E' per me un grande piacere essere oggi qui a Shama, insieme al Ministro Pinotti e al Capo di Stato Maggiore della Difesa, per portare a ciascuno di voi il saluto e l'abbraccio dell'Italia, della delegazione che mi accompagna e mio personale.
Il teatro del Libano vede da anni un impegno del nostro Paese nell'ambito dell'iniziativa assunta dalle Nazioni Unite: sono molto lieto di effettuare qui la mia prima visita, in qualità di Presidente della Repubblica, ad un nostro contingente militare impegnato all'estero.
Ed è con soddisfazione che guardiamo ai risultati conseguiti da UNIFIL, una missione che certamente rappresenta uno dei maggiori successi delle Nazioni Unite, qui presenti dal lontano 1978.
L'Italia, non ha mai fatto mancare il suo sostegno, anche quando ci veniva chiesto un maggior impegno a seguito del rafforzamento della missione nel 2006 con UNIFIL 2.
Una missione pluridecennale, impegnativa, in una nazione culla di grandi civiltà del Mediterraneo, frutto della convivenza di differenti tradizioni e confessioni religiose.
Una terra di grande cultura alla quale l'Italia ha sempre guardato con simpatia ed amicizia.
In Libano operano oggi con armonia e comunità d'intenti, militari e civili di 40 diversi Paesi, uniti dagli stessi ideali, pienamente consapevoli dell'importanza che riveste questo Paese negli equilibri regionali.
UNIFIL, esperienza di quanto siano importanti il dialogo ed il rispetto reciproco, è la dimostrazione che obiettivi anche difficili possono essere raggiunti quando la comunità internazionale si muove in maniera corale, promuovendo la stabilizzazione e la pace, mettendo al centro la sicurezza collettiva.
Di questa solidarietà collettiva e di questa visione unitaria abbiamo sempre più bisogno.
Oggi, la missione affidata a UNIFIL è diventata, se possibile, ancor più importante.
Basta guardare a quanto accade nella vicina Siria, dove la tanto attesa tregua, raggiunta con grande fatica e dopo troppe atrocità, viene costantemente messa in discussione.
E quanto avviene in Siria ha un impatto immediato, oltre che sulla regione, sull'intera Unione Europea, ad iniziare, ma non solo, dalla questione dei rifugiati.
Su questo argomento si è aperto nell'Unione un dibattito dai toni talvolta sconsiderati, appartenenti a un passato remoto d'Europa e che, invece, qualcuno vorrebbe riproporre, dimenticando le tragedie che ha provocato.
Il Libano convive da lungo tempo con le difficoltà determinate dal costante flusso di rifugiati, mostrando una solidarietà che costa al Paese notevoli sacrifici. La presenza di insediamenti antichi e nuovi raggiunge quasi un terzo dell'intera popolazione.
E' un atteggiamento che suona da esempio per tutto il Mediterraneo e per l'Europa.
Vanno aiutati anzitutto i Paesi dai quali hanno origine i flussi migratori, ma, con grande ragione, vanno sostenuti quei Paesi di transito e di asilo maggiormente investiti dal fenomeno, come è il caso del Libano.
Si tratta di iniziative che vanno sviluppate e coordinate in più ambiti: le proposte raccolte nel "Migration compact" presentate in ambito dell'Unione Europea, ne sono un esempio.
L'Europa conserva nella sua memoria la lunga ed estenuante serie di conflitti che hanno minato la pace anche nel resto del mondo.
Sono ancora vive le tragedie consumatesi anche recentemente, così come rimane vivo il ricordo, tramandato di generazione in generazione, delle grandi sofferenze e dei sacrifici patiti durante le due devastanti guerre mondiali.
Questo ci ha indotto a ricercare, con forza e determinazione, nel nostro continente, la concordia e a non essere indifferenti ai focolai di crisi che si sviluppano in aree anche non a contatto immediato con i nostri confini, ma che finiscono per avere impatto su regioni geografiche ben più ampie, come si registra di continuo.
Per questo l'Italia partecipa in maniera così convinta e con ruoli decisivi alle missioni di pace in quest'area, nell'ambito delle scelte delle Organizzazioni internazionali alle quali il nostro Paese aderisce.
Lo facciamo nella consapevolezza che ogni persona ha dignità da rispettare. Che i diritti umani sono indivisibili.
Lo facciamo per la nostra sicurezza e per quella collettiva.
