanno sottolineate anche le opportunità offerte dalla creazione del mercato unico digitale e dalla strategia europea in tema di clima ed energia, ambiti questi nei quali l'innovazione tecnologica riveste un ruolo assolutamente preminente.
È mia profonda convinzione che in questi settori l'Europa unita debba tagliare traguardi sempre più ambiziosi ed aprirsi ad orizzonti, fino a pochi anni or sono, insperati.
In questi tempi di incertezza, infatti, scienza e tecnologia sono e resteranno i nostri alleati più preziosi per affrontare le sfide della nostra epoca.
Signor Presidente, Maestà, Signor Commissario, illustri partecipanti,
vorrei concludere augurandomi che il Simposio COTEC Europa contribuisca sempre più a un'ulteriore intensificazione della cooperazione tra Istituti di ricerca ed imprese dei nostri Paesi nei settori dell'alta tecnologia.
Auspico che si inizi ad ampliare l'orizzonte e a guardare oltre i confini della stessa Europa, per condividere le positive esperienze delle Fondazioni COTEC anche con altri Paesi, specie nell'area mediterranea.
E' interesse nostro e della stessa sicurezza europea che, progressivamente, crescano gli standard scientifici e tecnologici anche nei Paesi della sponda Sud del Mediterraneo.
Sarei lieto, infine, se COTEC fosse in grado di raccogliere i tanti spunti e i percorsi di sperimentazione avviati nei sei mesi dell'EXPO di Milano, evento che ha portato all'attenzione di tutto il Pianeta l'imperativo della sostenibilità alimentare ed energetica. Le nuove tecnologie e la ricerca scientifica saranno determinanti per raggiungere questo obiettivo.
Mi auguro che il tema possa entrare nell'agenda di lavoro delle tre Fondazioni e che già nel corso del prossimo Simposio si possano iniziare a raccogliere i primi frutti di questa attività.
Ci muove la comune consapevolezza che lo sviluppo delle capacità di ricerca e innovazione rappresenta una leva decisiva per aprire una nuova stagione di crescita, superare le ferite sociali, migliorare e rafforzare l'immagine e la proiezione esterna dell'Europa, che oggi ha bisogno di un rinnovato protagonismo da parte dei Paesi mediterranei e di un deciso rilancio del processo di integrazione.