Signor Presidente di Romania,
Autorità,
Care imprenditrici e cari imprenditori,
vorrei innanzi tutto ringraziare il Presidente Iohannis per le calorose espressioni che ha avuto nei confronti miei personali e dell'Italia e per l'ospitalità piena di premure riservatami nel corso di questa visita in Romania.
Vorrei ringraziarlo, in particolare, per la sua presenza qui oggi, che testimonia l'attenzione con la quale la Romania - al più alto livello - segue lo sviluppo delle relazioni bilaterali tra i nostri Paesi.
Un apprezzamento va poi all'Ambasciatore Brasioli, che insieme a ICE, Confindustria Romania, Camera di Commercio Italiana per la Romania e SACE, ha organizzato questa occasione di dialogo e confronto sulla collaborazione economico commerciale tra Romania e Italia.
Rivolgo un saluto caloroso a tutti i rappresentanti delle Istituzioni e Autorità romene, presenti qui oggi, e ai tanti imprenditori, romeni e italiani, che animeranno i lavori del forum.
Il significato di questo incontro trascende tuttavia i - pur rilevantissimi - contenuti di carattere economico, commerciale e finanziario che lo contrassegnano.
Le tante, tantissime, imprese italiane che in questi anni sono approdate in Romania, così come la stabile presenza in Italia di una eccezionalmente numerosa comunità romena - la prima fra le collettività straniere - sono il frutto di rapporti profondi e articolati e non soltanto di relazioni basate su investimenti e commercio.
Il legame millenario esistente fra le nostre nazioni denota una compenetrazione fra le nostre società che ha pochi eguali. I nostri popoli hanno saputo trovare, ciascuno nel territorio dell'altro, la possibilità di sviluppare la propria vita - personale e professionale - come se si trattasse del proprio stesso Paese.
In questi anni abbiamo assistito ad un costante e virtuoso progredire di questa integrazione.
Vi sono qui, oggi, imprenditori "pionieri", che giunsero in Romania prima o all'indomani della caduta del regime comunista; ve ne sono tra voi altri che hanno alimentato il "miracolo Timisoara", divenuto nel tempo un vero e proprio "caso di studio" sulla nascita e lo sviluppo di un distretto industriale di successo.
Vi sono anche imprenditori e professionisti arrivati negli ultimi anni, sull'onda di un progressivo consolidamento e integrazione del "Sistema Italia" e del "Sistema Romania". Ciò è accaduto grazie alle favorevoli condizioni che questo Paese ha sempre riservato agli investimenti e all'attività delle aziende italiane, oltre che, naturalmente, al vostro coraggio e al vostro spirito imprenditoriale.
Eppure, curiosamente, a lungo si è dibattuto se questo processo dovesse essere considerato un bene, costituito palesemente da una robusta positiva internazionalizzazione delle nostre imprese, oppure un errore, come se si trattasse di una modesta operazione di delocalizzazione industriale alla ricerca di bassi salari.
E' molto significativo notare come la crisi economica di questi anni abbia inciso soltanto relativamente sull'imprenditoria italiana in Romania, a dimostrazione dell'esistenza di un terreno solido, nutrito da relazioni profonde, sul quale è naturale che si sviluppino nuove opportunità.
E' lo stesso terreno che, con un'analogia virtuosa e positiva fa registrare in Italia una sempre più profonda integrazione della comunità romena, che ha superato abbondantemente il milione di persone e che è sempre più portatrice di una imprenditoria viva, basata sull'azienda individuale, in linea con la tradizione italiana e le caratteristiche del "fare impresa" nel nostro Paese.
L'esperienza suggerisce che si tratta di un percorso, inevitabile e positivo, in cui la capacità di andare oltre le frontiere nazionali costituisce veicolo di ricchezza e sviluppo creati con questo impegno.
Tutti sappiamo quanto siano straordinari i "numeri" del rapporto tra Romania e Italia.
Lo sapete voi meglio di chiunque altro perché ne siete, quotidianamente, artefici, insieme ai tanti cittadini romeni che vivono e lavorano in Italia.
Più di 13 miliardi di interscambio, più di 20.000 aziende italiane attive qui in Romania, più di 60.000 piccoli imprenditori romeni in Italia.