Ognuno di voi, per questo, ha il diritto di sentirsi giustamente fiero per il contributo che sta offrendo, nei diversi ruoli di ciascuno, alla realizzazione di un disegno così importante.
L'Italia è protagonista nella difesa della pace, e voi, in questo, siete l'Italia.
Essere parte e, al tempo stesso, rappresentanti del nostro Paese, è motivo di un orgoglio che va oltre gli importanti simboli sulla divisa che indossate.
Così come rappresentare le Nazioni Unite, portare il "basco blu" che indossate, è certamente una emozione che si somma alla responsabilità che esprimete.
In questi lunghi anni l'apprezzamento e la stima nei vostri confronti e nei confronti di coloro che vi hanno preceduto da parte di tutti i protagonisti della regione coinvolti, non è mai venuta a mancare.
Il grande equilibrio e l'assoluta equidistanza fra le parti, la sensibilità nei confronti della popolazione, che mostrate sempre, anche nei momenti più difficili - qui come in Kossovo, in Afghanistan, in Iraq, in Somalia e ovunque il Paese vi chieda di andare - sono la carta d'identità delle nostre Forze Armate.
E' attraverso questi caratteri che emerge l'"italianità" dei nostri militari, sinonimo di rispetto, generosità e giustizia. Siete fra i migliori ambasciatori del nostro Paese, nelle situazioni più difficili.
Dall'inizio dell'Operazione "Leonte" nel 2006 si sono alternati qui oltre 32.200 militari italiani.
Sono state condotte intense attività di perlustrazione, controllo e sorveglianza.
E' stata bonificata un'area superiore agli 11.000 metri quadri, dove è ritornata la vita. Dove l'eredità di una guerra odiosa, costituita dall'insidia delle mine e di ordigni inesplosi di vario genere, continuava a mietere vittime innocenti a distanza di anni, intralciando il pacifico svolgersi della vita delle comunità.
E' proseguito il processo di posizionamento sul terreno dei Blue Barrels costituenti la Blue Line, processo indispensabile per definire la linea di riferimento con il consenso delle parti, ed evitare pericolosi fraintendimenti e provocazioni.
Al Generale Portolano, Comandante di UNIFIL 2 nel solco della brillante tradizione dei Comandanti italiani che lo hanno preceduto in questo delicato incarico, esprimo grande plauso e compiacimento per la sua attenta azione di comando.
L'opera non facile di mediazione, in piena aderenza al mandato dettato dalla Risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 1.701, ha consentito al Generale Portolano di meritarsi il sincero apprezzamento e la stima delle parti e del vertice dell'ONU.
La sua azione di comando alla guida dei "Caschi Blu" ha consolidato il prestigio dell'Italia in seno alle Nazioni Unite, oltre che tra i partecipanti alla missione UNIFIL.
Alla Brigata "Sassari", artefice di tante eroiche battaglie cent'anni or sono, nel 1916, sull'Altopiano dei Sette Comuni dove, con i suoi due Reggimenti, meritò le sue prime due Medaglie d'Oro e al suo Comandante, il Generale Nitti che ha assunto la responsabilità del Settore Ovest, auguro buon lavoro e soddisfazioni all'altezza della vostra gloriosa reputazione.
"Dimonios", capaci di vincere qualsiasi sfida.
Il 24 maggio mi recherò sull'Altopiano di Asiago per rendere omaggio ai caduti della Grande Guerra e in quell'occasione porterò anche il vostro saluto ricordando coloro che, allora, vi hanno preceduto nella Brigata.
Ho piena consapevolezza di quanto state facendo, non senza sacrifici, lontano alle vostre case e dai vostri affetti.
Il vostro lavoro contribuisce in modo determinante all'immagine e al prestigio del nostro Paese nell'ambito della comunità internazionale.
Sono lieto di portare qui, in questa occasione, a voi e ai vostri cari, il sentimento di affetto e riconoscenza dell'Italia, consapevole del tributo di sangue versato dai nostri caduti sotto la bandiera di UNIFIL.
Il ruolo che state svolgendo in questa missione ha grande importanza per la sicurezza del Libano, paese amico, per la stabilità del Medio Oriente e per il mantenimento degli equilibri tra i popoli di questa regione, ai quali ci uniscono una lunga storia ed una lunga amicizia.
Viva le Forze Armate, viva la Repubblica.