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Intervento del Presidente Sergio Mattarella alla Cerimonia di consegna dei Premi “Presidente della Repubblica”

Desidero rivolgere un cordiale benvenuto al Quirinale e, insieme, il più vivo ringraziamento a tutti i presenti,

al Presidente del Senato, al Presidente della Corte costituzionale, ai rappresentanti della Camera dei Deputati e del Governo,

ai presidenti e ai docenti delle tre Accademie che sono protagoniste di questa manifestazione, oltre che espressione migliore della cultura, della scienza, dell'arte italiana.

Voglio esprimere anch'io le congratulazioni agli studiosi e agli artisti che sono risultati vincitori dei Premi "Presidente della Repubblica" e delle Borse di studio intitolate a due grandi maestri, come Goffredo Petrassi e Giuseppe Sinopoli.

Le belle e interessanti laudationes, pronunciate dai professori Quadrio Curzio e Lorenzetti, e dal maestro dell'Ongaro, hanno sottolineato il valore delle scelte compiute e il talento dei vincitori che recano ulteriore prestigio ai Premi. Questi Premi furono istituiti - come è stato ricordato - da Luigi Einaudi nel corso del primo settennato repubblicano e mantengono una grande attualità, in un tempo oggi tanto diverso da allora.

Lo studio, l'arte, la cultura, la musica, il pensiero critico, il genio creativo sono essenziali alla modernità. Non ne sono un freno. Ne rappresentano un elemento di impulso, sulla strada della intersettorialità dei saperi.

Lo sviluppo della scienza e della tecnica offre nuove e straordinarie opportunità al genere umano, ma l'idea stessa di progresso scientifico continua ad essere inseparabile dalla ricerca di un valido umanesimo.

E' proprio il ritmo sempre più accelerato degli avanzamenti tecnologici a porci il tema dell'intelligenza dei processi, del loro governo, della sostenibilità dello sviluppo. E inoltre della ricchezza e della complessità dell'animo umano, del tessuto della convivenza, la cui storia e le cui conoscenze sono parti costitutive della qualità della vita.

Il pregio di questi Premi risiede anche nel fatto che le Accademie hanno inteso valorizzare i selezionati non soltanto per il loro successo e la fama già acquisiti, che pure ci sono e hanno grande rilievo, ma per la tensione interdisciplinare, per la capacità di andare oltre i confini dei diversi ambiti scientifici e artistici.

Di questo abbiamo grande bisogno. Di conoscere a fondo le discipline, ma al tempo stesso di mettere in relazione i saperi acquisiti con altri saperi. Questa tensione riguarda la filosofia, o l'archeologia, o l'ingegneria così come riguarda la musica e le arti.

Una capacità di visione più larga, un impegno di studio e di conoscenza interdisciplinare, aiutano ad evitare di essere trascinati in maniera acritica. Del fiume della contemporaneità dobbiamo saper utilizzare la forza, ma soprattutto dobbiamo essere capaci di guidarla, per trasmettere così opportunità e libertà alle generazioni future.

Einaudi, grande studioso e grande economista, aveva una chiara percezione dell'importanza della cultura nei processi storici e nell'affermazione dei valori di un popolo.

Con questo spirito promosse i Premi, in un primo momento limitati all'Accademia dei Lincei, poi meritoriamente ampliati all'Accademia di San Luca e all'Accademia di Santa Cecilia. Si tratta di istituzioni antiche, di grande prestigio, di grande storia, che hanno dato molto all'Italia e tanto continuano a dare.

Quando ancora il Paese era impegnato nella ricostruzione, andava consolidata l'identità nazionale e il senso di un comune riscatto, tanto più all'indomani di una scelta così significativa come quella per la Repubblica, decisa dal referendum di 70 anni or sono.

Ora il tema dell'identità è ancor più connesso al destino dell'Europa.

E il tema della cultura resta cruciale e decisivo.

Investire in cultura, in ricerca, nel sapere, nell'arte è realmente la premessa di un futuro migliore.

Anch'io, come i miei predecessori, intendo confermare questi Premi nazionali, ai quali daremo a partire dalla prossima edizione una veste rinnovata.

Ringrazio i presidenti delle Accademie e rivolgo i migliori auguri al maestro Sylvano Bussotti, ai professori Claudio D'Amato Guerrieri e Carlo Gasparri, ai maestri Rocco de Cia e Fiorenzo Pascalucci.

Li ringrazio con convinzione perché rendere più ricche la cultura e l'arte italiana vuol dire contribuire seriamente e in concreto al bene comune del nostro Paese.

Palazzo del Quirinale, 10/03/2016 (I mandato)

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