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Intervista al Presidente Sergio Mattarella pubblicata dall'edizione spagnola di "Newsweek" con il titolo "Il Messico un partner di importanza primaria"

Quale è il motivo della sua visita in Messico?

Italia e Messico condividono la presenza in numerosi consessi internazionali e spesso sostengono le stesse posizioni. Sono democrazie e economie che giocano un ruolo nel contesto globale. Il Messico è una grande democrazia in America Latina, così come l'Italia svolge un ruolo significativo in Europa. Ancora, il Messico è la quindicesima economia del mondo e la seconda del sub-continente, fa parte del G5 e del G20; è un Paese aperto al commercio e agli investimenti internazionali e occupa una posizione geostrategica di eccezionale rilevanza. La popolazione è in gran parte giovane, il livello medio di istruzione è molto elevato e la leadership politica appare impegnata in un piano di riforme di grande interesse.

E' dunque in qualche modo "naturale" che l'Italia guardi al Messico come a un partner di importanza primaria, non soltanto nel quadro del continente americano, ma anche sul piano globale. E' altrettanto normale che entrambi i Paesi abbiano maturato, parallelamente al crescere dei loro rapporti, la reciproca consapevolezza dell'esistenza di vasti, e in buona parte inesplorati, spazi di ulteriore ampliamento e rafforzamento della collaborazione bilaterale, a beneficio dei cittadini messicani e italiani.
L'obiettivo è dunque semplice: testimoniare l'amicizia dell'Italia nei confronti del Messico e imprimere ulteriore slancio a un rapporto bilaterale solido, particolarmente vivace e denso di opportunità.

Lei è il 12° Presidente della Repubblica, come è cambiata l'Italia in 70 anni di governo repubblicano?

L'Italia ha consolidato in questi decenni le scelte di libertà della sua battaglia contro il nazifascismo e, nei suoi settant'anni di vita repubblicana, ha attraversato profondi cambiamenti.

Provo a sintetizzarne alcuni. Sul piano politico, ad esempio, il nostro Paese ha saputo consolidare il modello democratico sancito nel dopoguerra, affermando nel tempo un modello di governo diffuso, con un decentramento Stato-Regioni sostenibile e in linea con la sua storia. Sul piano economico, le trasformazioni sono state davvero straordinarie: l'Italia è passata da un'economia a carattere prevalentemente agricolo a una industriale e manifatturiera tra le più importanti al mondo; il nostro sistema economico ha saputo inoltre trasformare la tradizione, la creatività e lo stile, espressioni tipiche delle nostre piccole e medie imprese, in un modello vincente e in un comparto produttivo di grande successo. Sul piano sociale i risultati sul terreno dell'istruzione e della salute permettono di dire, ad esempio, che sono stati conseguiti obiettivi importanti per ciò che riguarda l'eguaglianza sostanziale dei diritti dei cittadini.

In campo internazionale, l'Italia, oltre a divenire anima e motore del percorso di integrazione europea, ha saputo lavorare con impegno e autorevolezza affermando in ogni occasione la sua opzione favore del multilateralismo, lavorando in ambito ONU, NATO e G7, sostenendo le iniziative di pace anche attraverso la partecipazione alle missioni militari-civili tese ad attenuare e prevenire i conflitti, con ampi riconoscimenti alla sua azione. Ci ha mossi la convinzione che a problemi globali - dal clima allo sviluppo, dalle crisi finanziarie internazionali al tema dei migranti e dei profughi, dalla lotta alla criminalità organizzata, al narcotraffico, al terrorismo - occorre dare soluzioni globali.

Quale è la sua opinione sulle posizioni isolazioniste contemporanee?