Un elenco che potrebbe continuare a lungo e che non ci comunica soltanto la solidità economica, commerciale e finanziaria di questo rapporto, ma ci fa, soprattutto, riflettere sulla sua dimensione d'integrazione, su quanto i nostri Paesi siano, in profondità, vicini e quasi simbiotici.
Si tratta di un patrimonio straordinario, che la dimensione politica dell'ingresso della Romania nella NATO e nell'Unione Europea non ha fatto altro che consolidare all'interno della stessa comunità di valori, in un periodo di tempo decisamente breve.
Signor Presidente,
Signore e Signori,
questa situazione, così positiva fra i nostri due Paesi, conduce a alcune considerazioni di ordine generale sull'Europa e sul percorso di integrazione fra i popoli del nostro Continente.
La profondità della relazione che intercorre tra Romania e Italia, infatti, è basata prima di tutto su ciò che voi stessi avete saputo creare: legami personali, talvolta anche familiari, che fanno in modo che cittadini romeni e cittadini italiani si sentano egualmente "a casa" in entrambi i Paesi.
In sostanza una cultura condivisa.
Questa situazione è frutto del "diritto di stabilimento", principio cardine dell'Unione, che nei rapporti fra i nostri Paesi ha trovato una delle sue più feconde declinazioni in Europa.
E' infatti proprio questo intrecciarsi, divenuto felicemente inestricabile, di relazioni personali e professionali, che contribuisce a far emergere un vero e proprio "demos" europeo.
Un "demos" nel quale - nel rispetto di identità, specificità e tradizioni - i vari popoli europei hanno sperimentato un amalgama crescente.
Questo processo, continuo e silenzioso, ha prodotto risultati concreti e visibili in fatto di tutela di diritti, di sensibilità, in fatto di modi di condurre la propria vita, che costituiscono un patrimonio comune e indivisibile della nostra Unione.
Il processo di integrazione continentale nasce per abbattere distanze, rendere più vicine le persone, garantendo a ogni europeo, ovunque egli risieda, di condurre la propria vita con diritti, doveri e tutele avanzati, comuni e difesi - insieme - al di fuori dei propri confini nazionali e di quelli dell'Unione Europea.
Italia e Romania costituiscono, a questi riguardi, un esempio concreto della strada che l'Europa ha compiuto e dalla quale nessuna persona di buon senso può immaginare di tornare indietro.
La volontà di rimuovere le barriere tra persone è alla base del sostegno che l'Italia ha sempre assicurato alla aspirazione di Bucarest di completare il percorso di integrazione europea, attraverso la sua piena partecipazione al sistema Schengen.
La seconda considerazione che vorrei fare riguarda le difficoltà che l'Europa sta incontrando in questo periodo. Da una parte, infatti, abbiamo raggiunto, nella nostra Unione, punte altissime di integrazione. Dall'altra si moltiplicano i segnali di disagio e incomprensione rispetto al suo funzionamento da parte di cittadini che stentano a ricordare quanti e quali siano, per loro, i reali benefici dell'unità europea, benefici già acquisiti, e qui talvolta poco avvertiti, ma sempre a rischio senza il progressivo e completo consolidamento dell'Unione.
Non possiamo dunque limitarci a spiegare alle nuove generazioni quanto fosse innaturale la divisione dell'Europa, quanto dolorosi siano stati secoli di contrapposizioni, i due conflitti mondiali e come il percorso di progressiva integrazione continentale abbia consentito a questa nostra Europa di vivere in pace e crescente benessere il periodo più lungo della sua storia.
L'appello alla memoria è fondamentale, e va nutrito di contenuti attuali, che facciano sentire l'Europa capace di rispondere alle sfide dell'oggi.
Lo stadio di integrazione che abbiamo raggiunto ha bisogno, per tornare nel cuore degli europei, di Istituzioni politiche comuni e identificabili dai cittadini, in grado di dare risposte individuali e collettive ai problemi reali, e molto gravosi, con i quali la società europea si confronta in questa stagione.
Il fluire della sovranità dagli Stati membri all'Unione in molti settori non si è completato in maniera soddisfacente e l'Unione, anche per questo, non appare ancora oggi pronta a rispondere in maniera efficace a tanti bisogni dei nostri cittadini.
Siamo semplicemente di fronte a un bivio. Possiamo fuggire dalla realtà, girare la testa indietro verso un antistorico tentativo di recupero, da parte degli Stati, di sovranità, in realtà soltanto apparente, rinunciando, in tal modo, alle tante conquiste di questi anni.
