Rivolgo un saluto di grande cordialità a tutti i presenti: al Presidente della Provincia, al Presidente della Provincia di Bolzano, al Sindaco di Trento, ai Presidenti del Consiglio provinciale della riunione dei Comuni, ai Sindaci presenti e a tutti i Sindaci, con la preghiera di trasmettere il mio saluto ai loro concittadini.
Sono lieto di ricordare qui, con donne e uomini del Trentino, un evento colmo di significato per la Repubblica, per il Trentino, per l’Italia e per l’Austria.
Ho ascoltato gli interventi del Presidente Fugatti, del Presidente del Consiglio provinciale e delle autonomie locali: li ringrazio per le loro considerazioni e per le loro espressioni così cortesi di saluto e di accoglienza.
Abbiamo apprezzato insieme il coro della SAT - che ringraziamo tutti con grande convinzione -, che ha richiamato antiche note presenti nel cuore di tutti gli italiani, anche di chi come me proviene dalla Regione più lontana geograficamente, e che però ha sempre usufruito della vostra calorosa accoglienza e che, venticinque anni addietro, ha anche avuto l’onore di rappresentare questa terra in Parlamento, il Trentino-Alto Adige/Südtirol.
Sottolineo con riconoscenza che si celebra l’ottantesimo anniversario di un importante accordo diplomatico e politico per l’autonomia speciale della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol unitamente a quello della nostra Repubblica.
“Una Repubblica di tutti e per tutti”, come affermò e promise Alcide De Gasperi nel radiomessaggio del 14 giugno del 1946 quando, in obbedienza al referendum popolare, assunse i poteri di Capo provvisorio dello Stato per guidare la transizione democratica dalla Monarchia alla Repubblica insieme all’insediamento dell’Assemblea costituente.
Alla Repubblica appartiene il divenire della storia di questi decenni.
Ottanta anni - come ha ben ricordato il Prof. Gentiloni che ringrazio - sono sufficienti per comprendere quanto la nostra Repubblica sia stata a sua volta “speciale” e quanto si sia rafforzata esprimendo, in tutti i campi, qualità e protagonismo – sottolineo anch’io quello femminile - che noi talvolta non abbiamo completamente colto.
Sono stati anzitutto ottanta anni di pace, di apertura europea, di fedeltà ai valori popolari, di progresso, di solidarietà interna e internazionale.
Le difficoltà e i momenti difficili di questa storia – e ben sappiamo che ve ne sono stati - e il loro superamento, sono la testimonianza di una solidità che merita di essere riconosciuta e che ha messo radici.
Repubblica e autonomie e tra esse quelle speciali, sono legate strettamente fra di loro e hanno nutrito e contrassegnato lo sviluppo della democrazia italiana in contrapposizione rispetto al fascismo e in discontinuità rispetto a quelle caratteristiche che l’Italia prefascista presentava.
Le hanno nutrite la partecipazione che fa della nostra Repubblica una nazione non pietrificata, fossilizzata in sé stessa, bensì che si rinnova, aperta al divenire. Lo ricordava il Professor Gentiloni.
Contro il centralismo, contro la dittatura, le genti trentine hanno saputo opporre la loro orgogliosa esperienza di autogoverno, collegandola al futuro del Paese.
Non a caso la nostra Carta usa l’espressione “la Repubblica riconosce” i diritti delle persone, delle formazioni sociali e delle comunità.
Il valore dell’autonomia che oggi celebriamo qui, in questa provincia alpina, è scelta che caratterizza il momento costituente della Repubblica, com’è ben raffigurato dalle prime cinque leggi costituzionali del 1948 che hanno riguardato la Corte costituzionale e le Regioni con autonomia speciale.
La sfiducia che serpeggia tra i cittadini nei confronti della partecipazione democratica, manifestata dalla crescente tendenza all’astensione dal voto, può essere superata attingendo a esempi di autentica abnegazione e di rispetto per le esigenze e le attese dei cittadini.
