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Dichiarazioni alla stampa del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al termine dell’incontro con il Presidente della Repubblica di Bulgaria, Rosen Plevneliev
Ringrazio molto il Presidente Plevneliev per l'accoglienza amichevole e condivido tutto quanto ha detto. Abbiamo registrato in quest'incontro non soltanto la grande, sincera amicizia che vi è tra Bulgaria e Italia ma anche la grande sintonia.
Il Presidente Plevneliev ha indicato alcuni temi e vorrei sottolinearli anch'io: siamo legati dal comune destino dell'Unione europea, legati dal vincolo di alleanza della Nato e abbiamo una comune visione di ciò che l'Unione europea dovrebbe realizzare e sviluppare in questo momento.
Vi è condivisione su diversi punti particolari.
Anzitutto sul valore del sistema di Schengen che costituisce una delle anime dell'Unione europea, una condizione che è entrata nel modo di vita dei nostri giovani e che va preservata. L'Italia è decisamente favorevole alla piena integrazione della Bulgaria nel sistema Schengen.
Abbiamo condiviso pienamente la convinzione che in questo momento, dopo il referendum britannico, vada ribadita la validità e l'importanza dell'allargamento dell'Unione europea ai Paesi dei Balcani occidentali, alcuni ne fanno già parte, altri sono candidati, e sono in corso i negoziati. È nostra comune opinione che debba essere fatto comprendere a questi Paesi che l'allargamento non viene né interrotto né congelato ma viene confermato. Questo è un modo non soltanto di avviarci, nei tempi necessari, al completamento dell'Unione, ma anche a mantenere nei Balcani occidentali una condizione di collaborazione, di vicendevole impegno e di pace complessiva che questi Paesi stanno coltivando con grande merito.
Abbiamo condiviso l'esigenza di un piano di energia dell'Unione. L'Unione ha interesse e esigenza di rassicurare tutti i suoi Paesi sull'approvvigionamento energetico, di avere altre fonti di approvvigionamento, e noi guardiamo con interesse, ed è un interesse strategico per i Balcani e per l'Unione europea, la connessione da realizzare con Grecia e Bulgaria.
Vi è condivisione anche sulle questioni più avvertite, le emergenze più forti in questo periodo: la questione migratoria, il pericolo del terrorismo e la sicurezza economico-finanziaria. Tutti e tre questi fronti richiedono un grande, intensificato, comune impegno dell'Unione europea. Nessuno di essi può essere affrontato con efficacia da ciascun Paese singolarmente, ma da un'azione coordinata, comune, condivisa dell'Unione.
Per quanto riguarda la situazione economica e finanziaria è certamente importante e prioritario in questo momento garantire una prospettiva di sicurezza ai nostri giovani con una ripresa economica e un ampliamento dell'occupazione.
Vi è condivisione anche per quanto riguarda la lotta al terrorismo che può essere efficacemente condotta da un coordinamento maggiore tra i Paesi dell'Unione sul piano dell'intelligence e delle Forze di polizia. Accanto a questo si pone con evidente necessità un rilancio concreto e veloce del progetto di politica estera e di difesa comune dell'Unione. L'Unione europea non può essere, come spesso avviene, spettatrice nelle varie crisi internazionali e nei teatri di crisi che abbiamo di fronte a noi, in attesa che i protagonisti di queste crisi riescano a risolvere i problemi.
L'Unione, con la sua politica comune, estera e di difesa, può essere protagonista e contribuire in maniera decisiva a risolvere crisi le cui conseguenze si riflettono sulla vita dell'Europa.
In modo particolare è necessaria una maggiore politica europea per l'immigrazione: di fronte a un fenomeno così epocale, soltanto un'azione coordinata, sistemica, complessiva dell'Unione può essere in grado di fronteggiare. Lo può fare attraverso un'azione complessiva che va dalla vigilanza alle frontiere alle ricollocazioni o rimpatri, e con una politica di investimenti nei Paesi d'origine dei flussi migratori, perché migliorando lì le condizioni cessino, o quantomeno si attenuino fortemente, le cause che spingono tanta gente a migrare dai propri Paesi. È quello che l'Italia ha proposto con il Migration Compact, e che la Commissione europea ha indicato come orientamento con il piano di investimenti. Occorre che questo piano venga realizzato e che se ne faccia carico ogni Paese dell'Unione e complessivamente l'Unione nel suo insieme in maniera reale e concreta.
Abbiamo insomma registrato, con il Presidente e con le delegazioni che ci affiancavano, una piena condivisione su tutte le questioni di rilievo.
Non è un caso che la storia della Bulgaria e dell'Italia abbia avuto, fin dai tempi antichi, grandi connessioni e grandi collegamenti. Oggi la nostra condizione di Paesi dell'Unione, con la stessa visione dell'integrazione europea e di alleati della Nato, traduce in termini moderni questa vicinanza storica che è garantita, oltre che dalla collaborazione tra le istituzioni, dall'amicizia fra i bulgari e gli italiani.
Per questo ingrazio molto il Presidente Plevneliev per l'accoglienza amichevole e per l'incontro di grande interesse che abbiamo appena avuto.
Domanda: Dopo la Brexit ci sono molti punti da chiarire. Quali rapporti avere con la Gran Bretagna che instaura rapporti bilaterali saltando l'Unione europea, quindi dividendola? Come evitare il contagio vista la diffusione e la ripresa di nazionalismi in molti Paesi dell'Unione europea? E come evitare ricadute economiche sulle nostre economie che ancora arrancano?
