percorso pagina
Intervento del Presidente Sergio Mattarella in occasione dell'incontro con gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche e d'Arma nel 74° Anniversario della Liberazione
Signora Ministro della Difesa, per me è un vero piacere incontrare lei e tutti i presenti in questa occasione, incontrare il Gen. Buscemi, il Professor Betti, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, i Capi delle Forze Armate, della Guardia di Finanza, il Segretario generale della Difesa.
E rivolgere un saluto ai rappresentanti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma e della Confederazione fra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane, in questa occasione così importante, e così già ben sottolineata dal Ministro della Difesa, dal Gen. Buscemi, dal Professor Betti.
Vorrei esprimervi, anzitutto, la riconoscenza della Repubblica per la vostra azione volta a perpetuare e onorare il ricordo di quanti hanno perso la vita, subìto immani sofferenze nelle vicende belliche che hanno accompagnato il farsi dell’Italia unita e la conquista della libertà e della democrazia, nei tragici mesi di lotta che portarono il nostro Paese a riscattare la propria dignità. Penso alle tante vittime innocenti della furia nazista e dell’oppressione fascista.
La data del 25 aprile riveste questo significato: un popolo capace di riscattarsi, di riconquistare il proprio destino sulle macerie materiali e morali di un regime nemico dei suoi stessi concittadini.
La vostra testimonianza è il riflesso dell’Italia repubblicana e costituisce un importante argine di verità e un monito permanente contro interessate riscritture della storia e degli avvenimenti, particolarmente in una fase di profonda trasformazione del rapporto tra informazione e opinione pubblica.
E’ al futuro dell’Italia che dobbiamo guardare e, dunque, l’attenzione va diretta soprattutto ai giovani affinché sappiano fare propri i valori costituzionali che hanno permesso alla nostra società di riprendere il proprio posto nell’ambito della comunità internazionale e di conoscere traguardi sociali allora inimmaginabili.
Le Associazioni che voi rappresentate, i vostri iscritti, sono un patrimonio di valori e di conoscenza, custodi di valori fondanti per la nostra comunità nazionale.
La Festa del 25 aprile, decretata dal governo De Gasperi nel 1946 e sanzionata con legge dal Parlamento nel 1949, ci stimola a riflettere su come il nostro Paese risorse dopo la tragedia del secondo conflitto mondiale.
Furono i giorni del ritrovamento della dignità dell’intera Nazione, davvero un nuovo Risorgimento per il nostro popolo, stremato da anni di dittatura, guerra, ingiustizie.
Un Paese distrutto materialmente, gettato nello scompiglio più totale dal dissolvimento del regime fascista e di quello monarchico, ma che ha saputo resistere: una resistenza contro le continue violenze, e soprattutto una resistenza morale.
L’Armistizio dell’8 settembre vide tantissimi atti di eroismo compiuti da militari e civili mossi da amore verso la Patria e per riaffermare l’onore nazionale.
Molti uomini delle Forze Armate morirono per la libertà e l’indipendenza del Paese, anteponendo l’onore alla sopravvivenza, la difesa dell’identità nazionale alla sicurezza personale: da Porta San Paolo ai fronti di guerra, nei campi di concentramento dove agli internati militari vennero negati i più elementari diritti umani riservati ai prigionieri di guerra.
Molte le vittime tra il popolo. Tutti conosciamo le gesta dei partigiani, nelle montagne e nelle città, e le molteplici forme di solidarietà popolare, che si sono concretizzate anche nell’appoggio ai giovani che si rifiutavano di subire la coscrizione imposta dal nuovo regime fascista della Repubblica di Salò. Così come nell’appoggio ai perseguitati e discriminati, agli ebrei, ai sinti, che cercavano di sfuggire a un destino di morte, e anche a molti militari alleati fuggiti dai campi di prigionia, che spesso si univano alle unità dei combattenti della libertà.
Ufficiali e soldati si unirono ai partigiani rafforzandone la capacità di resistere. Altri si raccolsero nel Corpo Italiano di Liberazione operante insieme alle Forze Alleate.
Conoscere la tragedia che l’Italia attraversò in quel periodo, il cui ricordo è ancora vivo nelle popolazioni e nei territori del Paese, ci aiuta a comprendere le tante sofferenze che si consumano alle porte dell’Europa e che coinvolgono paesi e popoli a noi amici oltre che vicini.
Si avviava allora a conclusione il più immane conflitto bellico che l’umanità avesse conosciuto. Si concludeva una guerra che aveva diviso e lacerato profondamente l’Italia che seppe tuttavia rialzarsi in nome della libertà.
Domani in moltissime località, da nord a sud della penisola, in tanti luoghi che conobbero orrori e atrocità - verranno ricordati le donne e gli uomini, i civili, i militari, i sacerdoti che, in Italia e all'estero, contribuirono al doloroso, ma decisivo percorso verso la libertà e il riscatto del nostro Paese.
La società democratica, edificata in questi decenni di Repubblica, la libertà di cui beneficiamo, non sono traguardi conseguiti per sempre ma vanno difesi e sviluppati. Oggi possiamo confrontarci con una Europa saldamente unita e non contiamo nemici alle nostre frontiere bensì popoli insieme ai quali stiamo costruendo il futuro comune, in un’autentica condivisione di valori.
Il mondo, purtroppo, continua ad essere diviso da disparità e divari. I confini e le distanze tra le aree di prosperità e le zone di guerra e di sofferenza sono sempre più esigui. Dobbiamo essere consapevoli che i valori di pace, sviluppo e libertà non possono essere patrimonio soltanto di alcuni popoli ma riguardano l’umanità intera.
Per celebrare il 74° Anniversario della Liberazione dall’occupazione nazi-fascista nel nostro Paese, domani, dopo l’omaggio all’Altare della Patria, mi recherò a Vittorio Veneto.
Città simbolo della vittoria al termine del primo conflitto mondiale, Vittorio Veneto è stata decorata con Medaglia d’Oro al Valor Militare per i suoi meriti nella guerra di Liberazione.
Lo slancio morale e la compattezza nella rivolta dei vittoriesi, che in venti mesi di combattimenti seppero sconfiggere la ferocia degli oppressori, muove la sua forza e la sua motivazione dal sogno risorgimentale realizzato appieno proprio in quei luoghi, solo ventisette anni prima. Era passata soltanto una generazione! Con Vittorio Veneto renderò omaggio al contributo alla causa della Liberazione che seppero dare tutte le città e le contrade dell’intero Veneto.
Quel giorno di settantaquattro anni fa fu momento fondante del nuovo Stato italiano e ha posto le basi della nostra democrazia.
Un forte sentimento di pietà e rispetto deve saperci accomunare tutti, di fronte a un conflitto così doloroso, nel riconoscerci insieme nella Costituzione, solida base di rinnovata unità nazionale.
È un patrimonio che appartiene al popolo intero e che richiede un costante impegno civile, anche culturale e politico, che deve continuare a rinnovarsi grazie all’apporto essenziale delle nuove generazioni.
Con questo auspicio celebriamo oggi, unitamente alle Associazioni partigiane, combattentistiche e d’arma, la Giornata della libertà; giornata in cui l’Italia esprime ancora una volta la sua forte coesione e la sua identità.
Il popolo italiano sa riconoscersi nell’ispirazione comune che oggi ci consente di vivere in una società aperta e giusta, dinamica e pienamente inserita nel grande quadro dello storico processo di costruzione dell’Europa Unita.
Viva la Liberazione! Viva la Repubblica!
Palazzo del Quirinale, 24/04/2019 (I mandato)
Altri elementi