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Testo del Videomessaggio del Presidente Sergio Mattarella, in occasione della proiezione in anteprima nel carcere di Poggioreale a Napoli di Robinù, del film documentario di Michele Santoro e Maddalena Oliva

Un saluto al Ministro, alle autorità presenti, e soprattutto a voi, ragazzi del Padiglione Firenze e del Padiglione Livorno,

sono lieto di darvi il mio saluto in occasione dell'anteprima di "Robinù" di Michele Santoro e Maddalena Oliva, e ai giovani protagonisti, a cui faccio i miei complimenti e gli auguri per un film di alto valore sociale.

Questa proiezione di "Robinù" non avviene in una sala cinematografica, ma all'interno di un carcere, cioè di un luogo di privazione della libertà e, quindi, di disagio, di sofferenza.

L'istituzione carceraria rappresenta per lo Stato una necessità non derogabile, ma alcune volte è anche una sconfitta.

E' una necessità, perché un comportamento gravemente contrario alla legge, che provoca danni e dolore ad altre persone, deve essere necessariamente sanzionato.

Diventa anche una sconfitta quando a varcare le porte del carcere è un giovane proveniente da un contesto sociale difficile e segnato da una forte presenza di criminalità.

È una sconfitta, perché segnala la carenza del sistema educativo e della vicinanza dello Stato.

Il carcere comunque non è - e non deve mai essere - il luogo in cui viene negata la speranza. A nessuno, tanto meno ai giovani, deve essere tolta la possibilità di riabilitarsi, lasciando i sentieri dell'odio e della violenza che non portano felicità, ma producono e moltiplicano solo paura e sofferenza.

Ragazzi, anche nella cella di un carcere, nella privazione della libertà, nella lontananza dagli affetti familiari, le istituzioni devono esservi accanto.

La rieducazione, che la nostra Costituzione prescrive, non è un percorso facile. Serve anche il vostro impegno, la vostra tenacia, la forza di resistere. Ma è l'unico percorso che possa garantire davvero, a voi e ai vostri cari, un futuro di serenità, di dignità, di appagamento.

Lo Stato, come sta cercando di fare, deve impegnarsi per la sua parte: moltiplicando le occasioni per la formazione, per il reinserimento sociale, sviluppando un sistema di pene alternative.

Servono anche, è naturale, l'attenzione e la partecipazione della società civile, degli intellettuali, degli artisti, dei mezzi di comunicazione. Perché chi esce dal carcere non sia un isolato, ma torni a sentirsi a pieno titolo cittadino e membro della nostra comunità nazionale.

Cambiare vita è possibile, ed è l'unica strada positiva. Io sarò attento alla vostra condizione.

 

Roma, 30/11/2016 (I mandato)

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