Come ha detto recentemente Papa Leone, le persone vengono “prima di confini, definizioni, istituzioni”.
È una lezione nota a voi trentini, che avete donato alla Repubblica uno statista come De Gasperi, che ha aperto la strada verso orizzonti nuovi, indicando come si può essere liberi e autonomi in casa propria e liberi e solidali nei confronti di tutti i cittadini della Repubblica.
La democrazia è prima di tutto fiducia nella capacità di sapersi governare. Tra democrazia e autonomia vi è quindi un legame molto stretto.
Come ha efficacemente ricordato il Professor Tognon nella sua relazione, nel cercare con determinazione di risolvere la questione dei confini e delle minoranze, De Gasperi non ha agito con egoismo e tanto meno per spirito di parte, anzi.
Ha agito da uomo che pensava a quel che la Repubblica avrebbe potuto offrire a comunità capaci di autoregolarsi.
Ha agito avendo vissuto il crollo tragico di un impero composto da minoranze nazionali e investendo sulla capacità del nuovo ordinamento repubblicano di riconoscere che le minoranze sono una ricchezza per tutti.
Ha agito contro ogni odiosa politica di discriminazione tra le persone.
Nell’accordo siglato ottanta anni fa, ha chiesto anche a voi, donne e uomini del Trentino, di essere responsabili e garanti di una realtà che aveva tutte le potenzialità per mostrarsi - come è avvenuto - esemplare.
Il Trentino era povero e l’Italia aveva allora ben poco da offrire.
De Gasperi apparteneva a questo popolo, ne conosceva la tempra e ha aperto la strada alla possibilità di costruire con esso un futuro migliore. Siete riusciti a farlo in tanti campi, nell’economia, nella formazione, nella ricerca, per l’ambiente.
Anche nella solidarietà.
La Repubblica vi è riconoscente.
L’Accordo De Gasperi-Gruber obbediva non soltanto a realismo politico, ma puntava sulla fiducia che l’impegno per una sana convivenza avrebbe contribuito a ricreare tra due Repubbliche, quella austriaca e quella italiana, un clima e un rapporto nuovi e soprattutto una collaborazione sul piano europeo.
Così come è avvenuto.
De Gasperi ha operato nella direzione di una Regione ampia, plurale, che fosse garantita nella sua solidità. Una prospettiva che merita di essere sviluppata e valorizzata anche oltre le frontiere, come si sta tentando di fare con l’Euregio.
Condividere obiettivi ambiziosi, sostenersi a vicenda, concretizza quella “Patria europea” che era tanto cara a De Gasperi.
La nozione di frontiera come recinto per “contenere” i propri cittadini gli era del tutto estranea.
Le Regioni frontaliere sono state, e sono consapevoli di essere, luoghi di condivisione, di incontro, e la Repubblica è chiamata a rimuovere ostacoli che impediscano non solo ai singoli ma anche alle comunità di evolvere e sperimentare forme di autogoverno.
L’Europa attraversa sovente momenti di crisi, crisi che non possono trasformarsi – e non si trasformano - in crisi di valori: verrebbe meno la sua ragion d’essere.
Le sfide sono numerose anche oggi, la guerra minaccia la pace che abbiamo così faticosamente conquistato.
Alle generazioni odierne, anche ai più giovani - come avvenne a quella di De Gasperi - è consegnata la responsabilità di costruire i tempi nuovi.
Sono convinto di poter sperare che tutti siano consapevoli della responsabilità che deriva da quell’accordo di ottanta anni fa che ha visto insieme Austria e Italia per un futuro comune che si esprimeva intanto tra il Trentino, l’Alto Adige e il Südtirol.
Del sentiero che venne tracciato da quell’accordo – e coltivato e sviluppato con grande sagacia, con grande successo, con risultati encomiabili, a Trento e a Bolzano - occorre continuare a percorrere la strada, occorre continuare a consolidarlo.
Auguri per questo compito.