Il pendolo della storia periodicamente spinge i Paesi a unirsi di fronte a pericoli percepiti come comuni, oppure a pensare di poter affrontare per conto proprio e con ricette sovente semplicistiche, nuove sfide contemporanee. Un mondo complesso come quello in cui viviamo, suggerisce prudenza nella valutazione delle tendenze isolazioniste che emergono. Su un piano generale, tuttavia, ritengo le politiche isolazioniste sostanzialmente miopi: immaginano di poter chiudere fuori dalla porta la globalizzazione, il resto del mondo. Anzi, di prenderne le parti che fanno comodo, che appaiono desiderabili, senza assumere le conseguenze dei processi di globalizzazione, che hanno dominato l'evoluzione della politica, dell'economia e della società contemporanee. Si sente spesso affermare che le nostre economie, le nostre policies, le nostre società, i nostri stessi modi di vivere, siano interdipendenti. Forse occorrerebbe una riflessione matura sul concetto di interdipendenza, sulle sue caratteristiche e - soprattutto - sulle sue conseguenze.
Chi si isola, tende a farlo con l'obiettivo di "slegarsi" dai problemi, ma se essi sono - come spesso accade - di carattere globale, non rispettano le frontiere: allora isolarsi significa soltanto trovarsi di fronte all'ostacolo quando le sue dimensioni lo rendono, di fatto, invalicabile. Mi permetta di fare sinteticamente riferimento, in questo contesto, a un tema molto sentito dall'Italia, oltre che centrale per il futuro stesso dell'Europa e del Mediterraneo e, del resto, ben conosciuto in America Latina: quello delle migrazioni. Coloro che ritengono di poter fronteggiare un fenomeno epocale come quello che oggi stiamo vivendo erigendo muri e barriere - fisiche e politiche - non colgono l'essenza della questione e non contribuiscono alla sua soluzione, determinando, nel caso della Unione Europea, piuttosto un "arretramento" della coesione tra partners e un ridimensionamento dell'autorevolezza conquistata, nel tempo e faticosamente, dall'Unione. Risolvere i problemi insieme è sinonimo di efficacia e previdenza.

Del resto, coltivare il dialogo ed aprirsi alla diversità ha portato nella esperienza europea benessere, prosperità e sessant'anni di pace ininterrotta: dovremmo tenerlo sempre ben presente.

Come definisce le relazioni dell'Italia con l'Unione Europea?

Nel 2017 celebreremo il 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma, che hanno segnato l'avvio del percorso di integrazione continentale. Si è trattato di un percorso non semplice ma che - come Le dicevo poc'anzi - ha dato molto ai nostri cittadini. L'interesse con cui da altri continenti -Africa, Asia - si guarda al nostro cammino per trarne auspicio per percorsi analoghi, testimonia della sua portata storica.

Oggi, i tanti successi colti nel tempo dall'UE, cedono il passo a un momento di riflessione, dominato dall'incertezza e dalla paura di compiere passi ulteriori sul cammino dell'integrazione. L'Italia ritiene che tale congiuntura possa essere superata non con un arretramento della collaborazione intra-europea, ma con più e migliore integrazione. Attualmente, gran parte delle legislazioni nazionali dei singoli Paesi europei sono di matrice comunitaria; i nostri giovani sono nati nell'Unione e la vivono come un'autentica casa comune, nella quale si muovono, studiano e lavorano liberamente: è il risultato del vivere insieme, della unità nella diversità, che contribuisce ogni giorno all'arricchimento di quel "demos" europeo che è interesse di tutti rafforzare.

L'Italia, in definitiva, crede nella necessità di scelte coraggiose e all'altezza degli ideali che animarono i padri fondatori negli anni difficili del secondo dopoguerra. Questa consapevolezza guida l'azione del Governo italiano a Bruxelles e ha consentito a Roma di acquisire un capitale di credibilità. Lavoriamo, dialogando con tutti i nostri partners, per rafforzare questa visione, a beneficio dell'Unione nel suo insieme.

Che cosa rappresenta l'America Latina per l'Italia?

Profondi legami storici e saldissimi vincoli di amicizia ci uniscono all'America Latina, continuamente rinnovati dalla forte e ben radicata presenza di cittadini italiani e di origine italiana. È persino superfluo insistere sul carattere originale derivante alla cultura latinoamericana dall'incontro tra quelle europee e quelle autoctone. E su quanto questa cultura influisca ed abbia, a sua volta, influito su quella europea. L'America Latina non è un continente omogeneo: la sua complessità, prima ancora che derivante dalla ricchezza delle sue culture primigenie, è, anzitutto, geografica, quindi geo-economica e geopolitica. Da un lato annovera tre Paesi membri del G20, ed altri Paesi ed economie decisamente aperte, tanto sotto il profilo politico che economico-commerciale e sociale. Accanto a queste realtà, ne esistono altre che sembrano tendere allo sviluppo di un modello nazionale autosostenibile, ed altre ancora che sono caratterizzate da profonda instabilità, con tutte le conseguenze negative che ciò comporta. E' un intero mondo: economie dinamiche, classi medie in crescita e larghe fasce della popolazione ancora, purtroppo, sotto la soglia di povertà.

