Tenevo a passare da qui per darvi un saluto, insieme al Vice Ministro degli Esteri, che è con me, e a tutta la delegazione che mi accompagna, per esprimere la riconoscenza per quel che viene fatto qui.
In tante attività e iniziative che la Comunità di Sant’Egidio effettua per il mondo c’è un dato in comune, una ragione di fondo che le accomuna tutte, ed è il sogno di un’umanità migliore in cui la solidarietà garantisca a tutti un comune futuro, sereno e adeguato alla condizione umana.
Dovunque, da Abidjan a Roma, dall’Africa all’Europa, agli altri continenti, questo sogno è quello che consente alle donne e agli uomini di pensare a un futuro adeguato a un giusto senso della condizione umana: quello di essere tutti fratelli con un medesimo futuro in comune.
Ho iniziato dicendo che questo è un sogno. In realtà, è una speranza.
La speranza è quell’elemento, quella condizione che trasforma il sogno in realtà, in fatti reali e concreti.
Io, come età, sono collocabile tra gli anziani, ma mi rivolgo soprattutto ai ragazzi, nelle cui mani è il futuro del mondo, perché abbiano la volontà, costantemente, di esprimere la propria personalità insieme agli altri, in maniera solidale. Perché insieme si cresce meglio e si vive bene.
Ringrazio Sant’Egidio per queste iniziative, e ringrazio coloro che sono impegnati in questa iniziativa, qui ad Abidjan.
Faccio gli auguri più grandi a tutti coloro che frequentano questa Casa della speranza. Ai ragazzi, ai bambini, agli adulti, agli anziani. Ciascuno di loro apporta un pezzo di speranza alla vita comune.
Concludo come ho iniziato: grande apprezzamento per l’iniziativa; riconoscenza per quello che si fa; e auguri per il futuro.
Il nostro futuro è sempre, costantemente, comunque, in comune.
Auguri.