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Saluto del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, all’incontro con i rappresentanti delle comunità religiose in occasione della sottoscrizione del Patto “La via italiana del dialogo interreligioso”

Benvenuti e benvenute.

Non soltanto è un vero piacere accogliervi al Quirinale, ma questo incontro mi consente di esprimere un ringraziamento convinto per la vostra iniziativa che porta e trasmette un messaggio di grande significato, di altissimo significato in un tempo difficile.

Il dialogo non soltanto è possibile, ma perseguito con sincerità, nel rispetto reciproco, produce comprensione e collaborazione vicendevole. Dà vita a formule di convivenza essenziali per rimuovere e bandire ogni forma di intolleranza.

Ai giovani, che ringrazio per la consegna del documento, che sono stati, non soltanto accompagnatori delle autorità religiose firmatarie, ma sono stati parte essenziale nel percorso di elaborazione del Patto, rivolgo un saluto particolare.

Questa mattina in Parlamento abbiamo ricordato quanto il cardinale Zuppi ha poc’anzi rammentato: gli 80 anni della prima seduta dell'Assemblea Costituente. Da quello sforzo fondativo dell'Italia, della nostra convivenza civile, venne il riconoscimento costituzionale della libertà religiosa come elemento basilare della libertà della persona.

L'articolo 3 della Costituzione indica il rapporto con la fede religiosa come elemento di uguaglianza, proibendo ogni discriminazione.

L'articolo 8 afferma la laicità dello Stato nel rapporto con le diverse confessioni religiose, riconoscendo il valore del loro pluralismo.

L’articolo 19 ribadisce il diritto di ogni cittadino di professare liberamente la fede che fa propria.

L'obiettivo di garantire il pluralismo confessionale e l'uguaglianza dei culti è stato perseguito allora ed è nei valori principali della nostra convivenza, come un elemento fondante dei diritti inalienabili della persona umana, e come tale adottato nella prima parte della Costituzione.

La differenza fondamentale con quanto prima era normato in Italia, previsto in Italia con lo statuto Albertino è uno degli elementi che ha contribuito a fare dell'Italia una democrazia moderna. Con questo riconoscimento la Repubblica ha assunto il valore delle fedi religiose dei suoi cittadini come contributo alla questione nazionale e alle finalità di bene comune, quelle appunto definite nei primi articoli della Carta.

Questa mattina la sottoscrizione di questo documento del Patto che cortesemente mi avete presentato, è un momento di estrema importanza per il nostro Paese. E ve ne ringrazio molto della consegna, ma ancor di più per avere studiato, elaborato, sottoscritto questo documento.

Esprimete valori che arricchiscono la nostra vita civile e rafforzano i valori democratici che la ispirano. E la circostanza di farlo insieme rafforza questi valori, nella concretezza della nostra vita civile.

La professione di fede, accanto a una dimensione personale intima, ripeto intima, propria a ogni essere umano - che personalmente avverto come credente e praticante nella mia religione - esprime anche il carattere plurale, collettivo, capace di produrre, generare convivenze pacifiche, tolleranza e rispetto per gli altri. Una esperienza che accomuna, che costruisce ogni giorno relazioni e rapporti di pace che sono avversi a satrapie che allestiscono invece narrazioni crudeli, moralmente distorte, nutrite di guerra e di morte.

L'uso strumentale delle fedi, più volte denunciato dai leader religiosi, è un'impostura che avvelena e uccide l'anima.

Il Tavolo di dialogo interreligioso che avete animato merita quindi grande apprezzamento da parte della Repubblica e ve lo esprimo con convinzione; e gli obiettivi che vi proponete di perseguire sono iscritti nel segno del bene comune.

L'Italia è anche, come nel documento accennato, il mare che la circonda. È un'entità geopolitica certamente, ma prima ancora uno spazio dell'anima, in cui la storia e le religioni hanno costruito anche le ragioni di una civiltà della convivenza tra Europa, Africa e Asia.

Lo storico francese Bernard Braudel cita il Mediterraneo come eccezione, intendendo il crogiolo, l'incontro, la fusione di prospettive di popoli, di culture, di storia, di civiltà “accostate le une alle altre”.

Il presente che talvolta sembra negarlo, non comprendere l'immensa ricchezza di questo patrimonio, fino a rinnegarlo ogni volta che l'umanità precipita nella guerra o nello sfruttamento di uomini su altri uomini, non può scalfirne il valore che deve essere coltivato e tradotto in azioni concrete.

È una nostra sfida come Italia, come Unione Europea. Che ci porta dalla condivisione del linguaggio delle culture e delle religioni nel Mediterraneo all'apertura al dialogo e al rispetto di tutte le tradizioni religiose che siano presenti nel nostro Paese e nel nostro continente.

Il nostro tempo, questo che attraversiamo e nel quale siamo chiamati a operare, sembra negare talvolta le ragioni fondanti della religiosità, alterando nel senso in chiave addirittura opposta rispetto alla sua naturale pietas, brandendolo come strumento di odio e non di pace, di divisione e non di coesione, di offese e non di solidarietà, cioè tradendolo.

Gli estremismi e i fondamentalismi sono una semplificazione mistificante di fronte alla complessità del presente, che richiede invece capacità di riflettere, di prospettiva, di ampiezza di visione di pensiero che le confessioni religiose possono assicurare, sollecitare e determinare in tutti noi.

Per questo riconoscere l'altro è una condizione che già alimenta la pace. Incontrarsi, dialogare, riflettere insieme la moltiplica.

Per questo vi ringrazio, per il Patto, per questo documento.

Grazie per l’iniziativa e grazie per questo momento di incontro.

Palazzo del Quirinale, 25/06/2026 (II mandato)

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