Possiamo, invece, dall'altra parte tenere lo sguardo rivolto verso il futuro, verso il naturale completamento della nostra Unione, che passa attraverso Istituzioni comuni, con il rafforzamento di quelle esistenti e la creazione di nuove, così da poter di dare ai nostri cittadini le risposte che meritano in questo periodo.
L'Europa è certamente un "cantiere aperto", per certi versi un cantiere permanente, ma è un cantiere che va sempre più perfezionato.
Italia - e credo di poter dire Romania - sono fra le nazioni che certamente intendono contribuire in positivo a un cantiere destinato al completamento, quali che siano legittime diverse decisioni di altre capitali.
Tutti voi sapete cosa è necessario fare, specialmente in campo economico.
Completare l'Unione bancaria, con un meccanismo comune di tutela e sviluppare un sistema di assicurazione contro la disoccupazione, proseguire con decisione sul piano della realizzazione di infrastrutture di respiro continentale, costituiscono, ad esempio, proposte che vanno in questa direzione, che aumentano le salvaguardie per i singoli, che rafforzano la rete sociale, che consolidano l'idea di un'Europa che non lascia soli i propri cittadini e che, anzi, li chiama sempre più a partecipare alle scelte.
Sono, queste, idee che l'Italia ha formulato e continua a sostenere, perché si inseriscono pienamente in quel solco di convinto europeismo che costituisce una delle sue linee costanti di politica estera lungo tutti i 70 anni della nostra Repubblica - che pochi giorni fa abbiamo festeggiato.
Signor Presidente,
la necessità di risposte è accentuata dalla congiuntura internazionale che attraversiamo e, in particolare, dalla pressione migratoria frutto di un arco di instabilità che va dai confini orientali a quelli meridionali della nostra Unione.
Anche in questo caso l'Unione deve dare risposte: a questa umanità dolente, disposta a tutto per un avvenire migliore; e ai propri cittadini ai quali deve mostrare capacità di saper governare un fenomeno epocale e destinato a durare nel tempo.
Dopo un periodo - troppo lungo - caratterizzato da risposte contingenti, iniziano ad emergere i tratti di una visione strategica, di lungo periodo. Uno sforzo collettivo ha condotto a una drastica riduzione dei flussi sulla "rotta balcanica", mentre nei confronti delle migrazioni provenienti dal Continente africano si comincia a delineare un quadro di riferimento, anche grazie al contributo offerto dall'Italia attraverso il "Migration Compact".
Quali che siano le politiche che, alla fine di questo processo, l'Unione adotterà, è importante che si mantenga fermo un punto: questo fenomeno va affrontato in tutte le sue dimensioni all'interno di un quadro di riferimento coerente, all'altezza dei diritti e dei valori che abbiamo sviluppato e non dimenticando mai, nemmeno per un istante, che i migranti sono persone, la cui vita e dignità vanno, in ogni momento, tutelate.
Rimuovere le cause dei grandi flussi migratori dove essi hanno origine, lavorare più da vicino con i Paesi di origine e transito, per favorirne lo sviluppo e domandare collaborazione nella gestione del fenomeno migratorio, rappresentano punti essenziali sui quali è necessario lavorare da subito.
Punti sui quali l'Unione dovrà dimostrare di avere la capacità di impostare una politica estera e di sicurezza coerente e univoca che sappia essere all'altezza dei valori e delle aspirazioni che sono parte integrante della storia di questa nostra Europa.
Signor Presidente,
Cari amiche e amici, romeni e italiani,
questi temi sono soltanto in apparenza lontani dalle ragioni che ci hanno portato qui oggi, perché Romania e Italia costituiscono, in Europa, un esempio.
Il livello di integrazione straordinario delle nostre società dimostra la fattibilità e può rendere concreto quel "salto di qualità" nella nostra Unione che sentiamo urgente e necessario.
L'imprenditoria italiana in Romania e la comunità romena in Italia sapranno, ne sono certo, favorire questo passaggio, agendo con coraggio e responsabilità e cogliendo le tante opportunità che, nonostante le difficoltà, si presentano in un momento storico complesso come quello che stiamo vivendo.
E' con questo auspicio che, ringraziandovi ancora una volta, saluto il Presidente di Romania e i partecipanti al Forum, formulando a tutti calorosi auguri di buon lavoro.