Presidente: Parto dalla considerazione che il risultato del referendum britannico è stato per tutti una sorpresa e motivo di rammarico. Naturalmente è un risultato rispettato. È chiaro che la Gran Bretagna rimane un Paese, oltre che alleato, amico, e questo consente e richiede che vi sia, nei tempi necessari - ma non oltre quelli - chiarezza nel rapporto che si deve stabilire tra Regno Unito e Unione europea. I rapporti che contrassegneranno questa relazione saranno rapporti richiesti da un Paese amico dell'Unione e da tutti i Paesi dell'Unione.
Il contraccolpo provocato dal referendum britannico ha messo l'Unione Europea e i suoi componenti di fronte all'esigenza di una riflessione profonda sullo stato dell'Unione, sui ritardi accumulati, sull'esigenza di correzione, sulle iniziative da assumere.
La valenza storica dell'Unione e dell'integrazione europea è fuori discussione, basti pensare alle conseguenze del primo dopoguerra mondiale nel secolo scorso, e invece alle conseguenze della scelta di integrazione dopo la seconda guerra mondiale. Il percorso di pace, di crescita, di benessere, di collaborazione che vi è stato con la riunificazione d'Europa negli ultimi decenni ha una tale importanza storica da non poter essere messo minimamente in discussione. È necessario che le giovani generazioni percepiscano questa importanza. Questa è la verità storica.
Quindi la prima esigenza dell'Unione è quella di sviluppare concretamente adesso, non tra qualche anno, politiche che garantiscano prospettive ai giovani europei: rilancio delle economie, maggiore occupazione, maggiore sicurezza sociale.
Accanto a questo, vi è anche l'esigenza per l'Unione di dare risposta alle altre emergenze che i nostri concittadini avvertono, come l'emergenza del terrorismo e delle migrazioni.
Occorre una politica dell'Unione più intensamente collaborativa e integrata per affrontare in maniera efficace questi fronti e queste emergenze, perché nessun Paese da solo è in condizione di poterlo fare. Queste sono le esigenze che avranno di fronte a sé i prossimi Consigli dell'Unione e la Commissione dell'Unione. Siamo convinti che la consapevolezza di questi interrogativi e di queste necessità sarà fortemente presente negli appuntamenti che inizieranno a Bratislava tra pochi giorni.
Questo è un complesso di ragioni che sospinge a ritenere sempre crescente l'esigenza di integrazione dell'Unione, sempre più confermata da quel che avviene. Ogni problema ormai è globale e se l'Europa non vuole essere spettatrice marginale ma protagonista deve accrescere la propria integrazione.
Domanda sul problema dell'immigrazione.
Bulgaria e Italia hanno su questo fronte una comune sensibilità, essendo Paesi di approdo di migranti. Sono anche Paesi che sperimentano spesso quante persone muoiono nel tentativo di arrivare sulle coste d'Europa. Al di là delle scelte politiche, forse è bene non dimenticare mai che dietro ogni persona che annega nel Mediterraneo o altrove vi è una persona con i suoi programmi, i suoi sogni e il suo futuro che scompare. È un fenomeno di carattere epocale, con dimensioni che, se l'Europa non assume iniziative adeguate e responsabili, crescerà di dimensioni.
Se non si adotta un vero, organico, serio, responsabile, progetto di governo del fenomeno della differenza demografica che vi è fra tanti Paesi africani e asiatici e l'Europa, tale fenomeno diventerà ingovernabile.
Vi sono due strade che l'Unione europea deve assumere ora velocemente: una è quella iniziata con la Conferenza de La Valletta, con un confronto tra l'Unione europea e alcuni paesi di origine e transito dei flussi migratori, con impegni che ha assunto l'Unione che vanno rispettati in maniera concreta, come la strada di aiuti ai Paesi da cui promanano i flussi migratori, perché migliorando lì le condizioni economiche e di vita, vengano frenate e disincentivate le partenze e le migrazioni dei giovani di quei Paesi.
Questo richiede un grande sforzo di investimento,ed è ciò che l'Italia ha proposto con il Migration Compact e che l'Unione europea ha definito con il piano di investimenti che va realizzato, approvato e messo in pratica.
Nel frattempo occorre sviluppare anche altre iniziative, altre attività che soltanto l'Unione può efficacemente svolgere. Si è deciso di dar vita a una guardia costiera comune dell'Unione per vigilare sui confini esterni dell'Unione. Naturalmente questo comporta una gestione comune nell'Unione di ogni aspetto del fenomeno. Non basta vigilare in comune le frontiere esterne dell'Unione, occorre avere una comune politica dell'asilo, occorre superare il sistema di Dublino, definito e condiviso anni fa quando non esisteva questo fenomeno in tali dimensioni, definendo una comune regola di asilo dell'Unione europea a carico dell'Unione, non dei singoli Paesi, ma dell'Unione come tale, una comune politica di ricollocazione, per coloro che hanno diritto all'asilo, e dei rimpatri, per coloro che non hanno diritto all'asilo e vanno rimpatriati nei Paesi di origine, con accordi di riammissione nei Paesi da cui vengono.
Quindi: vigilanza alle frontiere, comuni regole di asilo, sistema comune di asilo, ricollocazioni per coloro che perdono asilo, rimpatri con accordi con i Paesi di provenienza per coloro che non hanno diritto all'asilo. Sono tutte attività che può svolgere l'Unione, ma deve decidere di farlo concretamente e subito altrimenti nessun Paese potrà da solo governare il fenomeno, neppure quelli che pensano di poter chiudere le frontiere, perché di fronte a un fenomeno che divenisse sempre più imponente nessuna frontiera avrebbe efficacia. Occorre che l'Unione faccia immediatamente la scelta di questa politica comune. È un altro degli interrogativi che in queste settimane, in questi mesi, l'Unione ha davanti a sé.
Sofia, 13/09/2016 (I mandato)
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