L'Italia segue con rispetto e attenzione tutte questi diversi andamenti, nella consapevolezza che il potenziale ancora non compiutamente espresso di questo continente sia molto rilevante e che l'Italia possa dare il proprio contributo, anche nel quadro delle relazioni tra America Latina ed Europa. Nel tempo, queste due "famiglie" di Paesi hanno infatti stabilito relazioni sempre più strette, che, ci auguriamo, possano trovare uno sviluppo ulteriore grazie ad accordi come quello in auspicabile finalizzazione tra UE e Mercosur. In altri termini, si evidenzia ancora una volta la opportunità, per una efficace governance mondiale, della creazione di organismi su base continentale in grado di dialogare tra loro, secondo il modello preconizzato in modo lungimirante dalla Carta delle Nazioni Unite.

Quali sono i settori di maggior interesse per l'Italia in Messico?

Le relazioni tra Italia e Messico si stanno approfondendo sotto molteplici fronti, come testimoniato dalla sempre maggiore frequenza di visite ufficiali e di incontri a livello politico. Ciò è sintomo di una convergenza di interessi e di una crescente collaborazione che spazia dai temi multilaterali in seno alle Nazioni Unite e al G20, alla collaborazione in materia giudiziaria e di lotta alla corruzione, a quella in ambito culturale, scientifico ed economico. Per fare qualche esempio, nel settore culturale si stanno realizzando importanti eventi, come la mostra sulle opere di Antonio Canova fotografate da Mimmo Jodice, che verrà inaugurata tra qualche giorno presso il Museo San Carlos di Città del Messico, o quella sui Maya che si terrà a Verona il prossimo autunno. Numerosi progetti comuni sono stati discussi in occasione della visita in Messico del Ministro italiano dei Beni Culturali, Dario Franceschini solo pochi giorni fa. Inoltre, si sta sviluppando la collaborazione in ambito cinematografico per promuovere le coproduzioni e la partecipazione ai festival di entrambi i Paesi. Nel settore scientifico si sta consolidando la collaborazione tra le principali istituzioni accademiche ed i centri di ricerca dei due Paesi. In ambito economico, assistiamo ad una crescita costante dell'interscambio commerciale, con un incremento delle esportazioni italiane che nel 2015 si è attestato al 13,4%, mentre si sta consolidando sempre di più la presenza delle imprese italiane in Messico (oltre 1.600). Di sicuro, il settore energetico è tra quelli che in questo momento richiama di più l'attenzione tra le imprese italiane intenzionate ad investire, grazie anche alle riforme promosse dal Governo messicano. Rimangono importanti, accanto a questo settori come l'industria automobilistica, l'alimentare, il design, il settore farmaceutico e quello turistico.

Quali sono i problemi più critici che il mondo deve affrontare in questo momento ?

Indicherei lo sviluppo sostenibile, nel rispetto dell'ambiente, e la stabilità tra i molteplici - e rilevantissimi - problemi con cui dobbiamo oggi confrontarci. Il riconoscimento dei diritti dei popoli, delle comunità e delle persone deve ispirare ogni forma di esercizio di pubbliche responsabilità. Perché ci si costituisce in potere ed il potere si esercita se non per il progresso delle condizioni di vita delle persone? Occorre essere fedeli a questo obiettivo che comporta l'affermazione dei valori di libertà e eguaglianza connaturati alla dignità delle persone. Vinta questa battaglia sarà più agevole affrontare le emergenze con cui oggi ci confrontiamo: la lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata transnazionale e le migrazioni sono i temi assolutamente prioritari nell'agenda internazionale, destinati alla luce della loro portata, a rimanere tali a lungo, senza un deciso impegno dell'intera comunità.

Occorre aggredire e prosciugare l'humus nel quale questi fenomeni nascono e prosperano: conflitti, violenza, povertà, difficoltà di accesso all'istruzione e alla salute, mancanza di opportunità di crescita economica.

L'ampiezza della sfida supera - di gran lunga - le capacità di risposta dei singoli Paesi, per quanto forti essi siano. È per questo che riteniamo indispensabile un'azione autenticamente corale della comunità internazionale e delle sue comunità regionali.

Città del Messico, 04/07/2016 (I mandato)

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