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Intervento del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Luca Lotti

Signor Presidente della Repubblica
Signor Presidente del Senato
Signora Presidente della Camera
Presidente Napolitano

 

Aldo Moro può parlare a tutti gli italiani, anche alle più giovani generazioni, più di quanto possano farlo molte altre grandi figure pubbliche del Novecento. Gli anni che viviamo di rapide innovazioni in tutti i campi e di importanti trasformazioni sociali, somigliano per molti aspetti agli anni sessanta e settanta del secolo scorso. Anni nei quali Aldo Moro fu assoluto protagonista della vita pubblica italiana ed europea, perché comprese, più e meglio di altri, il portato storico dei cambiamenti che si andavano producendo.

Certo, l'attività politica e istituzionale dello statista Aldo Moro precede quegli anni, a partire dall'impegno universitario nella FUCI, fino al lavoro svolto nella commissione dei settantacinque che redasse settant'anni fa la Costituzione Repubblicana. Ma è il Moro che, dagli anni sessanta, si apre con intelligenza e coraggio alle inquietudini sociali e ai fermenti culturali della società italiana, che oggi ci parla più direttamente.

Il centenario della sua nascita, promosso, in accordo con la Presidenza della Repubblica, dalla Struttura di Missione per gli Anniversari di Interesse nazionale (che ho l'onore di avere tra le mie deleghe di governo), è l'occasione che ci aiuta a riappropriarci di Aldo Moro pienamente.

Restano un passaggio fondamentale della storia d'Italia il suo rapimento e la sua terribile morte. Ma oggi è essenziale riappropriarsi dell'opera di un uomo di stato che guidò per mano la Repubblica in anni appassionati e difficili. E la guidò per mano con la tenerezza ideale del vero amor di patria e con l'intelligenza politica che solo sa nutrire la dedizione verso il bene comune e l'interesse generale.

In un discorso tenuto durante la campagna elettorale delle elezioni amministrative del 1970, Aldo Moro disse: "C'è da vivere più a fondo la vita democratica [...] occorre che le forze politiche facciano un passo verso una società inquieta, comprendendola, ma senza alcuna abdicazione ai propri compiti di guida intelligente e aperta".

Moro si mostrò sempre disponibile verso il cambiamento. Moro sapeva bene che la politica non può tutto e che spesso i mutamenti della società avvengono indipendentemente da essa. Ma quando tali mutamenti avvengono, la politica deve trovare in sé le forze per disporsi positivamente verso di essi e non mancare al dovere di governarli verso gli ideali di libertà e giustizia.

Il cambiamento non va blandito, insomma. Moro non lo ha mai fatto. Va sfidato nei suoi propositi innovativi affinché determini il miglioramento delle condizioni di vita del più ampio numero di persone. A partire dalle persone con un retroterra sociale più disagiato.

Per queste ragioni la sfida di Aldo Moro per un cambiamento progressivo orientato al bene comune è anche la sfida di oggi. Anche oggi una società attraversata da mille contraddizioni parla alla politica con un linguaggio aggressivo, sulla scia della dura crisi economica degli ultimi anni e utilizzando i nuovi strumenti di comunicazione della rete.
La classe dirigente del paese, per citare Moro, è chiamata a non abdicare al proprio compito. È chiamata ad assumersi l'onere della rappresentatività delle nuove istanze sociali e il dovere (e il rischio) del governo di queste stesse. Senza cavalcare le paure diffuse tra i cittadini per i propri scopi di consenso immediato. È sbagliato offrire alle domande complesse del presente risposte troppe semplici e talvolta banali.

Tornare a Moro, oggi, al suo impegno politico e istituzionale, al suo lavoro intellettuale, è una scelta felice non soltanto perché onora la memoria di un grande italiano, ma anche perché nella riflessione e nell'opera di Moro possiamo trovare strumenti utili alla comprensione della realtà odierna.

Questo centenario sia dunque l'inizio di un cammino di riappropriazione piena di Aldo Moro. Nei momenti difficili capita che una nazione abbia necessità di tornare all'insegnamento dei propri padri. L'Italia di oggi ha bisogno di Aldo Moro non solo per rivisitare il proprio passato, quanto per esplorare un futuro che presenta insidie e tuttavia è anche ricco di straordinarie opportunità.

Grazie.

Palazzo del Quirinale, 23/09/2016 (I mandato)

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